apologia
del nuòvo metodo
DI GUARIRE
la sciatica nervosa
COLL’ USTIONE AL PIEDE;
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apologia
del nuovo metodo
DI GUARIRE
LA SCIATICA NERVOSA
COLL’ USTIONE AL PIEDE;
O SIA
IL MEDICO GIUSEPPE PETRINI
vendicato dalle accuse
DI D. GIUSEPPE LIBERATORE
Cattedrante di Anatomìa , Chimica »
e Medicina C/c. ^c. tJc.
alla stamperia di GIOACCHINO PUCClNiLH
al SS. Salvatore delle Copelle .
Con licentfa de' Superiori-
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I ,
c I
Eadcm cascitas ejt & vero faìfitatìt^Ù mendacio verhatìs
nonien iniponere .
Laélanc.
Omnium Artium Medicina nobifijffìma , Verum
propter eorum qui eam exercent ignorantiam , eorum-
que qui temere de bis judicant t omnibus artìhus y
jam longe inferior habetur . cujus erroris ijìa mihi
potìjjimum ejfe Cauffa videtur , quod soli Arti Medi-
cce nulla in Urbibus , praterquani ignominice , prce-
finita eft pcena y quce eos qui ex ea conjtant rni-
nimè attingit . Hi tragcedìarum Aubtoribus maxime
flmiles videntur ; quernadmodum enim illi figuram
quìdem, habitum acpersonam eorum, quos refe rune
habent , UH ipfi auiem vere non sunti Sic & Medici
fama quidem & nomine multi , re autem & opere
valde pauci .
Hippocratis Lex.
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V
SIGVOI^,
don GIOVANNI VIVENZIO
C/lVALIERE DEL REGALE £ MILITARE
ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO
Primo AMico delle LL.M.M., Direttore de' Regali Militari
Spedali delle Sicilie,e delle Pubbliche Cattedre di Medicina,
Prattica , Chirurgia , Ojtetricia , Anatomia , e Fifica
sperimentale , e Protomedico Generale del Regno:
Membro dell’Accademia Imperiale delle Scienze di
Pietroburgo, delle Società Regali di Medicina
di Parigi , c Patriottica di Milano ,
' de’ Speculatori di Lecce &c.3cc.
OlUSEPPlF: PETRINI.
Ella vada ed indetermina-
ta sfera dell’ Umano Ikpe-
re 3 la Medicina fralle altre Scienze fu
quella , che o per la natura de’ fuoi
principi 5 o per l’ innato genio di pia-
tire de’ ProfelTori lòggiacquc in ogni
2 tera-
vi
tempo alle fue rivoluzioni . Quindi
frequenti furon le brighe 5 perenni le ga-
re, di cui rifuonaron le Accademie, i
Licèi, e le private calè ancor degl’ In-
fermi .
A diffinir contefe siffatte non ha
la Legislazione fidato alcun fifkma, non
ha la polizìa de’ Regni ftabiiito alcun
Magidrato . E per tal mancanza , non
fenza ragione, fi querela il di vin Vec-
chio di Coo 5 che fin da’ fuoi tempi
vedevafi la nobil fua Profefsione deca-
duta e negletta .
S’ egli è così , quale sarà nella pre-
fente mia gara il Foro Competente?
Chi il mio Giudice ? Nelle brighe del-
le Arti non vi è Giudice più imparzia-
le che un Maeftro delle Arti - Or le que-
fi:o è vero, non farà poi Irragionevole la
mia rifoluziouc di eriggere per mio Fo-
ro , e per Giudice mio la ragguardevole
Vofira Perlona ? Le onorevoli Cariche,
nelle quali degnamente fiete occupato
non
v/i
non vi diflinguon forfè per Macftro,
c Mecenate dell’ Arte Salutare ?
A voi dunque illuftre Figlio d’ Ip-
pocrate , a Voi ricorro , A Voi sì , che
fìete della Medica Repubblica Membro
benemerito. Siate Voi nell’ attuale coli-
tela il Giudice mio , 11 vollro alto fapc-
re imploro : alla voftra l'ublimc intelli-
genza umilio , c confacro quelli miei
fogli . Alla voftra làvia giudicatura pie-
gherò la fronte . Diffinìte dunque , giu-
dicate , decidete . E trovando Voi che
il mio Metodo non fta riprendevolc
cd erroneo , autorizzatelo coll’onorevo-
le Oracolo ed approvazion Voftra. Fa-
temi, deh fatemi voi giuftizia : pronta
io l’attendo.
VeruM agite : huìc^quìfe vobìs credere mavuìt-i
Caram ferte brevem.
ì
PRE^
Vili
PREFJZIONEi
Gni età 5 ogni clima ebbeì
Tuoi Ariftarchi , ed il feco-
lo noftro par che non né
fia meno fecondo . Intenti
elTì mai fcmprc a guardar
più le altrui , che le proprie cofe, fi pren-
dono il piacere di riprendere la condotta
più lodevole , i fatti più commendabili
deirUom fociale. Nè la non curanza di
Zenone, nè gli amichevoli tratti di Pila-
dc , e di Orefte han forza di allontanar-
ne i morii , ed i latrati .
Io fon della Repubblica un membro in-
felice. Ma pure fcnza gia'ttanzia dir pollo
di aver dalla Natura fonìto un genio , ed
Un carattere docile, e tollerante. Sarà que-
lla forfè una millanterìa ? Almeno tutti
que' che mi onorano , mi fanno quella
giudizia . Io lo provo in me fteffo : Sen*
to nell’ animo mio urta forza fegreta , ché
dolcemente mi tira ad amar tutti > e rifpet-
tare ognuno, e non offendere chicchefia.
Col capitale di un’ indole così fatta po-
teva
teva foffe lo diVenir Toggetfo del furore
de rabbiofi Archilochi ? Se chi non fa mal e
inai non fi afpetta , io mi credeva ficuro
delle loro lingue mordaci . Eppur non ho
potuto difendermi dagl* inftdti di un Me-
dico Cenfore , che ha fonato , come Tuoi
dirfi j a campane doppie de’ fatti miei, e
di cui fono ftato vittima , e berfaglio . II
Ciel lo benedica j e gli dia le buone Ca-
Icnde . Eccone in ifcorcio la Storia fedele .
JJ Cattedrante dì Anatomìa , Chimica-^
e Medicina Giufeppe Liberatore nato
a cofe fublimi , ed a voli eccelfi , ftiman-
do angiifto Teatro alle fue glorie il patrio
fuolo , venne in quefta Città dell’ Aquila
a far moftra de’ fuoi talenti . Colla van-
taggiofà prevenzione di effere il folo veg-
gente in terra fin dal primo momento del
fuo arrivo, fi diè l’aria di un fecondo Ip-
pocrate. Tal’ era forfè, qual ei fi fpac-
ciava ? Io non ardifeo toccar quefta cor-
da.
Non contento egli di grandeggiar fugli
altri j fpiegando il volo del fuo fpirito ,’
fi lufingò di avere il dritto di potere im-
5 pi'ne-
X
punemente oltraggiar tutti Invafato
quindi da tal* eftro non indugiò di far
fervire tutti gli altri ProfelTori di zira-
bello a’ Tuoi motteggi , fino ad infamar-
gli ’col frizzante gergo di vili InfcttK
Ecco ove giunge l’orgoglio di chi perde
di veduta fé fteflo.
Fra tutti quell’ infetti però io fui quel-
lo j che più meritai di fififare i fuoi fguar-
di 5 e contro di cui Ei fi pofe all’armato.
A farla breve Ei fi dichiarò mio Rivale
fenza ragione di elTerlo > intimandomi a
vifiera calata la guerra .
Mi smarrii forfè di pugnar con Emolo
così gigante ? No . Io fon di una tempe-
ra lavorata alla fucina de’ Stoici . Mi ar-
mai dunque alla lizza ? Nè tampoco •
Adoperai altre armi . Mi feci una premu-
ra di acquifiarne con graziofi uffizj l’ami-
cizia ; ma indarno . Io umile j Ei fafiofo .
Io oflequiofo j Ei ributtante. Io vago del-
la fua grazia ; ed Ei faldo nella fua auto-
rità Dittatoria di non voler nè punto > nè
poco pace 5 o tregua con me; Potea io av-
vilir più oltre il fullìego di ProfelTore con
xi
un’ altro Prordfore ? Ciò non ottante quc-
fte obbliganti maniere lo fecero divenir
peggiore. E quindi precipitofamente Ei
fi dichiarò per Cinico cenforf di ogni
mia Medica Cura fino ad aizzar gl’ infer»
mi miei a ribellarfi > e gridare contro la
mia condotta .
Cento fono ttati gl’intrecci da lui formati
in cui il decoro , e la riputazion mia è
ttata al cimento . Ma più pericolofo > e
fatale fu alla mia libertà l’ ultimo affalto .
Gioverà premetterne in poche lince la
ftoria come quella , che fa 1’ oggetto di
quefta memoria . Fra ’l numero degl’intri*
ghi noti anche ai putti di quetta Città fa»
rebbero degni di eterna memoria il Cafo
del fu Barone D. Muzio Branconj , e ’l fata-
le avvenimento del P. Maeftro Nicola Co-
mito Priore in quefto ragguardevolè Moni*
fiero degli Agottiniani . Le due Storie fa-
rebbero ittruttive per la Medica Gioventùj
ma la carità che devo al mio Prottìmo mi
obbliga»» a trafandirne il racconto .
D. Antonio Ricci Uffiziale della nuova
milizia Urbana a languendo fotto Tinfulto
*6 di
XII
di una Sciatica nervofa tibiale ricorfe al
valore del Cattedrante per impetrarne
la guarigione. Quelli tentò , e pratticò
quant’ Ei fapeva. Ma il male alla forza de*
fuoi rimedj fi mollrò più ollinato che mai.
Quindi r infermo fu configliato a fubire
la unione al piede.
Io fui chiamato a quell* Atto . Lo difim-
pegnai 5 e felice ne fu l’evento . L’infermo
n* efultò , e nel giro di due fettimanene
rifentì con profitto gli effetti . Ma il male
tornò poi colla primiera ferocia ad incru-
delire . Quello cangiamento di fcena j fu
l’aufpicio de* miei difaltri : e ballò quell*
infaudo momento a decidere di mia ven»
tura . Ne tripudiò il Cattedrante 5 c can-
tonne il trionfo. Imperciocché abulàndoli
allora della credulità dell* Uffiziale, feppe
ammaliarlo ) ed invelarlo del panico ti-
more 5 che l’Epoca della ullione era (lata
ferale alla fua vita 5 che con quel ferro
rovente io ‘ mi era fatto reo ed Autore
della di lui rovina , e che Ei per l’offefa
de’ tendini farebbe rim allo eternamente
monco ) e nella inazione del piede .
Xlll
Colpito 5 come da un fulmine , da qne-
fto filfo fpaventofo vaticinio il llicci 5 che
non fece jche ncn di(Te ? Smaniò, fremè ,
urlò tino al firmamento : minacciò llragi ,
e vendetta . E di fatto , ficcome il pru-
dente Medico nommai ccflfava di rammen-
tare al fuo Infermo i gravi danni da me
inferitigli, così quelli a capo ancor di più
mcfi meco incontrandofi a cafo , pieno di
llizza, e con aria infunante , mi provo-
cò a fegno , che mi vidi confinato nella
involontaria necelfità di ricorrere all’ afilo
degli opprellì , dico al Tribunal di Mili-
zia, Da qi^llo dunque implorai la vene-
randa autorità per ifmafchcrar la Cabala,
e rimpoftura. e per vendicare il mio a
torto calunniato decoro.
.Si predò a farmi giuflizia il Magidrato
a cui fon debitore della ricuperata mia
tranquillità . Obbligò il Ricci ad efporfi
alla Ricognizione ed al Giudizio di altri
più illuminati Profefiori . Furono a qued*
uopo prefcclti quattro infigni Maedri di
Medicina, e Chirurgia , i quali coll’adl-
denza del Segretario del Tribunale pro-
cede-
xiv
cedettero al grand’ Atto fra la calca di
mona gente fpettatrice . Intervennero
come principali il Ricci ,ed il Cattedrante.
Quegli a dar ragione del fatto-, quelli del
diritto-
CuriofilTlma feena ! Il primo non indu-
giò ad ufeir d’ inganno. Convinto di fàl-
fità il fecondo (chi ’l crederebbe*) con-
fefsò il Tuo fallo rammentandofi di quel
favio detto di Tullio : Cujufvis homtnh
e fi errare nullìas nìsi ìmìpìenth per'»
fcDerare in errore . Ma quella fua reli*
pifeenza fu momentanea , e di nuda ap-
parenza. Imperciocché dovendo Egli ri-
ferire il fuo fentimento al Tribunale non
Teppe tenerfi ne’ gangheri . Cangiò af-
petto c linguaggio: diè fiato a mille frot-
tole, e sfoderò una Cicalata piena di ar-
zigogoli, c fanfaluche . E quella appunto è
quella,acui è diretta la prefente Apologia.
Ecco la Catallrofe de’ cafi miei (i). Io
fon nemico di piati . Ed il gran Vecchio
di
(i) Legganfi tutte le Carte a queft’ uopo formate,
che per ifchiarimento de’ fatti faranno riportate
in fine di quefto Opufcolo .
XV
di Coo ne ricorda a’ Medici 1 ’ abborri-
mento per non erporfi al dirprczzo del
VoJgrt (i) . Memore di quello precet-
to fono llato lungamente irrefoluto ,
fe impugnar dovea la penna , o lafciar
fepolto Tavvenimcnto nel blenzio , e nell’
obblivione . Lungo è (lato il conflitto .
Ma vinto ha in me l’amore j ha trionfa-
tala palTionc e la tenerezza , che nudro,
cnudrirò mai Tempre per un rimedio 5 di
cui mi fo un piacere ed una gloria di efler
Padre adottivo, per un rimedio tanto a
me più caro , quanto più al Cattedrante
odiofo . E con qual’ Animo potea lafciar-
lo in abbandono tra le Unghie di un’ Ari-
flarco ? Ecco il motivo , per cui ho do-
vuto rompere il filofofico mio contegno.
Avrei altramente mancato ai doveri di
Natura , a^li uffizj di gratitudine , agli
obblighi contratti colla Medica Repubbli-
ca 5 predo di cui l’ho pollo in voga .
Troppo m’interelTa un rimedio, di cui fo
per prova la virtù , l’efhcacia , il valore .
Un rimedio, ch’elfer debbe il più ficuro
follie-
(i) H/pp. ic Vi£ì. in morb. ^cut.
xvi
follievo de’ langiienti noftrì fimill merita
elTer da me foccorfo , difefo , e^arantito.
Crederà forfè alcuno , che io condir vo-
glia quelli fogli col fale di Orazio, coll*
aceto di Lucilio , o col fiele di Aretino ,
Il ciel mi guardi dalla vendetta. Mi fer-
virò delle (ole armi della Ragione ' /Re*
fpignerò dunque le Carte colle Carte :
confuterò l’accufi fenza infultar i’ Accula*
tore : combatterò gli Argomenti del Cai»
tedrmtc -i fai va fempre la di lui Perfbna*
che io venero , c ftimo . Avrò in lomma
fempre a cuore il ricordo di Agoftino:
Errar verhaie^ livar charìlate pellendus •
In quefte Carte , che tumultuariamen-
te a polfo corrente io ferivo, farò l’anali-
fi di quanto'!* ingegnofo Emolo ha parto-
rito contro la mia Ultione, emetterò al
miglior punto di veduta tutto l’occorren-
te . E per camminar con ordine , e chia-
rezza, diftribuirò le mie rifleffioni in tre
Capi . Nel primo mi tratterrò a ^dimo-
firare le fallacie del Eatto ; Paflerò nel fe-
condo ad analizzare i fofifmi , e gli erro-
ri del Giudizio 3 e con fufficiente nume-
ro
ro di ofTervazioni farò vedere nel terzo
Capo lafemplicità 5 Tinnocenza 5 ed il va-
lore del me di guarire la Sciatica col-
la unione al piede .
Riufcirò forfè nello -fpofato impegno ?
Decideranno i favj . Frattanto io vò lu-
fjngarmi venirne a capo traendo forza dal-
la mia debolezza . Almeno, fe altro non
potrò ottenere, fperar voglio , che gli ono-
rati Pr cfeflbri , penetrati da giudi ragio-
nevoli fentimenti fulle mie circodanze, vor-
ranno intereffarfi , e degnarmi del loro
compatimento .
i
xvm
IMPRIMATUR
Si videbitur ReverendifTlmo Patri S.Palatii
Apoftolici Magift.
f. X. P a/s tiri Archìcp. Lari/se n,
Vìcefgercns .
\kJid<k^ì^
APPROVAZIONI.
tì ■Ò io fottofcritto per commiffione del Vcnera-
tìlTirno , c Rmo P. Mamachj Macftro del Sagro Pa-
lazzo Apoftolico letto lApologta ufcita dalla penna
del chiariffimo Profcfsore di Medicina Sig. Giufeppc
Petrini in difefa del 'Nuovo Metodo &c. , e nulla vi
ho trovato , che offender poffa la S. Religione Cat-
tolica , i buoni coflumi , e la Maellà de’ Principi.
Ho bensì in quella ammirato la proprietà , e l’e-
nergia dello ftile necefsario da ufarh ne i Gufi in
cui, affine di vendicare la verità , conviene viril-
mente diffipare gli equivoci, che tendono ad ofcu-
rarla. Sembrami, che l’Autore già benemerito del-
la Medica Repubblica per averla arricchita con la
nuova fcoperta deirUllionc al piede in una fpecic
di Sciatica &c. , rifcuo'terà nuovi applaufi per avere
intrepidamente garantito quel metodo da ogni op-
poftagli Cenfura , e per averlo confermato con al-
tre ofservazioni : Io certamente protetto di cfsergli
molto obbligato , per avere colla fcorta del fuo Me-
todo
xlx
lodo , adattato con felice riufcita-l* Uftione uclU Pal-
ma della mano delira tra il Pollice , e I’ Indice in una
Giov^ane, la quale gemendo gii da un pezzo fotto
iParolìfmi Epilettici ribelli a d ogni rimedio ,fentiva
dall* indicato fito inforgere una fenfazione ingrata
di torpore > che in un momento fcrpeggiando fu per
il braccio dell* iftcfso Iato , propagavafì fino al Cer-
vello , e quindi la gettava in Epilcfia . Perlochè Stc,
Quello di 34. Febraro 1787.
FI^ ytT^lCESCO MOn,yt Medico di Collegio ,
Vrimorio deli ^rcifpedale di S. Spìrito &c.
T •
I j Apologia, che il Medico Sig.Giufcppe Pctrini,
fa del Nuovo Metodo di guarire la Sciatica è fiata
da me per ordine del Riti ) Padre Maeftro del Sa-
gro Palazzo letta attentamente, e non vi ho trova-
to nulla contrario a’ Dommi della Fede , o difdi-
cente a' buoni coftumi . I detti fentenzioll c pu-
gnenti , di cui , è a quando quando afpcrfa 1’ opera
con leggiadria e vivezza , non offendono punto la
carità fraterna j la quale ottimamente fi mantiene
fra’ Letterati , anche quando argutamente fi pun-
gono ; maflìmamente fe ciò fia fatto ad unico og-
getto di fare colla leggiadria e vivezza dello ftilc
maggior onore al vero , c renderne per tal modo
r Avverfario piu facilmente convìnto ; non mai per
ifpirito di vendetta , ed in modo da pregiudicarne
r efiimazione . La quale moderazione cfsendo fiata
ferbata nella fua Apologia dal chiarifiimo Autore ,
giu-
XX
giudico cOfere efsa degna , che fu fatta pubblica
colla ftampa.
Dalla Minerva li 4. Marzo 1787.
F. C^/^LO ymCEVZO Traffxno de' Tredicàtwi
Maejìro ìnTeologU e Cattedratico Cafandtenfe.
IMPRIMATUR
Fr. Thomas Maria Mamachius Ord>Prxd<
S. Pai. Apoftol, Magiller ,
I
apologia
del nuovo metodo
DI GUARIRE
LA SCIATICA NERVOSA
i COLL' USTIONE AL PIEDE.
CAPITOLO I.
Si dimostrano le Fallacie nel Vattol
Er non deviare dal fissato siftema >
eccomi all’efamc del Fatto. Non
è però mio difegno di farne ma-
teria di lunghe difeuffioni. Io ne
limiterò T indagine a que* foli Ar-
ticoli , che più colpifcono l’ attenzione di tutti gli
Amanti del vero. £ perchè non fi cada in qualche
equivoco , io farò fervir di guida il Tefio originale,
che premetterò coll’ordine de’ paragrafi ; pallerò
quindi a produrre le mie critiche oflcrvazioni ; Ecco
com’Egli comincia .
F ^ T T 0,
§. I.
• *AÌntonio I{iecì alfiere nella Milizia Trovincìale dì
temperamento colerico- sanguìneo pletorìco-succìpieno,di
età in circa ^Q.anni dietro infezione celtica fu nel Verno
A dell'.
s
deiranno fcorfo attaccato nel àeflro femore da Sciatica
nervea poflerìore. 'Non curato perfettamente , con-
trajfe nuova gonorrea virulenta nell'Ottobre deJl'^nno
tnedefmo. Nel Novembre crebbe la Sciatica di gran
lunga più fiera dell'altra . Dal primo fladio fe celerà-
niente pajjaggio al fecondo. Tutti gli efficaci ajuti prò-
pofti dal tanto celebre Signor Cotunnio non apportarono
anche replicati , che leggieri alleviamenti di brevì$-
ma durata. Venti unzioni Mercuriali inventi giorni
appena di un grado feemarono il Malore .
a. Con tanta grazia non diè mai principio Cicero-
ne ad alcuna delle fue Aringhe fu’roflri . Qtieft’aper-
tura di Scena è veramente bella , e graziofa . Il Per-
fonaggio n’c il Signor Ricci, che peraltro è il pro-
tagoniila dell’opera . Ei ci vicn rapprefentato di tem-
peramento Colerico fanguigno-pletorico fuccipieno . Oh
che mifcela di temperamenti ! Oh che catalogo di pre-
dicati per caratterizzare il Soggetto ! da Maeftro. Dal-
le Unghie fi conofee il Leone . E da quelli primi trat-
ti di penna fa conofeerfi di qual fetta fia il Cattedran-
te . Egli è Pittagofico. Perchè amante de’numeri.
Ma pure al numero di tanti Epiteti aggomitolati unir
non Teppe l’altro di atrabilare , che forfè per compire
il numero avrebbe con più ragion furrogato all* efo-
tico predicato di pletorico-fanguigno . Lo sbaglio è in-
nocente , e forfè anche un’effetto di quell’aftrazione ,
a cui foggiacciono gli Uomini grandi. Se cosi è, comin-
cia bene -
3. Ma ecco il primo colpo , che tira. Non curato
perfettamente l' Infermo . Come , quando , da chi
non
non fu perfettamente curato ? La voce curare è fino-
nimokdi medicare; e suona lo (le fio , che apprellarc
fecondo le leggi dell’arte i rimedi perla guarigione.
Dunque ly tm curato perfettamente qual idea potrà
dellarc in uno fpirito Ragionatore ? Io non so fe quel-
la particella negativa lia coerente airaggettivo, o re-
lativa , ed inerente all’avverbio . La cofa pute di pro-
blema grammaticale ; ed io non voglio nè punto , nè
poco impacciarmene , lafciandone a’ Pedanti » ed a’
putti di Scuola l’interpretazione . Dico foltanto, che
non curato perfettamente è una bella Sinonimia di
malamente curato . Ahrimente dir dovcafi non
perfettamente guarito. Q;iello è, un complimento
diretto al primo Medico della Cura j come fe non a-
vell'e faputo foddisfare a’ doveri della perfetta mede-
la. Grazie al Cielo io non fui quello, E pure l’antico
Medico Curante tanto sorpaifa in prudenza c valore
il Cattedrante j
Sluantum lenta virent inter vìrgulta Cupreffi .
Or fe quel Medico , che gode piutcoilo la grazia del
Signor Lioeratore è cosi trattato , che ne farà di me ?
Ah ! che Meifer Dante mi va fufurrando all'orecchio,
cheiofonoal prefente
Nave fenza Nocchiero in gran tempefia .
4. Sarà poi vero , che = tutti gli rjficaci ajuti prò-
pofli dal tanto celebre Signor Cotunnio non apportarono
anche replicati , che leggieri alleviamenti di brevijji-
tna durata } Io non fon Pirronilla , ma pur dubito ,
che il Metodo del Signor Cotugno non fia (lato fedel-
mente efeguito . Dovrà poi crederli , che venti un-
A 2 zio-
4
ziont mercuriali in •venti giorni appena di un grado fce-
filarono il dolore ? Con fua buona pace io no ’l credo •
£ quella mia incredulità non è miga figlia dello Scetti-
cifmo: ella ha il fo (legno del fatto e dell'autorità.
Due fmcere lingue parlanti negano quelli leggieri al-
leviamenti , e quello grado decrefcente di dolore.
Perdoni . Ei non è un Vilìonarlo ; nè fon io , che
parlo. E’ lo ftelTo Signor Kicci, è il fuo Chirurgo
Affiliente (a) . Io però non polTo non credere alla lo-
ro negativa ; e più della loro autorità mi fa pefo la ra-
gione. Ella è una verità, che i più attivi rimedi agi-
scono gradatamente ne’mali, fpezialmente Cronici,
ed abituati. Or fe l'intraprefo Metodo avelie appor-
tato il pretefo grado di follievo , perchè Domine
perchè fofpcnderlo, e non profeguirne la pratica.^
Perchè ricorrere all’ullione, fe dietro a que'leggieri al-
leviamenti potea da’medefimi efficaci ajuti rperarli la
compiuta guarigione ? L’argomento è perfuafivo , e
convincente .
5. Ma inoltrando Io fguardo nella lettera del Tcflo,
io lo feorgo implicante , e contradittorio . Si qualifi-
cano per g/j ajuti propolli dal chiarillimo Si-
gnor Cotogno : c poi fi nega ad elfi l’clTetto ? fcffica-
ci , e fenza efficacia ? Sono due pofitivi > che implica-
no contradizione . E chi potrà intendere queft’ofcuro
linguaggio? Ma pur l’intendo . Sono efficaci g\\ ajuti
propofii del Signor Gotugno fe regolati da prudente
mano Madira , inefficaci, fe fenza preparativi» fenza
riser-
(«) Leggafi Tattcflato del Sig. Barone in fine .
5
riferba, e fuor di tempo adoperiti . E come, diami-
ne, comcpotea profittarne un Infermo di temperi*
mento Colerico-siHgnigno-pletorico fuccìpìeno , fenza
eilerfi preparato alla Cura efficace dall’ applicazione
dc’Vefcicanti incominciata ? Il Signor Gotugno fé ne
farebbe una rifata a cachinni . E tutti i più efficaci aiu-
ti dell’arte cosi praticati riufeiranno Tempre inoperofi ,
c fenza profitto . Ma palliamo a fentirc il fuono di ul-
teriori sparate .
5. II.
T
-*■ Zfttavìa camminava , ma zoppicone . T^ojato ,
soggiacque all'abbruciamento , che ‘1 Cernfico D, Giu-
seppe Vetrini e feguì con ferro infuocato /opra al mezzo
delle ultime due dita piccinine , ai fei Gennaro dell’an-
no , che corre per di/lruggere il picciolo ganglio , che
forma ivi il nervo fciutico pofleriore . Il dolore rimafe
quaft eflinto [otto al colpo : ma di li ad una fettimana
fu tutto come prima , anzi non potè più muover fi da let-
to . Dopo venti giorni I infermo credendo guarire., fe-
condo il detto del Cerufico , chiufa la ferita , cadde
per 72 . ore in dolori convulfivi cotanto efacerbati , che
gli occhi eran quafi roffi , il polfo acquiflò carattere di
manifefla convulftone , e ’/ parlare facea temere di deli-
rio. Lofpafmo fi originiva dal luogo bruciato, e sa-
lendo fu pel nervo terminava nella regione fciaiica :
tra quefia ed i lombi fi gonfiò di molto . La gamba fi
contrajfe nel ginocchio : il perimetro della Jura divenuta
abbiosciata , fi mijurò due pollici parigini minore ,
A 3 che
6
che nella ftnìjìra non attaccata , Le dita divennero af-
fatto immobili ifieflinfe uno fcolo [alfe dinoso ne'lati in-
terni de' femori . ^luattro acini di Opto in due giorni i«-
lettati per Clifleri efiinfero la intollerabile ferocia della
Convulftone , e de' dolori : fejfantactnque bagni a calo-
re di fele fecero , che tutta fi efiendeffe la gamba , che
vi rianimajfe la nutrizione , che poteffe poggiarla , di
bel nuovo muoverji da per fe : che le dita ri ac quifi afferò
in buona parte il moto: e tornaffe finalmente lo fcolo
salfedinofo. Venti granelli di Mercurio fublimato cor-
rofitvo prefo fin oggi coll'ufo del Latte , lo fanno di pre-
fente camminare per la Città. Tra'l trocantere del
femore affetto , e le ultime vertebre lombali vi ha gon-
fiore ; il perchè dritto il tronco non può egualmente pog-
giare fu de'femori ; ma del contìnuo rimane chino fui
lato finiflro ,
6 . Il Signor Ricci è tuttavia in ifcena , ma zoppi-
cone . Affé , che quello paragrafo zoppica maledetta-
mente più di lui. Ma veramente camminava zo/>/?Jco-
ne il Sig. Ricci ? Lo dice il relatore . Io però non fon
ufo a mentire. Quindi in fenfo di verità dir poflTo,
che fin dalla prima mia vifita lo trovai confinato im-
mobilmente al Ietto. Ed ei mi dilTc j che da gran
tempo era condannato a quella infelice pofizione . Or
chi de’ due avrà mentito ? Il Medico , o l’Infermo?
Indovinilo Grillo .
7. Quindi a ragion nojato soggiacque all' abbrucia-
mento . Ecco la prima verità. In qual fìto fu difimpe-
gnata l’Operazione? Sopr’ <2/ mezzo delle due dita
piccinine . Ecco la feconda . Qaal però ne fu lo feo-
po.
7
no, e l’oggetto? Ter dìflruzgere il picciolo ganglio,
che forma ivi il nervo sciatico pofleriore.Oli quello poi
no . Falso , fallimmo. Il preteso picciolo ganglio dovèf
Ei non edile , che nella fantada di chi Io foggiò , co -
me la chimera de’ Poeti . Io giuro di non aver mai po-
tuto feontrarne traccia nej Cadaveri , e molto meno
predo i Notomilli per quanti io abbia polverod, o re-
centi Codici fcartabellati . Folle mai codella una nuo-
va feoverta del Cattedrante di sAnatotnia ? Converrà
paOTarne fenza indugio l'avviso alle Accademie di
Parigi , di Londra , di Lovanio . Ah si : al nollro
Cattedrante era riserbato quedo vanto . Il di lui no-
me farà glorioso negli Annali del nollro Secolo , e d
renderà poi predo le future Età immortale. E quello
picciolo ganglio farà ne’ Falli di Medicina onorato col
titolo di Ganglio Liberatoriano . Ne crcpino gl’Invi-
diod .
8. Ma che vuol poi da Me ? Che pretende da un
fuo Ammiratore , che d fa un piacere di cantar le sue
glorie? Che mai pretende col dire , che laullionefu
e.seg\x\t 2 .éz\Cerufìco D. Giuseppe Vetrini} Grazie del
complimento; io fon qnello . Con quello titolo Ei
fórse crede farmi una Catilinaria? E pur mi onora.
Io non fono amante de’ titoli . Sono pur dem un au-
ra vana, una frode di rea invidia fra’ Vivi , ed un dol-
ce fuono , che non fi ode fra gli Ellinti . 11 vero titolo
nasce dalla virtù ; ed è follia fenza di quella farli largo
co’ titoli . Ma Cerufico? Pensa col Volgo chi crede
offenderne un Medico. Un Cerufico è Medico anch’Ef-
fo . Un vero Cerufico illruito nella Scuola d’Ippocra-
A 4 te
s
te deve fapePe qualche cosa df più del Medico . Io non
fono un Entufiada ; parlo colla lingua de’Maeftri dell*
Arte . Chi non fa , che una Scienza più profonda di
Notomia pratica, lo Studio non indifferente delle fa-
lciature , il maneggio , c gli ufi degli Ordigni , ed
altre cento cognizioni fiffatte formano al Profeflfordi
Chirurgia un fopraccarico , di cui va esente chi alla
sola sfera degl’interni malori circoscrive il fuo eserci-
zio ? Non dico parodofTì , non dò corpo all’ombre .
9 . Ma faper vorrei da Lui , se veramente sfornito
mi crede di una medica pergamena fimile alla sua . Ei
s’ inganna , se '1 crede . Io fon Medico a servirlo . Ma
da’ mici primi anni ho debolmente profeffata , ed efer-
citata la Medicina infieme e la Chirurgia ; quella per
debito, quella per genio. Amendue quelle forellc mi
fono fiate egualmente care . Il mio Nome però è regi-
firato nell’ Albo de’ Medici , e non de’ Cerufici . Ei lo
sa il Signor Liberatore. Perchè dunque m’intitoia Ce-
rufico ? Forse perchè non fon Cattedrante di ^nato-
miai Chimica, c Medicina? Noi crederò mai. Una
Cattedra , che fi occupa fenza la folennità del Con-
corso, fenza foldo, e fenza speranza di conseguirlo
non poteva farlo invanire a quello fegno (a). Mi
chia-
(n) Mi rincrescerebbe,
fe qui fi cadefse in qual-
che abbaglio . Quindi per
evirarlo fa d’uopo avver-
tire, che il Signor Libe-
ratore per far vie meglio
rilevare il fuo fapcre ,
cercò di procacciarli una
Nicchia in quello Reai
Collegio, ove ifiruir po-
tefse gratis nella Medici-
na la Gioventù . Ne fece
le più premurose iftanze,
e ne ottenne dal nofiro
So-
chiami forse Ceruftco \ perché mi mancano quc’ fubli-
mi talenti, e quella valla edenfion di fapere , di cui
Egli è fornito? E’ vero . Ma non ogni Medico clTer
drbbe un Galeno. La Natura a me fu madrigna, a
lui fu prodiga , e parziale . Ma certi aborti, e moftrì
di fapienza fono rari al Mondo . E fol di lui dir fì
può, che
Natura il fece , c poi ruppe la (lampa .
Eiperò non dcbbe abusarne, e farne materia dell’al-
trui dileggiamento . E poiché ha creduto firmi onta ,
cdifprezzo col titolo di Ceruftco farà qucdo un luogo
opportuno di un Epifodio per mettere nel fuo lume il
Carattere della rispettabile Chirurgia a gloria di quc’
Medici, che fi dilettano esercitarla .
IO. La Medicina é quel ramo di Fifica sperimenta-
le, onde l’Uomo apprende le leggi per conservarli
nello (lato di Sanità, e falvarfi dal morboso . Al con-
seguimento di un si bel fine tre fono i mezzi la dieta ,
l’ufo de’ rimedi > c l’operazion manuale . Quelle tre
parti unite infieme caratterizzano > e coflituiscono il
Medico : e chi di una di quelle dottrine ignora i Ca-
noni, éun Mediconzolo, un Ciurmadore, un Profef-
fore da Teatro . Or chi non dillingue fra quelle tre fo-
rche la Chirurgia? Ella della Medicina Terapeutica
èia Figlia primogenita; ella èia più antica, perché
la più neceffaria ; la più difficile, perchè la più vada
ed
Sovrano , che Dio feliciti vir non gli dovefse di me-
la grazia • coll’ esprefsa rito all’acquido del soldo,
condizione però , che tal Ecco la Cattedra eh* Ei
fua volontaria fatica ser- occupa .
10
cd ertesa ; la più dilettevole , perchè più evidente , e
ficura (a). Anzi la Chirurgia è talmente lìretta ed
unita all’ altre due parti della Medicina, che può dir-
li come un membro individuo del Corpo , come una
. parte inseparabile dal tutto (b), E quindi a ragione
Wan-Swieten la commenda , perchè ferve di guida,
e di feorta alla cognizione de’ mali interni fc) . E per-
ciò il Sauvages la chiama elementi della Medici-
na (d ) .
li. Qui però non vorrei, che fi prendefTe un
equivoco . Io non intendo , che ogni medico effer
debbe Ccrufico . Altra è la Chirurgia Teoretico pra-
tica, altra è la manuale, cd efficace . Parlo della pri-
ma , non della feconda . Quella in ogni Medico è di
necelfità, quella di libertà . Ognuno per eller Medi-
co dcbb’elTere Gerufico Teorctico prattico , ma non
tutti elfer lo debbono manuale , perchè non tutti han-
no l’intrepidezza di aprire, di bruciare, di recide-
re &c. Non perciò un Medico, che faccia il Cerufi-
co merita elTer proverbiato, e deriso . Anzi merita
tut-
(a) Merita efser letto
full’ espoflo Argomento
il chiariflìmo Cavalier
Brambilla nella sua Ora-
zione inaugurale recita-
ta nella folcnne apertura
della nuova Regia Acca-
demia di Vindobona a No-
vembre dell’Anno feorfo.
(b) Il/ud ante omnes sci-
re convenic , quod omnes
Medicina: partts ita con-
nexat sunt , ut ex tota se-
parali non pojjunt . Cels.
in Praef. lib. V.
(r) Chirurgia summwn
habet usuin ad latentes
morbos in interiorihus Cor-
poris partibus cognoscen-
dos , Ù curandos . . . Coni-
mene: in Boerh. Tom. i.
p. 182.
(d) Nosol. Tom. !•
p. ij8.
II
tutta 11 commendazione , comè quello j che fi fi una
premura di Tocco rre re il fuo fimile colla Medicina in-
fieme , c Chirurgia . Ma chi ha detto al Signor Libera-
tore, che un fol Uomo non poffa amendue quefle
parti della Medicina efercitare? Celso lo smentisce (a).
E quindi a ragione fi querela e grida il de Gorter di
elTerellata con isvantaggio e discredito dell’ Uomo feif-
fa , e smembrata dal suo Corpo la Chirurgia, ed all’
arbitrio de’ foli manuali affilata ( 6 ) . E pur rammen-
tar fi dovrebbe , che non più antica del XIII. Secolo
è l’Epoca di quello smembramento . Avvenne allorché
nel IV. Lateranense Concilio fotto il Pontefice Inno*
cenzo IV. fu a Chierici ProfèlTori inibito l’uso del fer-
ro , e del fuoco (0 .
(a) Ego eunulem quì-
TÌem hominem poffe omnin
ifia ) idejt omnes Medici-
ncE panes ( pne/inre conci-
pio . In Pref. lib. 7.
(/>) Stimma itaque inju-
rin milìi videtur hanc par-
lem Chirurgo soli tradi-
tam a Medicina avulsam
effe : cum hujus defeda
Scientia Medica plus da-
mai pntiatur , quam fi
omnibus reliquis auxilia-
t rici bus parti bus ejjet mu-
tilata . Chirurg. repurg.
Pr$f.
(c) Dopo tale smem-
bramento fu deplorabile
nelle nostre Provincie la
daii'
12. Sen-
condlzlone della Chirur-
gia abbandonata nelle
miani di Uomini rozzi ,
ighoranti , e crudeli . La
sola Capitale godeva il
vantaggio de’ veri Profef-
sori . E viverebbefi tut-
tora nel medefimo ler-
vaggio , se i Medici mof-
fi a pietà de’ loro fimili
non folsero accorfi al ri-
paro . D, Domenico Rof-
fi mio Concittadino Atef-
sano , e D. Carlo Anto-
nio Agrifoglio del Vasto
mio dolcifiìmo Amico fu-
rono i primi , i quali fpo-
fando la Chirurgia colla
Medicina , richiamarono
13
12. Sento però alcuni fpiriti deboli declamare , che
la breve età dcirUomo j e '1 di lui corto Intendimento
non fian capevoli di tutta lalung’Arte d’Ippocrate .
Quefto è un oltraggio allo Spirito Umano, di cui tan-
to limitata non è la sfera . Ma fia pur cosi . Chi potrà
contrariarmi , che il conoscimento de’ mali edemi fer-
va come di guida al discoprimento degl’interni ? (io).
Es’è cosljia Chirurgia in alleanza colla Medicina lun-
gi dairopprimere colla moltiplicità delle idee il talento
dell’Uomo, vie più lo abilita all’ acquidodi tutta l’Arte
falutare. Vagliane di lume quedo mio argomento.
Se taluno vago di profittare nell’ Arimmetica dopo
l’acquiflo delle quattro regole fondamentali innoltrar
fi
della succida Bottega di
Arcagato .
Grazie pertanto al no-
stro amabiliifimo Monar-
ca , a cui fiam principal-
mente debitori di tanto
beneficio. Egli sempre in-
tento alla maggior felici-
tà de’ suoi fedeliffimi Po-
poli , che 1’ adorano , a
vie più favorir questa im-
presa , ha fatto enggere,
oltre 1’ antica nel Regio
Archiginnallo , un’ altra
novella Cattedra di Chi-
rurgia nell’ Ospedale
degl’ Incurabili fotto gli
Auspicj dell’ Archiatro ,
c Mecenate Cav. D. Gio-
vanni Vivenzio , di cui
risuona il grido
Dove han-Mi gli Euri, ed i Favonj il nido .
dall’ efilio nelle nostre
Contrade col dovuto
splendore la Chirurgia .
Animato dal di loro esem-
pio , e dallo stessoirn|ie-
gno di rendermi utile al-
la Società , ardii correre
ancor io debolmente la
stessa strada . Molti altri
valorofi Giovani calcan-
do le medefime orme ,
hanno forniti i nostri A-
bruzzi di ottimi Profefso-
ri . Ed io spero , che mer-
cè la scorta, e ’l coraggio
de’ veri Figli d’Ipocrate ,
pofsa ben presto nel Re-
gno intero richiamarsi in
Trono la Chirurgia , col
bando de’ crudeli Allievi
fi volcffe allo Audio delle Arimmetiche . e geometri-
die proporzioni , delle Regole Auree, delle millure ,
c dell’Algebra , fi smarrirebbe forse nella Scienza nu-
merica , o farebbe più ardito, e più franco ne’ fuoi
calcoli ? Se chi aspira all’acquifto delle mattematiche
discipline , dopo aver prcmelTa la Geometria piana ,
efolida, fiudiar volclfc i Teoremi di Archimede , la
Trigonometria , le Sezioni Coniche j caricherebbe Ei
forse la fua fantafia ,ofi abiliterebbe allo sviluppo del-
le più recondite idee? E se finalmente il noftro Signor
Liberatore limitati aveXe i fuoi Audi entro i confini
delle fole leggi universali del Moto , nulla curando la
Statica, l’Idrofiatica, l’Idraulica, la Ballifiica , TOt-
tica &c. potrebbe or forse meritare l’onorevole titolo
di Dottore di Filosofia , e Cattedrante di Anatomia ,
Chimica, e Medicina f E non pare, che lo fi elfo fief-
fifilmo dir fi debba della Chirurgia ?
13. Ma quando le fin qui addotte ragioni a persua-
derlo non vaglìono , lo convinca l’autorità di tanti
Maefiri nell’Arte . Qucfi’alleanza della Chirurgia col-
la Medicina è tanto antica , che può dirfi nata coll’Uo-
mo ftelfo: verità che sfavilla nelle Sacre Carte: veri-
tà autenticata dall* esempio del Padre degli Uomini ,
c di tutta l'onorata ferie de’ Patriarchi : verità correda-
ta da’Milleri dell’ Egizia , e greca Mitologia , e dell*
autorità d’Ippocrate , e di Galeno , e dal confenso de’
Secoli più antichi , c delle primitive Nazioni . Ma per-
chè perdermi tra’l bujo , e le tenebre de’Secoli trasan-
dati , fc la noftra età ci fomminiftra un gran numero
di valorofi Maefiri , che hanno del pari illufirata la
Medi-
*4
Medicina ^ c la Chirurgia con gloria immortale? L’Ei-
ftero , il Morgagni , il Quefney , il Boeravc , e lo
Swicten , il de Gorter , e mille altri non nc fanno un
chiaro atteftato ? Non fono dcfli freschi monumenti ^
di efferc la Chirurgia il pih faldo fondamento della
Medicina (a) ? Oh quanto dir potrei a quert’uopo! (6) .
Ma ladigreffionc già comincia ad elTer prolida , c no-
iosa. L’Amor perla Chirurgia mi ha fatti parer dol-
ci , c brevi quedi momenti . Io nc imploro compa-
timento . Ma fi tronchi TEpisodio , e fi ripigli il filo
della narrativa .
1 4. Profiegue il Relatore a dire , che il dolore rima-
se eflinto fotta al colpo; ma di là ad una Jettinnna fu tut-
to come prima , anzi non potè più muoverfi di letto. Due
fono i membri di quello periodo : vero il primo > falso
il fecondo . Quanto è certo di etferfi nel momento dell’
unione fpentOjC difiìpato il dolore , altrettanto è favo-
loso di elTcrfi poi a capo di una fettimana colla primie-
ra ferocia ravvivato fino ad obbligar 1* infermo a ftarfi
im-
(rr) ChimrglcE cognì-
tìonem in Medicina accu-
rate exercenda a nohis
tanti fieri , ut vix Medi-
cata Alterni qua decet pe-
rnia euinexercerepoffepu-
tamus ; Verurn Ars adeo
nece (faria , &hwnano ge-
neri perutilis , qu(Epoft A-
natomen alteruinfuit Me-
di cince prafidiuin Gald ;
Pathol.
(h) Mi protesto non
efsere stato mio disegno
col vantare l’antichità,
c necelfità della Chirur-
gia voler deprimere laMe-
dicina volgarmente det-
ta , e rimetter sule anti-
che brighe tra Profefsori
dell’una, e l’altra nobile
Facoltà . Dilfi folo c ripe-
to , eh’ essendo esse due
Parti di una medefima
Scienza acquistar non li
possa un giusto merito
nell’ una , fenza efsere a
pieno inteso dell’ altra.
15
immobile in letto.Queflo è un farfallone. Io ne appello
allo rte'-to Signor Ricci . Ei facendo gluftizia al vero in
pubblica affemblea confefsòcon mono coftante.chc vif-
sc in pace, ed in riposo per lo giro di due fettimaoe; e
che cominciando poi a consolidarli la piaga cominciò
a dellarfi nella fommità del femore il dolore, c che nel
vigcQmo quella cicatrizzata, quello come prima . Ei
foggiunse altresì , che nel ventefimo voli’ eder poi da
mevifitato» e nel di feguentc dal fuo Medico curante.
Gircollanze fono quelle confelTate dal Sig. Ricci , c
contedate dal fuo Chirurgo AlEllente . Ed a veduta
di tanti , che lo smentifeono , con qual fronte osa dir,
che di là ad una fettimana tutto fu come prima } Que-
lla è franchezza !
15. Ma non fon pago di pcrfuaderlo colla fol’autori-
tà . Voglio ancora convincerlo con argomento di ra-
gione . Se vero folle , che d i là ad una settimana il
tutto fu coma prima , perchè Tinfermo indugiò a chia-
mar me fino al vigefimo ? Perchè fin al ventunellmo
procrallinò a chiamar lui ) La neceffità della follccita
mia chiamata era fuggerita dal timore di clTereio dato
l’Autore di tutto quel danno . e molto più perchè nel
luogo della ullione , giuda la fede del Relatore
§. II, , e non già nel capo del femore erafi dedato il
dolore . Or fé, giuda il comune adagio , chi è caufa
del danno n’è tenuto subito al foccorfo ; io dovea
dunque incontanente elTer chiamato ; ma noi fui,
Molto meno il fuo Medico Curante , che chiamato do-
po di me dilfuafe l’ufo de’miei rimedi , e guadò la faa-
talìa dell Infermo , Falfo è dunque , che di là ad una
settimana il tuttofa come prima . i5. Si
16
16. Si dia un pafTo più oltre . Egli fchicchera , che
dopo venti giorni l'Infermo credeva guarire , fecondo il
detto del Cerufìco . Affé ! Parlandofi del Cerufìco di me
fi parla . Ma quando , dove , a chi feci mai quella fpa*
rata. Parli rulcifo Signor Ricci, parli per carità il
Chirurgo affiliente . EtTcr prefo per frappatore !
Quello pur ci voleva . Ma io non fon ufo a llrombec-
tare: pecco più rollo di puQllanimità . Mi guardi il Cie-
lo da quelle fpampanate, che abborro , e detefto in al-
tri . Chi può ignorare l’incertezza dell'evento, e la diP-
coirà del giudizio, anche in quc'rimedii , che fembmno
talvolta i pili licuri ? Quindi ogni prudente ProfeiTo-
re fuol ellcr cauto , e guardingo ne’fuoi prcfagj . La
franchezza è fol propria deirEmpirico , e deU'lmpo-
llore. Inlegna Ippocratc, che la temerità è (Imbolo
dell’Ignoranza, (a)
17. Palla il nollro Relatore a defcrivere la Gatallro-
fe de’mali , a cui foggiacque nel vigelimo giorno il Si-
gnor Ricci . La defcrizione è fatta con fi vivi colori,
che al folo udirne il racconto fcuoterebbeff a pietà an-
che un Selvaggio delle Americane forelle . Le pene di
Tizio, di Si Ufo , e di Tantalo chimerizzate da’ Poeti
effer non potevano più atroci. Eccone la dipintura;
Chiufa Inferita ( voleva dir piaga ) cadde per 72. ore
in dolori convulftvi cotanto efacerbati che gli ecchj era-
no quaft rojffì , il polfo acquifiò carattere di manifefla
convulftone , e ’/ parlare facea temer di delirio . Potrà
tutto quello dilgerirlì fénaa una buona dofe di Caffè?
Credat Judteus spella . Ma veramente la durata di
que-
(r?) Lex. 5. III.
17
queftatcral tempefta fu di 73. orci Fides fit penes
Florem . Lo fpaventevole apparato de^li occhi, del pol-
fo, del parlare fu veramente tale? dicalo il Signor
Ricci . Quelli confcfsò in felTionc , che la fede del do-
lore fu la della , e della (lelTa indole di prima nc fu
ilfenfo. Addio dunque convulfione, edclirio.
18. E pur non è ancor finito. Carica vie più dicendo ,
che in quell’epoca luttuafa io originava dal
luogo bruciato , e salendo su pe 7 ner vo, terminava nella
regione Sciatica . Oh! che qran farfallone . Ma que-
llo è un tiro in^egnofo . Lo fcaltro relatore lo finfc
così per trarne altro/e profitto X* » c farlo fervir di
bafc al fu > disegno . Ma in altro lujgo efamincremo
la forza di qucrta Tua brillante invenzione (<?i. ) Frat-
tanto , cola dice il Signor Ricci del luogo , da cui il
originava , ed in cut terminava lo spasmo ? Ei lo
fmentifce di falfo , conforme fece alla prcfenza ancora
de’ profeifori . Confcfsò l’infermo in barba del fuo
Medico , che il dolore crafi rifvegliato nel femore , e
fi era propagato fcnza il minimo deviamento nc’mede-
fimi fiti di prima (<*) .Ma ne brama il Cattedrante un’
altra pruova? Eccola, e parrà convincente ad ogn
Uom che ragiona. Richiaraifi alla memoria il largo
Empialtro Vefcitorio da me propollo nella sommità
del Femore, e l’Unzione dell’Unguento di fubliraa-
to corrofivo co’bagni . Potevano forfè quelli rimedi
da me progettati nel vigefimo giorno , c da lui |rigct-
tati nel vcntunelimo , potevano, dico, giovare a to-
B * glie-
(«) Leggafi la carta de’ quattro ProfclTori in fine.'
18
glicre I difordini recati col rovente mio ferro al picùìo-
lo ganglio f Coincidevano forfè alla calma del dolo*
re , fe il medefimo fi foffe realmente fufcitato nel luo-
go bruciato? L’inverifimiglianza è l’imagine del fal-
fo • Qiia! cofa più inverifimile di quella ?
19. Kcco un’altra filza di frottole . Enfiagione (a) fo»
verchia fra la regione Sciatica , ed i lombi , contra-
zione de/ gwoccù/o , immobilità df/ff , abbiofcU*
mento della fura fino ad elTerne misurato il perimetro
due pollici parigini minore
(rt) Un leggiero enfia-
mento nella sommità del
femore con esagerazio-
ne annotato dall’ Autore
del Fatto , ed un senso di
dolore , che in quelle se-
di dcllavafi colla prelllone
della mano , mi fecero
dubitare , che il fecon-
do dolore fofle piuttollo
reumatico, che nervofo.
E quella è la ragione ,
ond’io venni determina-
to al progetto del Vefci-
cante , e dell’ Unzione
coll’ Unguento di fubli-
mato . Quale fia la diver-
lìtà di agire di quello Un-
guento dall’ altro appa-
recchiato col Mercurio
corrente , e quanto fia
fuperiore il valore del
primo a quello del fecon-
do nel fugare filfatto ma-
lore , elTer non potrà i-
della finiflra,*. Non più
per
gnoto ad un Cattedrante
di Chimica , e Medicina .
Se poi alla prattica eller-
na del sublimato corrofi-
vo preferir fi debba l’uso
interno , io mi rimetto
alla decifionc dc’Clinici ,
cd a qnanto colla lolita
lua faviezza ne fcrive il
Signor Cirillo nell’ aureo
libro della Lue venerea .
Frattanto io sono in ob-
bligo , a gloria del Chia-
rilfimo autore, cd a pro-
fitto de’poveri languenti,
di accertare il Pubblico ,
che due Cavalieri di que-
lla Città da una limile do-
glia tormentati , in for-
za del cennato regola-
mento, rellarono piena-
mente guariti . Lo llelTo
Sig. Liberatore dovrà »
suo malgrado , confef*
farlo .
19
per carità, non più. Queflit non è efattezzadi uno
Storico : è un piacere piuttofto di ciarlare , e foggiar
di fantafia , come dimollreremo a miglior luogo
( 6 ^.i c fcg* ) E per ora il Chirurgo alTi (lente Io fata-
ta con una negativa (4) . Ed io ammirando la carica-
tura di que’ due pollici parigini , non ho potuto tcncr»>
mi da una larga tifata <
ao. Dopo la raffegna de’Sintoml , pa(fa a que’ de*
rimedi. Infezioni di quattro acini d* oppio t ufo di6<i.
bagni A calar di fole: bibite di latte con venti granelli
di Mercurio (ublimato corrofho . . . Quelli dunque fu-
rono i rimedi ? E farà poi vero , che in forza di e(Ii
fa reftituito al Signor Ricci quel movimento , e quell'
azione , che col dillruggimcnto del picciolo ganglio
aveva perduto ? E’ vero ; il Signor Ricci cammina
per la Città , ma non già zoppicone t nè chino fui lato
finiflro . Egli però di fua guarigione non vuol dichia-
rarfi obbligato alla mia ullione, e molto meno agli effi-
caci aiuti del suo Medico . GonfeiTa eiler fano in vir-
tù della Grazia impetratagli dal gloriofo S. Paolo de'
Cancelli . E’ da lodarfi la pia e religiofa prudenza dell’
Offiziale . Ma il fatto Ila , che il Cattedrante per
aver alterata , ed inorpellata la fua relazione fi è
refo sofpctto anche nel vero . Or baila fin qui di aver*
offervata la buona feda di un Medico relatore nel Fat-
toi conviene al prefente far paifaggioad ammirare la
Dottrina di un Medico Cattedrante nel Giudizio .
B 2 CA-
(n) Leggafi in fine ,
10
y
CAPITOLO IL
Si dimoflrano gli Errori ed i Sofifmi
nel Giudizio»
21. Icno del folito fuo fpirito grida il Cattedrante ,
che il negare! fatti, eT confutare gli argomenti non
fia lo ftelfo , dice , che per combattere i Giudizj , e
le Teorie fi richiede fapienza , e criterio , efclama ,
che a me mancano quelli requifiti per elfer capace di
llargli a fronte . Tutto vero verilfimo , Ma chi potrà
negarmi la libertà della difela ? Non gli rincrefea dun-
que , che io dica liberamente fu ’l di lui Giudizio il
mio fenlimcnto .
GIUDIZIO.
5. III.
D
^ I due dolori difuguali ia diverfi luoghi , il maggio^-
reoscura il minore', duobus doloribus limul obortis,
non in eodem loco , vehementior obfcurat alterum
{Hipp.<Aph./\6dib.lL) La doglia Sciatica jebbene
grande , rimafe ofeurata fotta C operazione ; il fuoco
dunque al piede dovè efeitarne altra di gran lunga mag-
giore . Tale fenomeno deve dedurft dalla forte mutazio~
ne de'nervi , e non da fiero , che fi voleffe afferire ufei-
to . Tutti i cangiamenti , che in noi avvengono in un mo,
mento dipendono da nervi : dalla ferita efeì sangue , il
quale non cagionava la malattìa . Ejfo producevafi da
fiero
21
fiero acre impaniato nella vaginale . Il fiero iflefjb no»
potè /gargare dalla parte brugiata , perchè avendo il
fuoco firozzato i vafi , ritardato il giro de’ fhùdh prepa-
rata la infiammazione . Merita qui trafcriverfi un paf’»
Jo del libero Barone Wan-Smeten : Ubi ferrum candens
parti Gorporis applicatur j ftatim dura , & (ìccinima
cfchcra nafcitur , nihilque «travasati liquidi apparc-
bit in ilio combufiionis loco , quamvis vascula deftru-
tìa fucrint . Ratio facile patet , quia eadem illa ignis
anione liquida congulata fucrunt ( Comment. in Her-
manni Boerhaave ^phorifmos pag. api.)* il
Sangue proporzionato a vafi , che rima/ero aperti , per-
chè fpedito , e rapido scorreva entro i medefimi. Il fie-
ro della vaginale inviscidito fino a mentire una mem-
brana ^ annidato in luogo tanto lungo quant' è il femoroy
in Canale y che fa angoli , fu impofjìbile venir fuora
massime in un momento y per forame turato da eschera ,
Sarebbe allora feemato il dolore in quel grado , che sa-
rebbe escilo l’addensato fiero come nell'apertura di ter-
mentofi asceffi sminuifeono gli affanni colvuotarfi della
martia .
32 . Comincia il a dir cofe grandi ; e le
dice con aria di maellà , c di grandezza . Il Tuo cer-
vello , comecché lavorato al torno di Archimede e di
Euclide non fa penfare , che mattematicamente ;
quindi tutto propone , rifolve , e decide alla geome-
trica usanza . Quella volta però pare , che abbia de-
viato dal fuo iftituto . Sfodera il fuo primo Argomcn»
to da un’ Aforifmo d’Ippocrate . E fembra ch’ei vo-
glia in fillogiftica forma argomentare» anziché nò.
B 3 Per
Per dimodrare, che all’uflione attribuir fi debba fa
rinnovazione del dolore nel femore del Signor Ricci
celi fi fa un piacere di ragionare cosi ! dnobus dolori-
bus ftmul obortis non in eodem loco, vehementior obfcu-
rat alterum . Il tra'fcritto Aforifmo fi fa fervir di mag-
giore . La doglia Sciatica [ebbene grande rimase ofeu-
ratafotto l'operazione del fuoco . Quella è la minore ,
Q;ial faràla confeguenza? Eccola. Il fuoco adunque
nel piede dovè escìtarne altro di gran lunga maggiore .
E che razza di argomentare è mai codefla? Quello
primo argomento , con licenza del Maellro, zoppica
maledettamente nel deliro piede. Matematicamente
argomentando provar doveva , che il dolore della u«
Rione era più intenfo del dolore ifchladico. Egli noi
fece. Con fua buona pace , io potrò negargli ficura-
mente la minore . E fin*a tanto ch’Ei non avrà con fo-
lide ragioni dimofirata l’affermativa , io potrò perfe-
verarcfaldo nella negativa, che per altro mi riferboa
foftencrla più Cotto ( 28 ) .
23. Ma come mai potrà lufingarfi di venir felice-
mente a capo della sua affirmativa fe facendo un*abu-
fo del Teorema d’Ippocrate ne rovefeia il fenfo , e lo
fpirito ? Il teflè citato Aforifmo è tanto vero , che io lo
riconofcoperùn’Afiìoma in Medicina. Std non erat
hic locus , glifo fentìre Orazio . Queflo Canone non è
nè punto , nè poco applicabile al cafo notlro . Il buon
Vecchio di Goo parla di due dolori uniti nel tempo,
ma divifi nel luogo . Il duplicato nollro dolore non
folo è contemporaneo, ma riconofeeuna medefima
sede . Riferbifi dunque ad altro miglior ufo l’Afori-
fmo. Ma fi riputerà forse quefia una mia fparata?
Io ladimoltro. _ ^
34. La fede della Sciatica non è forfè il nervo Scia-
tico , colle fuc principali diramazioni ? Ei ne convie-
ne col Signor Cotugno (a). Il punto deiruftionc,
ove fi defta il dolore non è forse il confine ellrerao
del nervo illeffo , o fia quel fuppofto picciolo
glìoy che forma ivi il nervo fciatico pofleriore ? Egli
lo confelfa $. 11 . Dunque una è la fede de’ due dolo-
ri: il nervo ifteffo foffre contemporaneamente l’una,
e l’altra doglia . Or fe in uno , c non già in due nervi
diverfi fi dellano in un tempo medefimo due fiimoli ;
ne fiegue , che ad uno altresì, non già a due punti del
comun Senforio riferir fi debba quella mutazione che
crea nello fpirito l’idea del dolore. Quindi la uftionc
in vece di eftinguere il dolore /otto al colpo , piuttofto
aumentar lo doveva in ragion comporta dell’ antica
doglia Sciatica , e deiraitra del fuoco. Ma querto in-
cremento non avvenne . Dunque rintermifllone di
quel dolore , che rimase quaft cjìinto sotto al colpOy ad
ogni altra cagione dovrà aferiverfi, fuorché a quella fi-
gurata dall’Autore del Giudizio (h ) .
aj. Fingafi tuttavolta ; ma fingali per poco , che
due fodero i dolori , ed altrettante le loro fedi. Po-
trebbe forfè querta data fua ipotefi favorire il fuo af-
funto ? Egli , fe cosi crede , s’inganna . Ci fia lo llef-
fo Ippocrate di guida . Ei ci avvifa , che non folo i
B 4 due
(n) De isehiad. nery. Comm. del citato Afo-
§.v. pag. 5. rismod’Ippocrate :
{h) Leggafi Galeno nel
34
due dolori eceifar (ì debbano in due nervofefedi diverfe
ma che diverfa altresì ne fia l’inten(ione,c la veemenza.
Or qual de’due dolori, che affl’pgevano il Signor Ricci,
qual’era il più violento ed afflittivo ? Qu»rto è il gran
punto . Or qui mi (ì permetta di far precorrere una
brevcTcoria, che fervirpotrà d' lume al bifogno. E
frattanto imploro Tattenzione del Cattedrante a valu-
tar le ragioni della mia negativa ( 22. )
2<. 11 dolore è una molefta fenfazione , che afflig-
ge lo fpirito ; e quanto quello è più acerbo , tanto più
quello s’impegna di fottrarfene . Ed il di lui effetto è
di operare un cangiamento nell’anima, e nel corpo
Si contrada ancor nelle fcuole fu l’indole della muta-
zione , a cui foggiace lo fpirito in que’tormentolì mo-
menti . L’articolo è, e farà problematico per lunga
llagione . Ma quello poco intereffa la Medicina. Ba-
lla al Medico limitar le Aie indagini fui folo cangia-
mento, che fuccede nel corpo per Affare un Metodo,
che vaglia a rintuzzare» e a darla caccia al dolore.
27, Ma quello è un altro punto di contesa nelle
Scuole di Medicina. Adottar potrei la Teoria di Boe-
rave , e di Swieten su quello propofito , come ho fat-
to in altro rincontro (4) . Ma entrar non voglio in
bri-
(n) Nuovo Metodo di
guarire la Sciatica Nervo -
fa . Nella seconda edizio-
ne di queft’opetetta A tro-
veranno le ragioni , onde
rimangon confutate non
meno le difficoltà , che
contro la Teoria del dot-
to Signor Cotugno da me
adottata fi leggono in un
libro di buon’autgre, chp
alcuni altri dubb; , che
mi furon per lettera co-
municati da un Profeffo-
re amico su lo flelTo Argo-
mento .
*5
brigl coirAller (**) > Caldani {b ) , i quali fi mo-
ftrano con fondamento alieni di afcriverfi al fenti-
mcnfo Boeraviano. Quel che non può mettcrfi'in dub-
bio fi è , che la fede del dolore fia il tefiuto nervoso ,
avvcgnacchè s'ignori, e fi contraili qual ne fia dell'
imprcfiìone il Carattere . E’ certo egualmente , che
la fenfazione dolorifica tanto più farà intenfa , e ga-
gliarda, quanto più abbondanti , o tefi faranno! fila-
menti nervofi , che allo (limolo foggiacciono \ e quan-
to più permanente , ed energica farà la cagion fifica ,
che opera. Tanto più debole all' incontro fi avverti-
rà il dolore, quanto più scarsa sarà la copia de* nervo-
fi cilindri , più spofsita la tenfionc , e di poca attività,
e permanenza la cagione operante nelle fedi nervose ,
E’ degna però di un Medico Filosofante la riflelTione ,
che (ebbene talvolta la cagion materiale di un dolore
fia più attiva , ed operosa di un’ altra , pure per la ce-
lerità con cui fi applica su’ nervi , riefeir fuole così di-
fcrcto , e mite il dolore, che finisce rei momento
fieflb, in cui nasce. Ed ecco come avviene ben fo-
vente , che un dolore più forte , ma celere , e fuga-
ce, c(Ter può meno tormentofo dell’altro, il quale
febbene più lieve , è più durevole e collante .
28. Qiieda Teoria fi è tratta da i più ficuri principi
della Filofofia. Or vaglia a noi di lume a porre a gior-
no , che il dolore eccitato dalla udione fia minore
deirifchiadico, o la di lui cagione fi attenda , o fi pon-
ga
(o) Phis. lib. 17. S«él.
2 . 5 . I.
(i) Gald. Patholog.
ga mente alla durata ; Ed in rapporto alla prir^ , chi
potrà negarmi , che le fibre nervofe momentaneamen-
te irritate dall’azione del fuoco fieno meno tefé, e mi-
nori ancor di numero a quelle , che dal morbofo fie-
ro fono ftimolate ? Ciò pollo > ex pr<emìjjis ( 27 . ) re-
fla fenza ulterior d famtnai dirrroftrato che il dolor del
fuoco fia meno intenfo deli’ifchiadico, il quale avendo
per oggetto una copia ben grande di nervofi filamenti
podi da gran tempo in tenfione, eOferdeve più poten-
te , e fenfibile . In ordine poi alla durata , ficcome ad
un punto, ad un momentaneo intervallo fi riftrigne
la forza del fuoco nel moleftare quc’pochi ftami ner-
vofi, che ne foffrotio Timprelfione , cosi del pari
iftantaneo efler ne debbe il dolore , che nafee , e muo-
re , come un lampo. Non cosi quella della Sciatica,
il quale riconofccndo l’origine da una cagione perma-
nente , c collante , die opera fopra di una gran copia
di ramificazioni nervofe , più durevole elTer debbe , ed
afflittivo. Qucfii^la difpariràde’due dolori ; l’uno
meno intenfo e di breve durata : più durevole , ed in-
tenfo l’altro . Sarò riuscito nella dimollrazione della
propolla negativa ? (22) . Mi giova fperarlo . Ri-
fpetterò tuttavolia la cenfara de 'miei maefiri .
ap. E pur quello non è tutto . Io voglio ancora ef-
fer più gcncrofo ed indulgente : voglio altresì perfua-
dcrmi per poco , che di amendue i dolori egual fblTe
la forza, egual Tenergla . Più ancora ; che la doglia^
dell’unione in forza, ed energia vincelfe quella della
Sciatica . inde ? Non fi lufinghi il Sig. Liberato-
re di poter perciò cantare il trionfo . Anche quello di-
mo-
37
molìrerò ad evidenza» fenz’allontanarmi dall’irteffo
Ippocrate. Penfava egli da gran Filofofb ,chc fra due
dolori il più mite recando dai più debole ofeurato, e
fopprelTo , lofcuramcnto , e la foppreflìone di quello
foffe di tanto fpazio , di quanto lo foffe la vcmcnia di
quello: cosicchècedando di operare la cagion fiftea
del dolore ofeurante , colla di lei celfazione riforgelTe
il dolore ofeurato colla primiera azione ad atTlrggere
lo fpirito . Non quadra al CAtteirantc W tema? Soffra
di attenderne ancor la ragione .
30. Non peranche fi decide nelle Scuole la gran qui*
filone , fc l’anima acquillando le idee per mezzo de*
fenfi, acquillar le poffa per atti fimultanci , o fucceflì-
vi. (4) . Nè io vò dichiararmi parziale di alcun parti-
to
(o) L’ uno , e 1’ altro
sentiment-o è soffenuto
nelle Scuole de’Filofofi .
I Fautori della prima o-
pinione col favore della
Iperienza decidono con
franchezza, che l’anima
Umana abbia la potenza
di acquiflare fimultanea-
mente da fenfi più idee .
Quindi in un tempo me-
defimo veder poflìamo
più oggetti , e ricevere
le fensazioni di più colo-
ri, di più suoni , di più
fapori &c. , qualora fien
quelli difierenti tra loro,
e diverlì . Altri all’ in-
contro s’ impegnano di
render falda la seconda
sentenza con argomento
di ragione . Dicon’ eifi ,
ch’ellèndo lo spirito una
soflanza semplice, ripartir
non può in un punto flef-
so la sua attenzione a di«
verfe impreffìoni , che
dall’azione di più ogget-
ti fu gli organi de’senfi ,
a varie sedi del comun
Senforio vengon riferi-
te ; E le percezioni , che
scmbran fatte fimulta-
neamente sono tanti at-
ti fucceffìvi; ma con ta-
le celerità eseguiti , che
apparifeono tutti fatti in
un medefimo iftante . I
Metafifici di buon Crite-
rio decideranno a favore
delle ragioni più -convin-
centi .
28
to fuor di tempo , e di propofito . Quel che fa. per
noi fi è , che qualora da due organi altrettante impres-
lioni faranno fimultaneamente riportate al cornuti Sen-
sorio } lo fpirito per legge di conforzio , non può non
rivolgere la fua attenzione alla più gagliarda senz’av-
vertire e far cafo dellapiù debole. Bene intefo però,
che quella cedendo, palTa quella a richiamare , ed oc-
cupar lo fpirito pria divertito da un’oggetto , che con
maggior forza fcuo tea Immaginazione. Verità è quella
feguita , ed abbracciata dalliuScuoIa-; e’I porla in di*
fputa farebbe lo lleffo , che rovefciare il billema della
piu foda e purgata Sicologla .
31. Dalla Teoria alla prattica . A rendere più viva
la dimoftrazione gioverà prefentare il Signor Ricci in
atto di subire Tullionc . Tormentato egli dal dolore
ifchiadico fi cfponeva al tormento del fuoco . In un
momento era egli berfagliato da due impreflìoni mo-
lefic . Soffriva la doglia ifchiadica grande : foffriva 1 ’
altra deiruftione .• Qual però delle due meritò l’appli*
cazione dello fpirito ? La più gagliarda . Ex probatis
( 28.). La imprefllone più intenfa e durevole fa
quella dell’Ifchiade . Dunque fra due dolori rifehia-
dico , come il più gagliardo effer dovea daH’anima
avvertito .
32. ' Fingafi pur tuttavolta , che quello della unio-
ne fofTc di gran lunga maggiore . Ex pramìjjìs ( 27. )
L’azione più durevole è la più forte. Quella del fuoco
fu momentanea. Dunque fu la meno forte . Ma nò .
Sia il dolore della uflionc il mcn durevole , ma il più
intenfo. Che più? La durata però fu di un fol mo-
jnen-
29
mento. E(To In quel momento meritò rapplicazione t
c l’avvertenza dello fpirito, che non potea fimultanea-
mentc avvertire l’altro dolore ifchiadico men fòrte ,
ma più durevole . Ma scorfo appena quel momento ,
e celiato il dolor più gagliardo , non dovea forfè l’ani-
ma applicar la fua attenzione al men gagliardo , ma
perfi (lente ? Non dovea forfè quello ritornare ad occu-
par lo fpirito, che un momento prima n’era flato ap-
plicato ? Nò dice il Cattedrante . ^ueflo dolore rima-
fe quafi eflinte fotta al colpo , che di U ad una fetiima-
na fu come prima . Bello quel quafi : particola modifi-
cativa , che ferve come di un fuggello a por freno al-
la eflinzion del dolore . Quindi quafi eflinto importa
niente più di alleviato, e minorato anche di molto .
Dunque dopo il momento della ullione , del dolore is-
chiadico fu ancor perlìflente un raftro almeno , ed un’
ombra . E tanto badò a meritare l'attenzione deH’ani-
ma , che reftò nelle reliquie di quel quafi eflinto dolo-
re occupata .
35. Non piace al ? Importa poco. Pia.
ceri ad altri . In ogni cafo però la ullione non eliminò
tutto il fenfo del dolore, conforme tutta non n’efiliò
la morbofa cagione . Quella fnervata , quello fu cal-
mato , ma eflinto. E ficcomc i filamenti nervolì libe-
rati da quel fommo grado di flimolo , a cui prima
foggiacevano# vennero dall’azion del fuoco a contrar-
re un cangiamento, o fia pallaggio ad uno flato diver-
fo meno afflittivo , cosi lo fpirito venne anch’ello ad
avvertir le vicende di quello cangiamento , ed a fentir-
nc il follicvo . Or che dirà il Cattedrante} Potrà van-
tarli
50
tarfi di aTcr’cgli bene interpetrato , e meglio applicato
al cafo il venerando te Ilo d’ippocrate ? Alla sua deci-
lìone io mi appello;
34. Ei palla pili oltre. Vuol dedurre queflo feno-
meno ( cioè la ellinzione del dolore futto al colpo ) dalla
forte mutazione de’nervi , e non dal fiero che fi volejje
affer ire uf cito . Si contenti il valentuomo , che io gli
neghi dolcemente il fuppofto . Di qual mutazione Ei
parla ? Intende forfè la deflruzione del fuo picciolo
jg4Bg/;o? Taccia per carità. Anche qui Ei lalcia di argo-
mentare Mathematico more , AlTerifce , ma non di-
moQra . Giuoca dunque di fantafia . Io però lo ribatto
così . Se dalla pretefa mutazione de’nervi ripeter fi do*
veSe que fio fenomeno i farebbero nell'atto della uftio-
ne , o poco dopo ufeiti in campo que’terribili fintomi
da lui figurati , e descritti 1(1 dopo la recidiva . Ma
dove quelli, fuorché nella fua immaginazione , confor-
me altrove fiiolTervato? ( i6. '), E di fatti chi farà
cosi dolce di fale , che creder voglia mutato un’orga-
no dall’azione del fuoco senza il menomo indizio del
fuo cangiamento : fe non a capo di tre fettimane? Gre*
dibile , che quella uftione , la quale efiinfe fotta al col-
po il dolore , avelie poi riprodotto lo ftelTo dolore , a-
velie dato a’nervi il guaito? Credibile? Si oppone a*
principi più ficuri della Teoria , ed alle più ordinarie
olTervazioni della Prattica . Come potrà concepirli ,
che quella fognata mutazione de’nervi non conofeiuta
nel momento della ullionc fino all’altro della cicatriza-
2Ìone,fi foffe poi manifellata al confolidamento della
piaga ? Ogni nervo , che a si fatte mutazioni foggiac-
3 »
eia ne riporta fubito allo fpirito le faftidiofe impreflio-
ni . Ogni nervo che abbia una volta foffer te delle mu-
tazioni p)cr forza del fuoco , o di rado , o non mai cetfa
di rifentirne i trilli effetti . Falfa è dunque la fognata
mutazione dc’iiervi .
Se dai fiero , ripiglia \\ Cattedrante ^ dedur fi
doveife il fenomeno , sarebbe allora feemato , il dolore
in quelffrado che farebbe escito Taddenfato fiero. Diffi-
coltà indegna di una teda matematica. H donde ha e-
gli apprefo jche a tranquilljye il dolore ifchia<lico tut-
ta ad un tratto fgomberar convenga la guaina , e il
nervo dal morbofo infarcimento? Gli manca il foltc-
gno della ragione» gli olla (a fperienza , che delle co-
fe è la più ficura Macllra . Io fon d’avvifo co*Fiofilogi-
di, che per dedarfi il fenfo del dolore deve la cagion
fifica , che opera fu’ nervi agire con un dato grado di
forza , e con una certa» come perfeveranza di tempo ,
fenza di cui niun fenfo potrà eccitarfi (a ) . Non così pe-
rò allorché li tratta di fugare il dolore. L’oconomla
di rifvegliare , e di ellinguere il dolore non è la della .
Mi fpiego . Se ad eccitare il dolore a quel dato grado
di forza richiedelì unita quella certa come perfevcran-
za di tempo f ad isbandirlo poi bada , che la cagion
morbofa ceffi di agir con queli’cmpito, ch’ènccefla-
rio
(a) E vaglia per tut- determinato quodain
ti 5 che pur lo vale , un caciai grada , ò" quadam
Canone del Sig. Semen- veluti perseverantia , qui-
tini , che cosi scrive :C'o/- bus dejicientibus , nullam
pus quidein nervum affi- sensationem excitabit .
ciejis oportet , ut id prce/iet Phys, §.356.
32
rio a dertarlo • Non è egli quello un mio vaneggiamen-
to . Molti ne fono i motivi j e tutti dalla ragion fottc-
nuti . Ma riferbandomi di esporli allorché ragionerò
del valore del fuoco, ad un folo limiterò adeflfo la mia
attenzione . Ed è quello .
3Ó. Egli è fuor di dubbio , che la cagion fìfica del-
la doglia ifchiadica , ch’è il fiero , non può non rellarc
dalla forza del fuoco indebolita nella fua energia, o lo
feemamento del fiero iftelTo , fi riguardi. o’I cangia-
mento nella qualità fi confideri . (46.) E’ certo al pa-
ri , che la llelTa cagion tìfica cosi fpoCfata non fia at-
ta , anzi fia inabilitata ad operare fu le confuete fedi
coU’empito primiero . Da quelli due dati fiegue per
legittima illazione , che abbattuta e deprelTa la cagion
fomentatrice del dolore , rella ad un tratto abbattuto ,
e deprelfo il dolore illeiTo , ancorché tuttavia, come
tellé fi é dimollrato ( 35. ) non ne fia del tutto ellinta
la caufa . Ed ecco come l’ullione ebbe il valore di ellin-
^uerc quafi fotta al colpo il dolore j ancorché non l’a-
velie di eliminar ad un colpo tutta la cagione .
37. Non ci allontaniamo dal Cattedrante . Convien
ballare al fuon del fuo fagotto . Ei ci prefenta un lan-
guente fra le ambafee di un tormentoso Afcello , e de-
cide , che smìnniscono gli affanni col vuotarfi la mar-
cia . Ma poteva dispensarli di ricorrere alla Chirur-
gia . S’Egli fi fa llraniero del Chirurgico Regno , fi.
no ad abborrirne i Profelfori , perché poi ne implora
il foccorso ? Volgafi dunque lo sguardo all esporto
Infermo . Tollocché dalla Natura , o dall’Arte vie-
ne aperto quel tumore , forse non certa il dolore, non
ìi
finiscono forse le querele ? Torto follevato respira l’In»
fermo » ed altra vita gli fembra di vivere . Parlo cosi
da cento, e mille esempi addottrinato . E pure tut-
ta a quella prima apertura non fi evacuò la marcia ,
tutta non fu rimorta la morbosa Cagione . Minorata
la quantità deirammarto purulento , que’ refidui di
marcia che tempo ed arte efiggono per crterc crtratti,
non fono più capaci d’indurre su’ que’piccioli filamen-
ti nervofi dolorifiche impreflìoni . Ed in vece del do-
lore retta un fenso raoletto si , ma non afflittivo , di
cui lo Spirito non fi trova feontento dopo elTcrfi fot-
tratto da un dolore, che minacciava dell’ individuo la
perdita . Lo fletto avviene nelle circoflanze della Scia*
tica . Avvezzo lo Spirito agli ttimoli della doglia
ischiadica grande ben poteva diraoflrarfi poi ilare, ed
indolente a quel fenso, da cui dopo la uttione fu appena
molettato ( 33. ) N’ è persuaso il Signor Liberato-
re ? dovrà almeno etterne convinto .
38. Ma io veggo, che qual novello Anteo risor-
gendo dalle cadute più vigoroso , nuove armi impu-
gna , c mi chiama nuovamente in campo . Eccolo, già
mi attacca colla gran difficoltà del morboso fiero im-
poflibilc ad iscaricarfi per opera della mia uttione . E
di quefta faniaftica importibilità tre fono le ragioni ;
la viscidezza della morbosa fottanza ittcrta ; l’efcara
prodotta dal fuocoj e l’altezza del femore ; c del ca-
nale in angoli divifo . Deh non tanta folla per pietà ,
Qucfto è un fopraffarmi con tanti colpi. Ma pure a
poco a poco rintuzzerò tutto . Frattanto per abilitar-
mi a quefta impresa , ftimo di premettere alcune fifichc
C Veri-
34
Verità tendenti a porre in buona veduta i grandi effet-
ti della mia uftione . A noi .
39. Gioverà ricordare al Cdtteirante la virtù del
fuoco « e delle focose molecole . Il fuoco è un’ elemen-
to , la cui foftanza è si tenue > elaftica } ed attiva , che
tutto penetra , rarefà , e feompone un fificocompo-
flo. Un ferro arroventato esporto all’aria atmosferica
diffonde in ogni lato le ignee particelle in ragione in-
versa de’ quadrati delle di rtanze del Corpo ignito : e
quello irterto candente ferro , fe venga applicato ad
un Corpo eterogeneo , com*è la Machina animale con
altra diversa legge ( ii i. ) comunica ad effo le focose
molecole , e cosi diffonde il fuo calore alle più amiche
foftanze. Sarà però degno di avvertimento > che fic-
comc il fuoco nel punto della comburtione vince il ca-
ler de* raggi solari (quando non fon quelli addensati
da fpecchio urtorio ) in ragione di i5ooo. adì. ed è
quindi atto a dìflmggere i Corpi foggetti all’immedia-
to fuo contatto j cosi fe ad altro corpo in detta dirtan-
2a diffonda i funi raggi , non ha più forza e valore di
fcomporlo , ma penetrandolo col fuo calore paffa a ra-
refarlo y o a renderlo fluido , fe il Corpo é capace
di fluidezza (4) . Altro potrei aggiugnere fu tal pro-
pofl-
(rt) Per maggior chia- come l’Acqua , il fiero A-
rezza dell’ esporta Verità nimalc &c. , lo fono non
è qui d’ uopo ricordare , per la minima attrazio-
che a giudizio de’più fen- ne delle loro particelle
fati Filosofi , que’Corpi , primitive integranti , ma
che impropriamente chia- per la presenza del fuoco
manfi fluidi per natura j elementare j eh’ è il folo
35
polito; ma balla tutto quello per la notira dimollra-
zione .
40, Gonvien ora, che di quel che ho promelTo io
C 2 ne
fluido per eflenza . E’ de-
gno ancor di memoria ,
che vi sono de’ Corpi ,
i quali vengono diretta-
mente influiditi dal fuo-
co , come l’Aria, l’Ac-
qua &c. e vi fon degli al-
tri , che riconoscono la
ior fluidità da altra lo-
llanza resa fluida anch’el-
sa dal fuoco ; come le
gomme, i sali &c. Con
tali premefle agevole rie-
fee a comprendere, co-
me avviene , che il calore
alcuni fluidi addensa , ed
alcuni altri da diversa
cagione addensati ne feio-
glie . Que’ Corpi , che
devono la lor fluidezza
all’acqua , o ad altro fo-
miglievole liquore influi-
dito immediatamente dal
fuoco , reflano dal calore
addensati . E ciò avviene
perchè volatilizzate , e
disperse dal fuoco le ac-
quose particelle , le mo-
lecole omogenee di quel
comporto fi rellituiscono
al primiero loro contat-
to , e fi addensano . Que’
tali altri Corpi al contra-
rio , la coerenza de’ qua-
li vicn prodotta dalla in-
terpofizione di soflanze
eterogenee fiflanti , come
avviene all’Acqua , ed al
Mercurio congelaci dal
freddo , in virtù del ca-
lore, che le particelle ete-
rogenee f rigori fiche di-
scaccia , vengono rerti-
tuiti nel primiero flato di
fluidezza, di querta natu-
ra è il fiero Animale , il
uale alcune fiate fi ad-
ensa per la miscela di
eterogenee soflanze . Gli
Atomi focofi mettendo in
fuga le particelle llranie-
re, rendono al fiero la per-
duta fluidità. Tuttoque-
flo ad evidenza fi offerva,
quando pollo il Latte in
lui fuoco il Cacio , e ’l
burro fi stringono in una
mafia concreta , il fiero
diventa più fluflìle . Le
addotte riflefiloni potran
ferbarfi a memoria per in-
tendere , come avviene ,
che quella porzione di fie-
ro morboso , il quale tro-
vali esporto alla sfera del-
la calefattiva forza del
mio ferro efier porta fciol-
ta , e determinata ad u-
l’cir fuori per l’aperto fo«
rame .
35
re faccia alI*uso del mio ferro nel caia della Sciatica
nervosa la dovuta applicazione . Quale e quanta fiala
forza del fuoco , e del calore fi è tcfiè accennato (3;?).
Forse la virtù ifteffa aver non potrà l’arroventato mio
ferro ? Non gli è fiata giammai contesa . O la forza
combufiiva fi attenda, e con quefta apre , c s’interna
nella Cute , e rianima nel tempo fieffo col fuo fiimolo
l’azione organica della guaina e del nervo dal inorbifì-
co ingorgo affievolita j o la virtù del calore fi riguar-
di , ed cffo comunicandoli all’addensato fiero, la per-
duta fluidezza gli refiituifcc ( Ed ecco , come
quel viscido tenace amore ( ch’è il primo ofiacolo del
Cattedrante) dall’azione delle interpofte ignee mole-
cole reso fluido , e fcorrevole (a) colà fia spinto ad
iscaricarfi dalla ravvivata forza de’ folidi , ove lo traci
il pendio , ove la refifienza è minore .
4JI. Or qual farebbe ,a qucfto fcolo il luogo più de-
di-
che và scorrendo per tut-
to 1 ’ articolo . Ed a me
giova il credere , che in
tal modo fi diflblvi , fi af-
sottigli , fi diffipi , e lì
disponga a circolare par-
te di quel fiero, eh’ è ca-
gione del male , c del do-
lore ischiadico , e così a
ragione della diflìpazione
di tali materie, è perla
corroborazione delle par-
ti venga a conseguirli la
salute. Nel Coment, dell*
Aforisma 46. del Hb. 2.
d'ippocrate .
(a) Vagliami "di foste-
gno l’Autorità delGenga.
Questo accurato Scritto-
re a propofito della Scia-
tica parlando della Ustio-
ne nella sommità del Fe-
more , ecco come li fpic-
ga : ConfelTano 1’ istefli
pazienti in questa opera-
zione di lentire un gran
dolore per causa dell’U-
stione ( fatta però con
un ferro rottiiso, e della
grofl'ezza di un testone ),
ma infieme, come una
certa riftoratrice fiamma.
37
dive , e ’l men refluente? dicalo l’ifte(To Autor del Giu*
dizìo . Se non è quel picciolo foro aperto dal mio fer-
ro, qual’ altro mai farà dcffo ? Quell’ è l’effetto di quel
ferro cotanto in disgrazia del Cattedrante . E pur tut-
to non èrclfetto; vi è ancor di più. Quella viziosa
materia in virtù del fuoco , e del calore sgomberando
in parte le occupate fedi, e perdendo la primiera vi-
fcidezza (^o.) celTa di applicarfi a* nervi colla folita
energia. E quindi celfa di partorire quelle modifica-
zioni , che al comun fenforio riferite dettano l'idea del
dolore . E quel ch’è più, tutto quello è opera di un fol
rnomenro, in cui fi compie l’atto deirullionc. Im-
perciocché sotto al Colpo r infermo ne risente il profit-*
to , ed il follievo .
42. Ma io non ho finito : altro ancor mi refia a ri-
levare del mio ferro , e del di lui calore . Si è premcf-
fo eh’ è proprietà del fuoco il rarefare ( 39. ) • Il mio
ferro dunque col fuo calore rarcfacendo l’Aria fui dor-
fo del piede nell’atto fteffo , in cui ne accresce verso
il tratto del femore la preflìone , promuove , ed acce-
lera verso il picciolo foro il corso della morbosa fo-
ftanza . A quell* uopo io ricordo al Cattedrante ; che
una Colonna di Aria atmosferica della base di un pie-
de quadrato preme il Corpo, a cui fovralla col peso
equivalente a quello di libre 2240. incirca . L’intiera
superfìcie del Corpo di un Uomo dimezzarla grandez-
za è di circa 14. piedi quadrati . Moltiplicandofi que-
lli per 2240. avremo il prodotto di libre 31360. La re-
gola è collante; ma fi fchivi un’equivoco. Quella
preflìone , ancorché grande , fe fia per tutti i Iati efer.
C 3 cita- ,
8
citata non può cader folto al fenso, cd allora foltanro
farà fc-nftblle , quando il divisato equilibrio fi di-
ftrugga .
43. Mi Infingo, eh* Ei ne fia persuaso . Mafemaì
ne folTc in dubbio, vaglia a fincerarlouno fpcrimen-
to. Si ferva di adattare alla Machina Pneumatica un
concavo cono dicriftallo. La inferiore apertura com-
baci col piatto di quella ; e la fuperiore fia ben chiufa
con tegumento di Vescica. A misura, che TAria fi
sprigionerà , e nella cavità del cono diverrà piu rara ,
egli oflcrverà la fuperficie della Vefcica , che prima
era piana divenir concava , e quindi con violenza
squarciarfi . Corra allora per afiicurarfi vie meglio
della prefilone dell’Aria , corra colla palma della ma-
no full’apertura fuperiore , o fu al luogo della Vcfci>
ca . Oh com* Ei fentirà la forza della prefiione fulla
Cute del dorso di fua mano , come fc foffe quali a for-
za fpinta a cacciarfi giù versoi’ interno del Cono . Ri-
ferisco sperimenti autorizzati dalle più accurate Acca-
demie di Europa, propongo un tentativo facile anco-
ra ad efeguirfi nel Liceo dell'iftetTo Cattedrante.
44; Si è detto ( 42. ) , che il calore dell’ ignito'mio
ferro rarcfaccndo l’Aria fui dorso del piede cooperi al-
la determinazione , cd alfimboccamcnto del fiero ver-
so l’apertura . Si dirà; in qual grado e ragione farà
operata quella rarefazione ? Eccone un efempio . Fin-
gafijChe uno degli Arti inferiori abbia di fuperficie due
piedi xjuadrati. Nella tale ìpotefi quell’Arto foffrirà
il peso di libbre 4480, di Aria atmosferica , 11 mio fer-
ro ullorio vince il calore de’ raggi folari a ragion di
gra-
39
gradi i( 5 ooo. Dunque colla fteCTa ragione do*
vrà rarefare , c cacciar l’Aria dal dorso del piede ver-
so il femore al pari della Machina Boileana .
45. Si dirà ancora con qual grado di predone farà
operato l’^ftluiro , o fia la determinazione del fiero
verso l'apertura ? Eccolo . L'Aria atmosferica perden-
do in quel momento del fuoco il naturale equili-
brio, dovrà fui femore esercitar la prefGone ed il pe-
so di circa libbre 4480. La cosa è dimofirata ( 43. ) • £
non è quello un peso capace dispignerc, c dar l’urto
a buona parte di quel fiero? Ecco vinto l'oftacolo
dell’ impoiTibilità dello sbocco . Ecco ad onta del pre-
teso vifeidume ; ecco come l’ ignito mio ferro col fuo
calore lo penetra ed influidisce ( 40.) ; Ecco come ra-
refacendo 1 ’ Aria colla di lei prcfllone lo determina
all’uscita. Anzi è notevole, che tanto in quel mo-
mento n’evacua, e sprigiona, quanto balla ad efilia-
re, ed a frenare almeno il dolore ( g 6.). Quelli non
fon poetici ghiribizzi. Son punti di evidenza, fon
geometriche dimollraaioni.
45. Sciolta la difficoltà della vifeidezza ( j8. ), feior
conviene 1 ’ altra dell’Escara , eh’ è il fecondo ollacolo
allo fgorgo del fiero . L'Autore però del Giudizio ha
preso un granchio quanto una balena. La mia Unio-
ne tanto è lontana dal produrre quell'efcara , che le fi-
attributfee , quanto Egli ò dillante dall'ideale Repub-
blica di Platone . E l' autorità dello Svvieten , di cui
fà pompa, calza al caso nollro, come le pantofole
delle ispide Contadine delle Alpi , calzar potrebbero
alle dclicatilfirae piante delle Cinefi Donzelle del Pe*
C 4 kino.
40
kin , Quel vero figlio d’Ippocrate parla delladura fee-
chiffima efcara cagionata dalla combuftione di un fer-
ro candente diverso dal mio , cosi nel volume , c nel-
la figura, come nel tempo, c nel modo dcirapplica-
zione . Il ferro , di cui parla l’Uom grande tanto vi-
bra , e lancia di fuoco , quanto richiedefi a bruciare ,
a diftruggerc i vafi , c coagulare il fanguc , a produr-
re un’efcara cancrenosa . Nulla di ciò affatto, nulla po-
trà dirfi del mio Ferro . Non è miga la ferrata maz-
za di Polifemo arroventita nella fucina di Vulcano .
Non è migauna di quelle trifulche fcagliata da Giove
contro i Tirani.E’un picciolo Ferro triangolato, (<s) che
brucia , ed incide si, ma brucia ed incide in un momen-
to. E potrà poi effere analogo, e coerente all’infoca-
to Ferro dello Svvieten ? Il Cattedrante non sà , o di-
flingucr non vuole l’azione diversa de’ due ferri igniti,
che fono differenti nella forma, nella mole, e nell’
applicazione . Per lui dunque farà lo fteffo Teffetto di
un fil di ferro , e di una verga egualmente arroventiti?
Lo ffeffo forfè farà applicare un ferro infocato per un
minuto primo,e per un minuto sccondo?Sc ciò foffe rin-
negar vorrei la divozione verso i fublimi di lui talenti .
47. Ma io vò tentar d’infinuarmi nel fuo Spirito con
altra ragione . Ei che sa di Filosofia, quanto fapeva
di Alchimia , e di Magia Raimondo Lullo . Ei mi eru-
disce, altra effer la regala di contenere, altra effer
quella di tramandare il fuoco . Ogni Corpo ( parlo de’
Corpi omogenei ) Io contiene in ragion di fua malfa;
ma lo tramanda poi in ragione di fua fuperficie. In
forza
(fl) Vedi laFlg. III.
4 '
forza di quefta legge fi prendano due ferri di cubica fi-
gura egualmente arroventati . Un fol piede di diame-
tro abbia il primo ; e dieci ne abbia il fecondo t Ne fie-
gue, che ficco me le loro fu perficie fono come i qua-
drati de’ rispettivi diametri , cosi le loro fupcrficie
illelTe faranno come i. a loo. c le loro maffe , come i .
a looo. Ciò vero, ne ficgue altresì, che il fecondo cu-
bo del diametro di IO. piedi conferva per decupla ra-
gion di tempo un calore maggiore del primo . E lad-
dove quello per egual tempo applicato produrrà l’ef-
fetto come I. quello dovrà produrlo come io. Qual
farà dunque 1* ufo a prò del Ferro , di cui fi ragiona ?
11 mio Ferro è di figura triangolare, e fotto poca
mafia conferva due laterali fuperficie . In ragion di
quella contiene poco fuoco , in ragione di quella , tut-
to in un momento lo tramanda , celiandone nel tem-
po ftelTo affatto privo . Quindi in un’ illante col fuo
apice perforando la Cute fino alla cellulosa, e colle
fue laterali fuperficie applicandoli ai lati dell’apertu-
ra , perde in un momento la forza combulliva, c non
potrà eflere fe non lieve la momentanea combullione <
£ potrà poi quella reggere ai paragone di quella dello
Swicten ?
48 . Quell’Uomo aH’eternità confacrato ci rammen-
ta a dover dillinguere l’una dall’altra ullione . Parla
di quella , che produce l’Efcara giuda il palTo traferit-
àz\ Cattedrante i parla dell’ altra, ma in tuono di-
verso . Parlando della prima dice , che didrutto dal
fuoco il folido , niuna farà l’apparenza del liquido dal
fuoco idctfo già coagoiato ; parlando della feconda di-
ce
43
ce ( ibidem ) i che t ferrum candens uno momento applì-
cntum cuti , mox remotum > comburet quidem , fed le-
viter . Val quanto dire : brucia , ma lievemente j bru-
cia , ma non coagola il Sangue : brucia , ma non pro-
duce Efcara della qualità figurata . Due dunque fono
i Ferri proporti dallo Swietcn diverfi nella forma , e
nella mole ; due fono le uttioni differenti nel tempo .
Or qual de’ due Ferri farà coerente al nortro ? Qual del-
le due applicazioni allanoftra farà relativa? Cieco è
ben chi noi vede. Ben due volte ripete l’ Autor del
Giudizio , che dulU ferita esci sangue . . . che sgorgò il
Sangue proporzionato a Vafi &c. Dunque quefti non
fi convertirono in efcara -, dunque quello non fi coa-
gulò < Efcara dunque Addio . Ecco pertanto dichiara-
to lo Swietcn collo Svvicten iftelTo. Il Cattedrante avea
letto r uno, e l'altro tefto ; citò quello , che ,
(ebbene inapplicabile , pur credeva proficuo ; fop-
preffe 1' altro , che lo condannava • Ma quella—»
infedeltà è indegna di un pubblico Maeftro di. Medi-
cina .
Io però citar voglio il Cattedrante al fuo Tribu-
nale iftello. Eglicfaggera lo sgorgo fi eroso arre rtato
dall'Efcara, onde impervio erafi renduto l’Orificio deV
la ferita-, e dice, che avea il fum ftrozzati i vafi , ritar-
dato il giro de fluidi , e preparata V infiammazione . Ma
non molto dopo cangia linguaggio , c alferifce , che
sgorgò il sangue proporzionato a vafi , che rimasero
aperti , perchè spedito , e rapido correva dentro ì mede-
fimi. Giano, o Proteo èCoftui? Quefto è un con-
traddire, e combattere fefterto . Seia uftione produ
41
fcl’cfcara, come poteva. sgorgMr sangue? Se flrozzati
erano ì Vaji , come poi rimasero aperti ? Se ritardato era
il giro de' fluidi , come spedito e rapido correva dentro
i vafi f Ei dà a fcfteOfo una mentita . Ma contraddizio-
ni si groffolane e materiali i fan poco onore ad un Dot-
tore di Filosofia , che fi vanta di argomentare alla fog-
gia de* iMattcmatici .
50. Si finga finalmente qucft’Efcara : fi finga pur
che il mio Ferro attraverfando la Cute produca nell’
orlo del foro una lieve eroda . Godefla efeara fuper-
ficiale farebbe mai forse capace d’impedire Tufeita al
morboso umore? Se v* è chi ’l crede , moftra faper
poco di Teorica , e meno di Prattica . Non refta forse
fino alla cellulare aperto il foro ? Non redano ancor
pervie le picciole guaine nervose ? Or ecco i meati, e
le drade, onde quella viziosa fodanza può sprigionar*
fi: nè i vafi cutanei velati dalla pretesa efeara ne impe-
discono Io sgorgo . ^d ecco tolto il fecondo odacolo,
che a giudizio del Cattedrante rende disagevole , ed
imponibile l'ufcita del fiero .
51. Reda la terza ed ultima difficoltà ad ifeiorfi, qual
fi è quella dell’altezza del Canale , e del femore , on-
de fi crede ancor ritardata l’ufcita del fiero . Queda
fembrami del medefimo valore delle altre. Quindi col-
la deffa agevolezza farà draiciata . E fulle prime non
poffo non ammirar fenipre più le recondite Cognizioni
del Cattedrante ueirAnatomìa , e nella Fifica sperimen-
tale . Poffare il mondo ! Altezza di Canale , che fa an-
geli ! Di qual Canale Ei parla? del nervo forse , o del-
la vaginale ? Ma nell’uno , e nell’altro ha sdrucciola-
to.
4 ^
to. Se intende il nervo, debbo dirgli , che va troppo
in attraffo de’ migliori lumi - ^dhuc fub Sudice lìs efl ,
fe i filamenti nervofi fiano cavi , come opinarono gli
Spiritici ; fe una catena di glo|>etti , come credè il Pro-
kafca , o fe un’ammaflo di cilindri ripieni di un glutine
elafiico , come recentemente ha preteso il dotto Si-
gnor Fontana. E fra’ dispareri di tanti Uomini Egli
ardisce con tanta franchezza decidere , come fe aveCfe
in capo la Tiara di Apollo , o fedele fui Tripode nel-
la Cortina di Delfo? Il nervo ptv Canale ^ che fa an-
goli ?
52. Se poi con quel linguaggio voleffe intendere
la vaginale, non farebbe men groffo il farfallone. Con-
venir potrebbe forse il nome di Canale alla guaina del
nervo ? Lo crederà Ei folo . E* noto anche a Tironiftì
di Notomia , che la tal membrana è un invoglio cellu-
lare, non filloloso. Io lo credo atfoliitamente un in-
volontario error di penna , o di lingua : altrimente
Ei farà nell’ obbligo di ritrattarfenc .
5g. Che più? Refta ancora il più curioso. Edio
qui imploro la bella feliciffima Mente del Cattedrante ;
Sia pur, come a lui piace , il //ero annidato nel luogo
più alto del femore e del Canale . Crede forse , che
quefta pretesa altezza poOfa ritardare al fiero l ufeita?
S’inganna. Un fluido riftretto entro le anguftie di un
Canale deve premere il fondo del Canale ifleflo , e pre-
merlo in ragione dell’ altezza del medefimo Canale
moltiplicato per il fondo . Chi non fa , che aperto nel
fondo ifleffo un foro , la velocità del fluido , che sgor-
ga in fuora , effer deve in ragione della radice quadra-
45
la dell’altezza del fluido illctfo ? Quello c'insegnano
l’Idrodatica , e PIdraulica , di cui foventc c fuor di ca-
fo Ei ne cita le leggi .
jjf. Da quelle pre meCfe farà giudo l’afgomcntare ,
che il fiero rillagnante nel piu alto Canale, e nelle
principali divifioni del nervo tibiale fino al piede, fgor'
gar dovrebbe pii^ celere di quello fgorghcrebbe, fein
luogo più baffo foffe annidato , e più breve folte il figu-
rato Canale, Farei torto poi a’ Aiblimi talenti di un
Cattrdrante di fe io voleffl più a lungo trat-
tenerlo filile leggi Idrollatichc per fargli vedere , che
Tangulofid del fuppollo canale non può ritardare
l’ufcita airUmorc morboso. E chi non fa gli effetti,
che produce ne’ fluidi la lor gravità ? Chi ignora la
lunghezza , le angulofità , ed i meandri prodigio!! di
tanti Acquidotti , ne’ quali è l’Acqua delle volte co-
llretta contro l’impulso della fua gravità infindifali-
re ? E pure nè le afeese , nè gli andirivieni , nè gli an-
goli di lunghilfimi canali neimpedifeono punto la ra-
pidezza nclcorfo, o la facilità dell’ufcua. Ed ecco
già dimoftaato , chz l'altezza del femore , e del Canale ,
che fa angoli , in vece di ritardarlo ; accelera piutcollo
del morboso fluido il paffaggio . Ma il fatto Ità , che
nè la guaina del nervo è canale , nè il fiero , che feap-
pa è regolato dalle leggi dell’Idraulica. Ho detto, e
ripeto , che la di lui ufeita debba richiamar!! dalla vir-
tù dello llimolo , del calore , c della ravvivata forza
organica de’folidi affetti ( 40. ) dalla preflìonc dell’A-
ria nel tratto del femore ( 44. ) , o da qualche altra
forza tuttavia ignota, o da me ignorata. Ho supera-
to il trino oftacolo all*ufcita del fiero, pofTo dire di
aver fuperato l’ impofflbile Liberatnriano . E potrò
poi fmarrirmi di superar le altre difficoltà j alle quali
fon chiamato?
§. IV.
Opo ma fettimana dal fuoco l^^tnmaUto perse il
moto nel femore f e venne afflitto da' primi acciacchi »
Dopo due altre fettimane fi. moffero i tumulti divisati
nel§. 1 1. £’ da dirfi , che le particelle ignite con la lo-
y ro violentìfjima azione dajfero un foqquadro al nervo ,
che sminuì in fette giorni ; che l uffizio del nervo rima-
se poscia in guisa mutato i che produffe le contate fcia-
gura-
55. Quella volta il Cattedrante per elTere troppo
breve fi è reso ofcuro , e fi è di lui verificato il prò*
verbio di Orazio:
brevisi effe labaro
Obscurus fio .
E’ tanto tenebroso ed impercettibile il fenfo di quello
paragrafo, che potrei dir col TalTani , elTer più intri-
gato , e confuso della coda del gran diavolo . Quel
giuoco di parole inani , farebbe forse unmillero? Sa-
rebbe mai forse quel giro di Antitefi un Arcano ? A
me fcmbra un millico linguaggio degli antichi Oraco-
li. Ripetiamone il tenore per tentare di pefcarne il
fenso . E' da dirfi , che le particelle ignite con la loro
violentifsima Azione dajfero un foqquadro al nervo , che
sminuì in sette 'giorni , che V officio del nervo rimase
47
in guisa mutato , che produffe le contate sciagure . Io
giurerei , che lo Scozzese Giovanni Duns chiamato
antonomafticamente il Dottor fottile neppur faprebbe
rinvenire il Cipo di quello gomitolo .
55. Quel soqquadro non è vocabolo dell’arte . Io
non intendo qui richiamare la dialettica quillione, fc i
vocaboli adoperati ad ispregare i concetti dell’Animo
fieno fegni arbitrari , o naturali. Io non voglio impu-
gnargli la libertà di potere a Aio talento avvalerli di vo-
ci » e parole arbitrarie . Ma fapcr vorrei da lui , qual
foqquadro daffero al nervo con laloro violentiffima azio-
ne le particelle ignite^ Vorrei y che mi diccifc , comt
un tal foqquadro fminuì in fette giorni f
57. Soqquadro è una pretta dizione tofeana che im-
porta rovefeiamento , e rovina . Dunque l’azione del
fuoco produOfe la rovina de) nervo ? Ma se l’azione
UleCTa eflinfe sotto al colpo il dolore del nervo , come
potea ffmultaneamentc produrne la rovina ? Qiieilo è
quel ch*io non intendo . Se in fette giorni fminuì il soq-
quadro y come poi nel settimo il dolor/« come prima ì
Io non mi Ado di capirlo .
Diruìt i ttdifìcat ; mutat quadrata I\otundis .
Altro, che il flaifo , e nfluiTo deH’Euripo . Ma io non
fono, come Ariilotilc , si pazzo , che voglia perder-
mi in quelli vortici ,
58. Ma piano. Per foqquadro forfe del nervo ìiiten-
delTe mai il Cattedrante la rovina del fuo picciolo gan-
glio ? Cosi è fenz’altro . lo ci feommetto l’aureo Vello
di Frifo . Ma nella inelillcnza del pretefo picciolo gan-
glio ceflfa ancora il foqqiudro . Si ex nìbilo nìhil fit ,
non
•48
non entis nulla funtpuljiones » come mai un ganglio che
non efiftc potea patire , ed cCfcrc fufcettibilc di rpvi-
na? E nella ipotefi di quello efiften te ganglio foqqua-
drato chi non ifcerne rincompolTibilità di cafcrfi jotto
al colpo ejiinto il dolore , e di edere rimallo pc’l giro di
molti giorni tranquillo l'infermo ?
55 >. Mi dirà però il Maellro che recifo il nervo , G
fpegne fui fatto il dolore . Non è falfa , ma non è Tem-
pre vera quella dottrina . Gonvien dillinguerc il fito
del dolore , e '1 punto ove la reciGonc del nervo lì fac-
cia. Recifo quello , fi cllinguc quello , ma quando?
Allorché manca la continuazione del nervo ftcDlo lino
alla fede del dolore, perchè alle dolorifiche imprellìo-
ni manca allora il veicolo pcrriferirG all’anima . Nien-
te però niente affatto cosi ne] cafo nollro . Il Signor
Ricci folfriva il dolore non miga nel ganglio , ma nel
tratto fuperiore del nervo ifchiadico . Al taglio o lìa
foqquadro foggiacque il primo , non il fecondo . Sic-
ché le irritazioni potevano pure efcrcitarlì fui nervo ,
e fomentare nel comun fenforio il dolore . Dunque
quell' illantaneo , ma perfeverante follievo di piò
giorni non fu effetto del foqquadro del nervo . La cofa
mi fembra diraoGrata .
6o. Chiude quefto paragrafo il Cattedrante dicen-
do , che [^officio del nervo rimafe pojcia in guifa muta-
to , che produce le contate sciagure . Quello è un’al-
tro nodo Gordiano : dov’è il brando di Aleffandro per
troncarlo ? Io qui vorrei , che il Cattedrante mi fpie-
galfe, come l’azione del fuoco mutar potea [*ojficio del
nervo , c come la di lui mutazione potea eccitare le
con-
49
contate fciagure . Ma Ei parla e fcnVe alla foggia dei
Dervii e dc'Santoni Mufulmani , che nommai s’impe-
gnano a render ragione delle loro fparate . Sarà forfè
prelTo lui di modo , che il proponente provar più non
debba le Tue propofle? Dunque mio è il carico di re-
darguirlo; e dimoftrare il rovefcio delle fue propofi-
zioni. Uniformiamoci alle leggi di quella moda biz-
zarra .
6 1. Altrove fu dimoftrato ( 57. ) che il mio ferro
non produlTe quel cangiamento eh’ Ei fantallica fu’l
nervo. Come ora nuovamente in teatro il cangia-
mento dzìi’officio del nervo col corteggio delle contate
feiagure ? Se l’azione del fuoco fu momentanea , co-
me mai dopo il paffaggio di venti giorni aferivere a lei
poteafi quello ferale prodotto ? Se le contate sciagure
erano le llcirc prima del fuoco ancor fofferte, perchè
dopo il fuoco rinnovate , non dovranno attribuirli alla
medelima primiera cagione ?
62. Per meglio intendere quella verità , io mi farò
un merito di ricordare al Cattedrante , che i medelimi
effetti fogliono ordinariamente dipendere dalle medeli-
me cagioni. ElTcndo egli Newtoniano avrà fiutato elTer
di Newton quello Canone (a^: Canone adottato uni-
verfalmcnte dalle Scuole : Canone dedotto da’ più fodi
aflìomi di Fifica. Ed ei fol vi rinunzia? Ah fi! Per com-
battere a dritto , ed a rovefeio ogni mio teorema rin-
D ne-
Ej^eClum natura- sas . Prlncip. Mat. PJiil.
lìumejusdem generis eas- Ub. 11 j. regol, n.
dem cijjìgnandasejje cau-
5 ©
negherebbe ancora aircvldcnza . Qual meraviglia è
dunque , fc per non riconofcerc dalla medelìma ca-
gioneil medcfimo effetto, ed attribuire ad una non
diverfa causa , un diverfo dolore , abbia difettato dal-
la fcuola dell’ immortale Newton?
63. Io però quella volta voglio predarmi alladeci-
fioncdcl suo Tribunale. Fingali dalla China-china efi-
Jiata una febbre , che a capo di otto , o venti giorni
ila nuovamente riforta col corteggio de’medefimi Sin-
tomi. Io ricorro al mio Precettore acciò m'illumini
fulla cagione di quello regreffo febbrile . Sarebbe for-
fè una recidiva , o un’ effetto dall' adoperata China-
china ? Senza elìtazioncEi mi direbbe , doverli lo llef-
fo fermento febbrile , onde furono originati i primi
parofismi , riconofccre per caufa del regreffo . Loda-
to il Cielo : viva la fincerità del Signor Liberatore . E
perchè poi non decide cosi della doglia , a cui nuova-
mente foggiacque il Signor Ricci ? Ei confefsò $. II. ,
che tutto /« carne prima» Dunque il dolore fu lo llef-
fo, gli llcffi furono i Sintomi. E perchè la caufa non
fu ancora la lleffa? Qaal neceffità di far dipendere da
una nuova cagione la Ile Ja doglia rivcrfiva? Perchè
foggiar paradolTb finger foqquadri, immaginar cangia-
menti nei nervi , e nelPofficio di elfi ,per dare un’aria
di nuova cagione ad un medelìmo effetto ? Ma fegui-
tiamo ad ammirarlo negli altri ghiribizzi .
5. V.
Immobiii le dita , ed il femore ; contratto il Ginoc-
chio
51
chio , dunque affetti l'ejlenfore breve , il ptroniero pt-
Jleriore , il vafio efìerno e fimili corde . Carattere con-
mlftvo nel polso ; fpafmo acerbijjimo , favellare non or-
dinato ì dunque i nervi furono in disordine i ed in par-
te anche il cervello . L'opio eftinfe il carattere convul-
ftvo , eia doglia , che mai aveva , come quella foffer-
to ; l’opio agifce fu i nervi ; i nervi dunque erano attac-
cati . Ejjì convulfero , e contraffarò la gamba per mez-
zo de’proprj ordigni , Jlri.ifero di soverchio , impedi-
rono la calata degli umori', causarono quindi Cabbio-
fciamento , e la emaciazione della fura ; ed arreflarono
eziandio lo fcoh falsediaoso . Fra la repone fciatica ,
€ la lombale videfi la convulfìine la più fiera , la più
di durata -, quivi dunque ricevettero i vafi il maggiore
flringimento : gli umori paffuti alla cellulare fi adden-
farono , accrebbero il gonfio , di cui aveva patito al-
quanto nell’antecedente Sciatica . yiene così impedito
il dritto fitto della Machin t : Il zoppicare anche di qua
nasce. E' il paziente eguale nella lunghezza della gam-
ba , e può fare con la gamb t tutte le moffe , che le com-
petono; il perchè non potendofi drizztre il tronco ap-
piombo full' orizonte , chino alla fìnifira il finUìro piede
non può effere da fe idoneo per ricevere la linea di dire-
zione, quando vuole camminando portare innanzi il
deflro femore ; se non poggiaffe, o con forza non fi man-
teneffe alla deflra , cadrebbe. .A riserba di tale inco-
modo, benché decresciuto , l'azione de' bagni, e quindi
del sublimato ha tolto molti effetti , e mitigata d’ affai
la lue celtica.
^4. Quello paragrafo è lungo quanto la Torre di
Da Nem-
Nembrot, dovrebbe origine laconfudone delle lingtie'.’
Il Cattedrànte volando in alto, nubes inania captata
Grande Crepito, ma poca armonìa . AirafFaftellamen-
to di tante particelle illative , e collettive mi fembra
effere nelle Scuole fra ’l rom orio. degli Ergo . lola-
fciandolo soligizzar con fefteflo , e trafandando le mol*
te men degne j mi riftringnerò a quelle poche cofe più
meritevoli di attenzione. E quelle poche lì verfcranno
intorno alcuni sbagli di Notomia , e di Fillologia « in
cui non volendo ha Egli urtato , Ma nè il Cattedrante.
dovrà recarfelo a male , nè altri dovranno farne le fi-
che . ^andoque bonus dormìtat Homerus .
Ecco com’Ei comincia a raziocinare. Immobi-
li le dita i ed il femore , contratto il ginocchio ; ( noti-
fi la forza del primo ergo ( dunque affetti V ejlenfore
breve , il peronìero pojieriore j il va/lo eflerno , e ft-
mìlì corde . Con licenza del Cattedrante , falfo è l'an-
tecedente j più falfo il confcguente, Baftcvolmente
altrove ( 14. e fcg. ) fu confutata la pretefa immobili-
tà delle dira , e del femore , e la contrazione ancora
del ginocchio . Quindi fenzacchè Ei fc ne offenda po-
trò alla fua foggia fcolallica negargli il fuppollo . E
non meno agevole mi riufciràdimollrare Tincongruen-
za altresì delle illazioni . Solchè li rifletta un poco fu
Vo^cxo AeW' ellenfore breve, del peroni ero pofleriore,c
del vaflo eflerno può quindi dcdurfi fe la di loro affezio-
ne polla , o non polTa contribuire alla immobilità del-
le dita, e del femore, ed alla contrazione del ginoc-
chio .
C 6 . Ed in rapporto al primo , chi ha fuggerito al
Cat-
53
Cattedrante > che per inabilitare al moviménto le dita
bafti l’ofFefa del folo ejlenfore breve ? Tutti convengo-
no i Notomifti , che il moto delle dita per tutte le di-
rezioni è opera delTazionc di trentuno mufcoli . Ma
ì’eflensore breve è un organo , che ferve ad un fol mo-
to, dunque la di lui fuppofta affezione impedire ed ar-
reflare giammai potea l’cfercizio di alcuni altri movi-
menti , che dall'opera di altri mufcoli derivano . Ma
io fpignendo più oltre Io fguardo dimando , fe il tendi-
ne del brieve eftenfore elTcr potea offefo dal mio fer-
ro , reflando illefo il tendine deU’eltenfore lungo ?
Nò che non potea ciò avvenire , dovrebb’Egli rifpon-
dermi da un fedele iMaeftro di Notomia . Impercioc-
ché il tendine del breve ejìenfare trovandoli al difot-
to , ed attaccato al tendine del lungo cllenforc nel
lito della ullione , concepir non li può T offefa del
primo , fenza la Icfione del secondo . Ma quello
non li chiama offefo. Neppur quello dunque cifer
lo poteva,
6j. Che dirò poi del peronìero pofieriore ? Io mi
vergogno di fare il padagogo , e’I correttore ad un
Cattedrante . Ma tutti i Padri coferitti deH’Anatomica
Repubblica, in cui potrà anch’egli fpcrarc un giorno
di avere fra primi Baccalari la nicchia, tutti m’infegna-
no , che quello mufcolo è dalla natura dellinato ad
addurre il piede, non già le dita; vai quanto dire,
che il naturale officio di quello mufcolo é indiritto all’
articolazione del Tarfo i Ballerà darne uno fguardo al-
le Tavole Miologiche per eOTcrne perfuaso. Or qual
relazione c dipendcnza.aver potrà dal peroniero polle*
D j rio-
5 +
riore la mobilità , o immobilità delle dita? Forfè in
virtù di attacco , e di vicinanza con alcuni mufco-
li delle dita ? Ma fe il fuoco il valore non ebbe di
offendere l’eftenfore lungo, che fu più vicino alla fua
azione (65) come leder potea il peronìero pofleriore ,
c gli altri muscoli più dillanti ?
6Ì. Più indegna di un Cattedrante di 'Notomiaèh
credenza di poter l’affezione de’ notati mufcoli contri-
buire alla immobilità del femore. San fìn'anche i Tiro-
ni , che quindici fono i mufcoli, dai quali in tante dire-
zioni il moto del femore è animato , E da qual Noto-
mirta furon mai nella dalle di quelli mufcoli annove-
rati r eflen/ore breve , il peroniero pofleriore , e '1 vajlo
eflerno? Io no *1 leggo fu’ libri , non l’oflcrvo fu le
Tavole . E febbene tra quelli il folo va/lo eflerno abbia
relazione col fèmore, al cui gran Trocantere fi unifee ,
e per la cui lunghezza poi feorre ; pur trovo , ch’egli
è deflinato all’ufo non già del femore , ma del ginoc-
chio. Più ancora . Se i fuppofti mufcoli affetti non fog-
giacquero all’azione del fuoco ( 66. e 6j. ) ; e fe la
ideata immobilità fi fè nafeere nel momento , in cui
gli atomi focofì eran già da gran tempo diflipati §. II. ,
come rcflar potea immobile il femore in forza della mia
udione? Gonvicn dunque inferire o che il femore
non era immobile , o Io era per altra caufa . Ma qual’
altra più potente cagione , che la fleffa doglia Sciatica ,
la qual’era di ofiacolo all’azione de’mufcoli di quell*
articolo ?
6p. Molto meno , fotto la cenfura de’Maeftri , a
me fembra poterli dire, che il ginocchio reflar poteffe
con*
55
contratto. E credo poterlo cosi dimoftrare . Ginocchio
contmtto in buon fenfo ijual idea fa concepire ? A mio
giudizio quella della diminuzione di lunghezza del ta-
le articolo . Quello abbreviamento però intender qui
non fi può nel fenfo di una contrazione de mufcoli del
femore j che tiran su col ginocchio anche la gamba ;
ma neiraltro piuttodo di una morbofa fleffione del gi-
nocchio meddlmo. Parlo cosi , poiché egli Hello ri-
fcrifee $ II. , che la gamba fi contraffe nel ginocchio .
Or (c ginocchio contratto per lui Tuona lo ftcìTo , che
una morbofa fleffione del ginocchio medefimo, con-
viendire> che uno , o più mufcoli, lìelfori di que-
llo articolo foiTero convulfi . MalVfiì.io del •va/lo
ejìerno da lui figurato convulso è di produrre^»
ed allungare, non già di flettere il ginocchio . Dun-
que il ginocchio non fu mai contratto . Conchiudia-
mo . Se il mio ferro apportar non potea veruna offefa
air eftenfore breve , al peroniero pojleriore , ed al va fio
eftern» (66); e fc nella falsa ipotefi dell’afTczione de’
cenoati tre mufcoli capir non fi poflono l’immobilità
delle dita , edelfenmrcj e la contrazion del ginoc-
chio ; è neceffità il dire o che il Sig. Liberatore fi prc-
fe il piacere di lavorar di fàntafia , o volle rinunciare
alle più ordinarie cognizioni di Notomia , e Fifiologia.
Il dilemma è llringente . Si prederà egli a quello mio
argomento? Se per non eiTere riputato da meno, vor-
rà ollinarfi nel fuo errore farà vedere effer’egli occu-
pato del folito pregiudizio de* BarbalTori condannato
da Orazio :
5 ^
. • 3 ; . Turpe relìnqul efl ,
Et quod non didici , fané nefcire fateri ,
70. L'altro argomento di quello paragrafo è della
farina del medefimo facco . Profeguendo il Cattedran-
te z foggiar di teda , ci figura carattere convulftvo nel
polfo , fpajmo acerbiffimo : favellare non ordinato . Dun-
que ( ecco l’altro ergo ) dunque i nervi furono in difor-
dinCi e in parte anche il cervello . W Fatto f\x fmenti-
to neH’altro capo , a cui mi riporto ; rella in quello a
fmentirll il Giudizio . E mi giova abbatterlo colle ar-
mi mcdefime del fuo Autore . Ei confelTa ) che per
falvar da quella tempella il Signor Ricci fè ufo dell’op*
pio ? Ma in che dofe » in quanti giorni fu pratticato
quell’oppio Io dichiara fedelmente Ei llelTo ; quat-
tro acini d'oppio in due giorni iniettati per Clifleri eflin-
fero la intollerabile ferocia della Convulfione t e de*do-
lori . Sarà credibile ? Poche llille ellinguere un'in-
cendio ? La mefchina dose di quattro acini d'op-
pio in due giorni rellituir potea la calma a chi fra
le convulfioni » gli fpalimi , i deliri lottava colla
morte ?
I{es haùitura fidem , res efl credibilis ifla ?
E pure è un fatto . Il Signor Ricci refpirò dalle amba-
fce mortali * e rimafe tranquillo . Ma fe vera fu la
guarigione, forfè fu poi vero che gli fpafmi , le com
vullìoni , i deliri , e le contate fciagure foOfero di quel
grado di ferocia da lui iperbolicamente efagerato? Nò.
Altrimente converrà credere , ch’egli abbia ereditato
daEsculapio, Podalirio, c Macaone l’arte di guarir
mi*
57
miracolosamente le malattie , oltre le leggi della natu-
ra, e d’fp poetate.
71. Ecco quello , che più colpifce . Ejji ( i ner/i )
convulfero , e contr afferò la gamba per mezzo de'proprj
ordegni ; jìrinjero di foverchìo , impedirono la calata
degli umori , causarono indi T abbiofeiamento ^ e lae-
maciazione della fura . Gran dono di natura è la fran-
chezza di fpirito ; ma quella franchezza , che pute
d’imprudenza e di temerità è un’oltraggio che farti al-
la natura- £d a chi non fembrerà temerario, ed im-
prudente il dire , che lo fpafmo , e la convulfione del-
la durata di soli due giorni , tranquillata con quattro
acini di oppio , partorir poi potcflcro 1’ emaciazion
della fura fin’al decrefeimento di due pollici parigini ?
Or tengafi chi può di non efclamar col Poeta:
Biltm , Jape jocum vefiri mot: ere tumultus .
72. Il fenomeno dell’emaciazione generato nella
feconda fantafia del Cattedrante non può intenderrt ,
nè fpiegarfi coll’ immaginata Teoria del convulfivo
rtringimento. Se la convulfione impediva la calata
degli umori per le arterie , come poi trattener non po-
teva il regrcllo de’medcfimi «wori per le vene ? Ed in
tal cafo in vece deWabbiofeiamento , e dell* emaci azio-
ne feguir dovea piuttofto la rigidezza , ed il gonfiore
della Sura . E non è forfè vero ch’egli fteffo riconob-
be il gonfiore della Sura ? E non è forfè vero , ch’egli
fteffo riconobbe il gonfiore del femore dalla medefima
convulfione ? E perchè ora da una cagione irtelfa fa di
fccndere un’effetto oppofto?
• 75. Ma quand’anche gli foffe piaciuto difofinere e
l’idea-
58
l’ideata emadazione , gli farebber forfè mancati argo-
menti più solidi per coaneftarla , e darle un’aria alme-
no più brillante ? L’ammirabile Signor Gotugno nc
fomminiUra uno aOfaì potente . Perchè non ricorrere
aneli ’eflb alla preflìone del nervo fciatico per cagione
del fuo morbofo infarcimento ? Cosi foddisfa colla fua
folita felicità quell’Autore alla fpiegazione di tal feno-
meno nel terzo lladio del male . Qui però non piacque
al buon Cattedrjwte feguire il Signor Gotugno , anzi
volle abiurare la di lui dottrina , come quella , che fa-
vorisce piuttofto il mio (iliema. SI, è vero. Ma adot-
tandola , non fi sarebbe almen fatto reo di fcóncezza >
c di afTurdi più grolTolani.
§. VI.
c
^ I è dìrnoflrato , che i malori sopravvenuti alla ope-
razione fi svegliarono da nuovo grave flimolo . Ùebbefi
ora indagare la origine di /limolo cotanto attivo . Io
pen/o , che’l bruciamento fu cagione immediata, 0
mediata del mede fimo , e che 7 bruciamento avejfe in
cenfeguenza partorito-quél tumulto .
74. Si è dimoftrato . . . Cosa mai fi è dimofirato?
La materia prima di Ariftotilc , o la fottile di Carte-
fio ? Se crede di &ver dimofirato , cheli malori fi fve‘
gliarono da nuovo grave flimolo , io fon con lui : no’l
contralto . Ma che quello nuovo grave /limolo (in fiato
diverfo da quella morbofa fofianza , ond’ebbe il primo
elTere , ei non l’ha mai dimofirato , nè farà per dimo-
llrarlo giammai . E pur fi lufinga di averne fatta la di-
me-
5P
moftrazione . Di ^fazia con quali argomenti? Coll’
Aforifmo forfè d’Ippocratc? Queflo fu male intefo e
peggio applicato (22.) . Forfè coll’cfcara dello Swie-
ten ? Quell’Uom grande non fognò parlar della» mia
uftione (47. ) . Coiraltezza forse del femore, e del
Canale divifo in angoli, colla vifeidezza dell’umore,
e colla picciolezza del foro ? Tutti quelli arzigogoli fu-
rono anti-dimoflrati , e confutati . Ceffi dunque di
cfaltar la fua dimoflrazione .
75. Ei però pafTa a fpofare un nuovo impegno . E
per venirne a capo fi è fiudiatodi confonderne inge-
gnofamente i termini , facendo uso di nuove voci .
Finora non ha mai propoflo , nè dimoflrato , che li
malori fodero sopravvenuti all’ operazione , 0 , per
meglio dire, che all’operazione fopravvcnilTe acci-
dente alcuno , Quefia nuova efpreffione è fofpetta .
Sopravvenire è lo lleiTo , che improvvifamente arri-
vare. Dunque li ma/ori fopraggiunfero immantinen-
te dopo laullione? Qiiefto è dar la mentita a fefief-
fo . Dopo che egli ci favorifee , che il fuoco eflinse il
dolore sotto al colpo : che per una fettimaria vìffe
tranquillo l’in fermo : e che dietro a qucft’epoca ,cioè
dopo venti giorni ( 14. , e 15. ) »7 tutto fu come prima .
Or ecco , come non volendo confetla quel che ne-
ga volendo.
75. Pertanto i malori fopravvenuti eflendo come
prima , vai quanto dire della fieffa indole , e natura
primitiva ne fiegue per legge di buona Loica (tì2. ),
che non potevano effer prodotti da nuovo grave Ili-
molo , ma dal medefimo fiimolo, c dalla fielfa cagion
pri-
6o
primiera . Ma Eis*impegna a più ftrana imprefa . Fa-
cendofì ad indagar l’origine di quello nuovo /limolo co-
tanto attivo , penfa j che il bruciamento fu cagione
immediata e mediata del medefimo /limolo ; e che il
bruciamento per conseguenza avejfe partorito quel tu-
multo . Tanto promette ne’fcguenti paragrafi il gran
peufatore.
^id dignum tanto feret hic promiffor hiatu ?
Gonvien feguirlo per vedere com’efcono alla luce
ì topi.
§. VII.
ferro divampante di/lrugge in un momento cioè*
chè tocca ielle carni umane , rende fetido in quel luo-
go Colio animale , e vi produce carbone oleofif/ìmo.
Laonde è il fuoco lo /limolo maggiore , e V maggior dì-
/Iruttìvo ) a cui le fibre nervee pojfono fottometterfi . In
effo abbiamo il violenti/fimo /limolo , che cerchiamo ,
77 . Ferro divampante , olio animale , Carbone oleo-
ft/Jimo E qual congerie spavcntofa è mai code-
ila? Farmi fentir defcrivere il fuoco infernale. For-
fè così penfa diniollrare il fuo aOfunto ? Non farà altro
che Crambes coClas recoqurre , e rifriggere in altra
padella la dottrina dello Swieten . Io dimollrai , che
l’azione delle ignite molecole del mio ferro ceffa , e
fpira in un momento ( 47 )« c quindi non può pro-
durre nè il carbone oleofìljimo ? nè gli altri lìnidri e&
fetti , eh’ egli immagina . Lungi pertanto , lungi
i ferri divampanti dal Cattedrante fuppofti , al cui pa-
» rago-.
rosone la mia faettina non regge . E paffiamo a difa-
minare ^ fe il di lei ùruciamento fu cagione immediata
dello (limolo .
78. E per attigner l’ acqua , come AioI dirfi , dal-
la propria forgiva, fa di mellicri maneggiar l’Argo-
mento pe’ fuoi principi . Mi fi dica : Come ci vien da’
Filosofi dilì'mtz h Cagione immediata f Tutti conven-
gono eflfcr quella, dalla cui presenza fi produce, c
dalla cui aficnza fi rimuove l’effetto . Non è cosi ? In-
veftigare or ci conviene dietro un tal principio , fe la
mia uftione riputar fi poffa la immediata Cagione di
que’ fintomi §. 11. Vediamolo. Per cfrcriic la Cagione
immediata dovea ella immediatamente aprir la fccna
di quel tumulto . Alla presenza del ferro , e fotto la
fieifa azione del fuoco dovea incontanente fpri-
gionarfi lo yl/wo/o cotanto attivo y di cui quello era il
momento. Tanto forfè avvenne ? Oibò^ 11 mio ferro
prefente non produife alcun difordine , il menomo fi-
niftro effetto nella Machina : anzi eflinse il dolore fotto
al colpo y e richiamò la quiete. In alTenza poi del mio
ferro , dietro al vigefimo giorno , e dopo il cicatrizza-
mento della piaga Wtutto fu come prima . Dunque è
un’ingiuria il dirfi , che lo Ili molo del mio ferro folle
la immediata cagion delle contate feiagure .
79. Né mi fi dica, che ficcome il fuoco produOTe
la combuftione , e ’l diflruggimento delle fibre nervee,
cosi dalla combuftione ilteTa derivar dovea quel tu-
multo, Io rispondo , doverli in tal cafo dirtinguere la
combuftione dal diflruggimento delle fibre nervee ^ e
quello diftruggimcnto àà\ tumulto iflejfo . Ammelfa la
tal
52
tal neccffarìa dirtlnzione , chi non ravvifa ,che la com-
burtione non fu , nè può chiamarli Cagione immediata,
del tumulto , ma piuttollo del diftruggimento delle fi-
bre nervee? Quello dirtruggimento già effetto della
combuflionedir fi potrebbe Caufa del tumulto; e que-
fto tumulto dir quindi un effetto non già della combu-
llione , ma fibbenc del dillruggimento illeflfo . Quello
farebbe filar ne’ termini TArgomcnto . Ma a quello
Argomento manca , anzi refille il fatto . OlTcrviamo-
ne ora la refiflcnza .
8o. Egli ècoflante non poterli ad una fola Cagione
attribuirfi due contrari effetti . Quindi fc il fuoco fè [ot~
to il colpo ceffate il dolore y non potè a certamente de-
llare quel tumulto , eh c il dolore iilcQfo . Dunque non
fii Causa immediata , nè mediata di elfo . E fe di là ad
ma Settimana il tutto fu tome prima dir fi debbe ,chc
il dolore retrogrado fu ischiadico , perchè allora era
ellinto il fuoco , c Tazione di elfo , era fpirata la Com*
bullione , ed i di lei effetti . E come nò? Se il fuoco
colla fua azione non produlfe tumulto , ma follievo
all’Infermo; Se la combultione eJ altro qualunque
effetto del fuoco ifielTo furono di tal grado j che appe-
na dal Paziente fi avvertirono : e fe finalmente il do-
lore dopo il patfaggio di molti giorni > e dopo formata
la Cicatrice fè ritorno come prima ; farà una necefiltà
il conchiudere , che il fuoco non fu la Cagione di quel
fognato tumulto , nè quel molentiffìmo flimolo , che
cerchiamo . Ma qual ne fu la Cagione ? Potrà cercarla
pure colla lanterna di Diogene , non la troverà mai fc
non fi rifolverà a fiabilirc la Cagione illeCfa della re-
c'diva , o fu del nuovo flimolo, dii fonltioriginario del-
la Lue fifillitica .
8i. AHl>d<?gno di queQo mio Raziocinio favorifcc
ancori il NcW:on . Avverte il gran Filosofo non do-
verli mai ammettere più Cause de’ medelìmi effetti ;
ma ad una fola fitrarfi lo sguardo , ebe fi ravvisa per
vera, ed idonea a fpiegare i fenomeni (4) . lì Catte-
dr 4 «fe fupponendo , che il fuoco fbife la immediata
Gigion della recidiva argomenta , e ragiona contro
il Canone Newtoniano , si perchè vien cosi ad ammet-
tere de’ medefimi effetti due Cagioni , si perchè col-
la tal fuppofizione neppur’Egli potrà intendere l’ori-
gine di que’ fenomeni , che porta in trionfo . All'in-
contro fe la recidiva fi faccia dipendere da quel riftef-
fo veleno celtico, che fu la fcaturigine del male, il Ra-
ziocinio farà confentaneo al Canone del Newton, c
quella farà la vera , ed unica Cagione , onde tutti i
Sintomi fi potranno agevolmente fviluppare , e com-
prendere . Altramente fi fingeranno fempre fogni , c
chimere . Ma palfiamo più oltre .
5. Vili.
I oppone , che sedò fojfe vero , U doglia Sciatica ,
dopo la operazione farebbefi aggrandita, e noniscema-
ta
(a) Cmisns rerum im- ruefint, & e a rum pheen ot-
turai lum non pluresndmir- menis explicandis saffi-
ci debere , qmim quee &ve- ciant, Loc. cit. Reg. I.
<^4
té quali affatto •'/ peffìmi Sìntomi non ft sarebbero ve^
duti in una quaft tregua .
. 82. Il noftro Cattedrante dopo aver fudato tanto ad
eruttare i fuoi argomenti , prende alquanto di pausa
proponendo due difficoltà per ifciorlc . Da Maeftro .
/Q^iefto è quel che inculca Quintiliano. Tfojira con-
firmandafunt prìmum : tum qua noflrìs opponuntur , re-
futanda . Ma chi fa, fe quanto fu facile a proporre ,
lo fia altrettanto a rifolvere ? Il Ciel lo ajuti . Segui-
tiamolo dunque per vedere nel fcgucnte paragrafo ,
come faprà foddisfare .
Efierno valore , e la debolezza interna sono egua-
li in quelle oppoitzionì . V elferfi dal ferro oscurato il
dolore giornaliera non altro conchiude ^ che allora sve-
glioffene altro di maggior intenfitd § iii.il quale ope-
rando con maggior vivezza nel Comun Sensorio faceffe ,
che l'anima nonavvertijfe quello , cui era solito , per-
chè minore del nuovo . Avrebbe il fuoco curato il Ma-
le , se neaveffe 'dellrutta la Cagione . Deffa rimase nel
suo ejfere; riapparve ^ quando dietro fette giorni per-
se il nervo la parte piti grande del feroce attacco .
apertamente fi delude chi crede , che una doglia , la
'quale ne oscura altra minore , curi la fiejfa minore .
I^on sarebbero nel nofiro caso tornati i malanni . Gio-
vanni de Gorter nel Commento del citato Mforismo d' Ip-
pocrate averte , e dimoflra il mio senso. Unus dolor
inquit ( parla del tefto ) obscarat alterum , quod deno-
$. IX.
tat
<^5
eat dolorem mitforem non curari , vel folli , fcd minus
fcntiri. Silevior dolor aliam partem infeftat ; nede-
cipiamur in judicio , ac fi ob vchementiam dolorls,
caufa alccrius mitiorls doloris minueretur , fed quia vi*
v/da doloris perceptio folummodo obscuratur;
83. Potca pur dispenfarfi di proporre ledueobbic-'
zioni t quando gli mancavano i mezzi per ifciorle con
decoro, e fenza pedinteria . Sotto un’altra maschera
Ei ci prefenta lo ftelTo perfonaggio , e ci complimenta
coirinvito a rimallicar nuovamente TAforismo d’ Ip-
pocrate . Che dovrò dirgli ? Che il Teflo applicar fi
debbe al fatto, non il fatto al Tello; e che il Tefto
Ippocratico tanto ha di relazione nel caso noftro ,
quanto Egli aver ne potrebbe col Pretegiani : Lo ftef-
so dovrò dirgli del Commento del de Gorter egual-
mente inapplicabile alle circollanzc del caso .
84. Per servir di rispolla alle fue oppofizioni non
più fa ufo di foqquadro . Adopera un’altro linguaggio
tutto nuovo, eh* Egli porrà intendere. L' efìerno va-
lore , e la debolezza interna sono eguali in quefle oppo-
fizioni . Or va , e pefea in quello golfo ; va, e piglia
il fenso di quelle voci fenza il foccorso di un bravo
Scolialle. Confeflfo di averle per due ore ruminate :
le ho pofte in lambicco. Ma qual prò? Quanto più
le rumino, tanto meno le intendo . Altro, chcl’En-
tclcchia di Ariftotile . Io mi richiamo a que’ che fan-
no più di me per dcciferarle . E quanto a più dotti
fembreranno ancor caliginose , ed impercettibili , che
farò ? Le lascerò fepolte nell’ obblio . Ma dirò ben ,
che neppur Ei le intende.
£
Col
€6
8j. Col folito Tuo coraggio però il Medico del Giu-
irf/z/odice, che avrebbe il fuoco curato il male y seni
avejfe de/lrutta la Cagione . E forse tanto non fi otten-
ne dairUllione? E che altro Ella fece fe non diltrug-
gere quel fiero viscido acre impaniato nella guaina del
nervo i* Qual altra mai era la Cagion materiale del
Male fc non quello illeflfo ? Altrimenti non potrebbe
mai intenderli , nè fpiegarfi il follievo dell’ infermo
pel giro di tanti giorni , e *1 ritorno del dolore dopo
il cicdtrizzamento della piaga. Tutto quello conofee
W Cattedrante » n’è perfuaso , c convinto. Ma pur
non fi smarrifee » e non ceffa di sputar nuove ra-
gioni .
86. Il Male riapparve y Egli ripiglia , quando dietro
fette giorni perse il nervo la parte pili grande del feroce
attacco i Ma io torno a replicargli, ch’egli fiegue a par-
lare per non elFer capito . La Natura diè airUomo la
loquela, perchè faccia uso di linguaggio da farli in-
tendere - Di grazia qual feroce attacco pota W nervo
contrarre dalia ullione, fe fotto al colpo della unio-
ne illella fu fugata la doglia ? Se dietro sette gior-
ni (per non dir venti) perse il nervo la parte più
grande del feroce attacco , faper vorrei in qual manie-
ra , porca poi nei raedefimo nervo dellarll nuova-
mente la Sciatica in forza della mia ullione? Erafor-
se il fuoco una pillola oppiata, che la virtù polfiedc
di torre al nervo per qualche intervallo la fenfibilità ?
Ma egli mi ammaellra , ed afiìcura , che il fuoco è lo
flìmolo maggiore y ed il maggior dijlruttivo y cui le fi-
hre nervee pojfono sottometterfi . Come dunque que-
<57
Ho grado di ftimolo dovea eftinguere il dolore , e non
piutfofto aumentarlo ? Quello è un perderli nel la-
bcr/nto di Creta 1 Ma io non fon Teseo , nè ho il fil di
Arianna .
87. Non difpiaccia tuttavolta una mia riflelTione .
Io fon troppo perfuaso, che il mio ferro ullorio non
abbia valore di fpegnere il fifillitico veleno . Ma dovrà
clTerlo ancora il Cattedrante , che molto meno aver
10 poiTono i fuoi Vefcicanti . L*uno, e gli altri agi-
fcono con procurargli l’ufcita . E con qual franchezza
negar mi potrebbe , che quello agifee con maggiore
energia di quelli in ripurgare dal morboso ri (lagno la
guaina dd nervo ? Noi forse faremo in ciò di accor-
do. Mi giova almeno sperarlo. Or io rifletto cosi.
Egli applicò i Vefcicanti pria che quel veleno rellaife
domato» e corretto da’ fuoi Antidoti . Io all’incontro
adoperai il fuoco , allorché sperai con ragione , che
Tuniversal veleno foffe (lato dall’uso del Mercurio ,
e dagli altri efficaci ajuti abbattuto » e dcprelTo , Quia*
di il mio ferro fu applicato in tempo più opportuno ,
c perciò con maggior fondamento, e ficurezza de’
fuoi Epispallici . E quella è ancor la ragione , per cui
11 fuoco produlTe quel profitto , che indarno crafi pri-
ma fperato da’ Vefcicanti , dal Mercurio , c dagli al-
tri d/«r; . Io ragiono {n\ Fatto, Piace sACatte-
drante il mio Raziocinio ?
88. Degnili di continuarmi la fua attenzione , per-
chè altro mi rella da presentargli . Siccome quel ve-
leno era tuttavia in moto, mercè la forza dell’intro-
dotto Mercurio, cosi era troppo giallo, ed allclcg-
H 2 gì
gì di Natura conforme > che quel veleno ineffo non
trovando più aperta allo fcolo V ufcita per il foro del-
la piaga già cicatrizzata, ivi nuovamente fi determi-
nale ad efercitar la fua ferocia , ove la parte era più
debole, ed ove era folito altre volte a determinarli
per quella fteffa legge , onde vi fu regolata per lo
innanzi.
8p. E mi gira ancor per la mente un fospetto forse
non mal fondato . Voglio in confidenza comunicarlo
al mio Cattedrante . Chi sà , che que* globicelli Mer-
curiali in picciole MaOfe coiuCervati entro la guaina del
nervo non aveffero dato lo sprone alla recidiva, e coo-
perato alla pertinacia del richiamato dolore } Chi sà ,
che quell’unto Mercuriale con intempeftiva precipi-
tanza adoperato non rendefle inefficace il mio ferro ,
che in tutti gli altri, fu Tempre impiegato con felici-
tà di fucceffo ? Chi *1 sà ? 11 fospetto è puramente mio :
non debbe ad altri effere attribuito : ma pure ha le fue
buone ragioni. Si valuti però per una moneta di quel
valore , che più aggrada . Io fono in difesa , lungi
di offèndere : rigetto le accuse , lungi di accusare .
Quindi per non trascendere ilimiti di Apologilla , mi
contento, che dalla fteflfa Cagion primitiva del Male
fi ripetano i natali della recidiva . Se ’l porti il vento
quel che ho detto dell’ unto Mercuriale . Mi è a cuore
la grazia del Signor Liberatore , e niente più. Seguia-
molo dunque nell’ altro paragrafo .
X.
49
•3 /avverte in secondo , che gli Antichi dolori cornine
davano dalle pertinenze del gran trocantere affetto ,
scendevano di Idpel tratto del nervo fciatico pofleriore
fino all' eflremo piede i. i dobri avvenuti dietro U
operazione nafcevam ferocifjìmi dal luogo bruciato
montavano in alto fino al trocantere , e fue pertinenze
Il" Tali proseguirono fino la Calmai che diede l’O-
pio i e 7 primo de' bagni . £’ naturale il conchiudere ,
che la forza t la quale generava quelle miserie aveva
la fede nel luogo pria consumato dal fuoco . ^ejli Ma»
li escitar Jovea il mafjimo degli (limoli su di nervo in
ifìato convulfivo irritato da lungo tempo .
90; In quefto paragrafo Ei ci defcrivc prima il cam-
mino , e ’l corso de’ dolori , che affliffero il Signor
Ricci innanzi , c dopo l'Operazione : pa(Ta poi fu ’l
fatto ad argomentare , e conchiudere colla feliciti
fua consueta . Perdoni . Mi fi permetta che ’l dica ,
Egli qui fa la figura d’infcdcle Storiografo , di franco
Soffila. Riferisce, che la direzione de’ primi dolori ,
fu discendente dalle pertinenze del gran Trocantere
fino alla eftremiti del piede : e che all* incontro quel-
la de’ fecondi fu afeendente dal fino al-
la Regione del Trocantere ifteffo. Tengali chi può.
lo fono animato dallo spirito della Carità fraterna : e
pure tener non mi poffo a quella favolosa narrativa .
Mi bada però di averlo altra volta fatto arrofflrc , al-
lorché analizzando il Fatto dimollrai falsa quella cir-
collanza ( i8. ) colla confclTìone dell' infermo conte-
fi 3 fiatit
70
fiata dal Chirurgo affiliente . Facendo effi giudizi*
al vero , didero, che nella fommità del femore, non
miga nel luogo bruciato erafi rinnovato il dolore ,
Quindi qualunque fua conchiufione, come quella ,
che ha per base e fodegno un falso fuppodo , non può
ancora non edere fuppofitizia , e falsa (a) ,
5)1. Non mi rincresce tuttavolta di ammirarne la biz-
zarria del contorno . £’ naturale il concbiudere , che
la forza , la quale generava quelle miserie , avea la Jè'
de nel Ifugo pria consumato dal fuoco . Naturale ? Piut-
todo materiale . Se i filamenti nervofi erano consu-
mati dal fuoco, di grazia, poteano forse edere più
capaci, e fufcettibili difenso? Riportar forse più po-
teano al Comun Senforio le dolorose impreffioni? Oh
che bella conchiufione naturale! Se l’azione del fuo-
co consumò il luogo , che foggiacque alla udione, co-
me poi da quedo luogo bruciato già reso infenfibile
dedar poteafi il vortice di quella miseria ? E se in fi-
ne l’azione ideda del fuoco cominciò, e fini in un mo-
mento , fe niun fintoma di combudione fegul il Ma-
nuale , e fe niun difadro avvenne fino al termine del-
la Cicatrice , farà una frenefia incolpare ed accagiona-
re il mio ferro della recidiva . E quede faranno con-
chiufioni naturali ? Argomenti, e conchiufioni tali
Son fogni di chi dorme a ciglia aperte .
Ma vediamo, coro’ Egli vie più m’ incalza.
$.xr.
(n) Legganfi gli Atre- gl In fine .
flati de’Medici , e Chirur-
7»
$. XI.
O z/’ é flìmolo è affliiffo . Se ne' Rognoni , afflujp) à
d’Orina, s è nel fegato è di bile &c. "Nel nervo j ciati co
era gid fiffa parte della Sifillide , che girava per la
macchina. Dunque nel medefmo nervo fciatica dovè
correre > e determinarft altra quantità di quel veleno ,
proporzionato al forte fìiniolo , cui foggiarque .
92. Si porge fulle prime la Teoria dello (limolo ,
e deiraffludo . Ov'è jìimolo è affiujfo . Ma da un prin-
cipio vero fi fa feguire una conseguenza falsa . Chi
ha mai porto in disputa , che lo rtimolo rta Cagione
dell' alTìu(To ? Per firrt però il caso di quello af*
fluflb convien che Io (limolo fia locale c temporaneo^;
vai quanto dire , cfirtcnte nel luogo } ed attuale nel
tempo. Mi fpiego meglio . L'artluiTo non potrà mai
avvenire (ungi dal luogo , e fuori del terapcf dello die
molo . Ed allora queflo afUuffo potrà dirfi avvenuto ,
quando ne faccian. fede que’ Sintomi, che fogliono
corteggiarlo. Uno sguardo alle drcòflanze del
Il mio ferro operò in nn momento in un momento
cefsò la fua azione . Momentaneo quindi ne fu lo (li-
molo . Dunque ancor momentaneo efTer ne dovea
l’afflaffo. Ma in quel moménto niun affluirò fu av-
vertito al piede , perchè niun Sintomi vidert da elfo
prodotto . Qjial farebbe dunque la naturai conchiu-
fione? O non vifuafflurto, o lo rtimolo fu eftempo-
ranco .
PJ. Ma io non ho finito ancor di Condiiudere.
Per dirli che il fuoco ftimolaffe , e*l di lui llirholo ri-
fi 4 chia-
73
chiamar potefTe rafiTuflo , facea duopo , che quefto af-
fluirò avveniffe nel momento della irritazione j o po-
co dopo ufdflTero in campo que'tormentofi Sintomi ^
Nulla di ciò Ci vede : anzi fi eftinse il dolore , ceffaro-
no le ambafce, il tutto fu tranquillato con calma an-
cor permanente e diuturna . Come quindi attribuir
poteafi allo lliraolo del mio ferro lafflulfo? Cornea
quell’afflufso fuor di tempo il ritorno del dolore dopo
il pafsaggio di tanti giorni ? Nò , non fu dunque effetto
del fuoco la recidiva . Nò, non poteva il mio ferro
richiamare in quella fede il morboso fiero, Mapiut-
toflo dallo llimolo , e dall’ alflufso del veleno Afrodi-
sèo ivi determinato per quella flefsa ragione , onde
prima dell’uftione vi fi era depofta , ripeter fi debba
la recidiva;
94. E qui non farà indegno della rifleffione del Cat-
tedrante , che fe non può fenza ftimolo darli il dolore;
già l’uno, e l’altro , e ftimolo volea dire, e dolore
concorrono nelle noftre circoftanze per allettare e ri-
chiamare la morbofa materia ad ufcir per la piaga •
Quella verità fu conofciuta dal Signor Cotugno , c
dalla fua felice prattìca avvalorata . Egli ne afiìcura
rUom grande che tanto più proficuo riufciva a’fuoi in-
fermi l’ufo de’vefclcanti , quanto più intenfo , e vee»
mente era il dolore , a cui foggiacevano (a) . Or’io
di-
(n) Non e/i nutem dìs- Isrhìadìct nervi acrìdere
fimuìandum , veficnntis dolenti/Jtmnm . Sed qua
operam /I cui unqiiam se- dolentior fuit , eo mthi vi-
di, iilis certe , quas ìndi- sn jru&iiofior . De Isch,
cavi, subcutaneis sedlbus nerv. §. LyHl.
73
dimando donde quéfto profitto ? Donde mai quefìo
vantaggiofe non dalla forza dello dimoio, che de-
viando dalle fue fedi l’umor raorbofo l’urta , e Io de-
termina ad efternarfi per il meato della piaga? Forza
è quindi conchiudere , che fé uno dimoio permanen-
te ) ed interno qual’è quello del vescicante non ha va*
lor di richiamare rafdulTo della Lue gallica nel nervo,
molto meno potrà averlo uno dimoio mite fugace > e
momentaneo , com’è quello della mia udione . Che
dirà il mio Maedro ? Udiamolo ,
XII.
TT
dunque immediatamente nociuto la combujìione
col maffimo fuo fiimolo §. VII. Ha nociuto mediata-
mente per lo violento richiamo del morbo gallico nel-
la parte affetta,
515. Due confcgucnze ci fi prcfentano in quedo
paragrafo. Sono forse animate dalle leggi di buo-
na logica ? Sembrano piuttodo tirate c«Jle tena-
glie di vulcano . Per conchiuderc , che la udione
fu la immediata, e mediata cagione della recidiva ,
non bada affermarlo : dovea prima dimodrarlo :
Lo ha forfè dimodrato ? Ei lo crede nel fuo in-
ganno . Ma i fuoi Raziocini contrari alla ragione ,
all’autorità , alla fperienza , non giungono a colpire lo
fcopo. Io li ho confutati Qual farà dunque il
merito , e ’l dedino di quede sue illazioni ? Non è
della mia prudenza il giudicarlo . Io mi predo al
giudizio de Savi. £ frattanto non lafciam di mira
74
il Cattedrante, che torna a galoppare in dietro;
XIII.
c
^ E per ragione di flimolo non conveniva il fuoco ,
neppure i vefcicanti avrebbero dovuto applicarli .
<?6. In quello paragrafo fi prende cura e piacere di
obbiettare a fcftefTo un’altra difficoltà . E(Ta però non
è sua . Fu a lui propofta in Afiemblea da’Frofelfori » e
Giudici della ricognizione per rintuzzare il fuo orgo-
glio . Colpito allora da fi potente difficoltà, fi fmarrl ,
cinguettò, ma nulla difie . Pensa ora rifarli, e me-
nar pompa di quel valore , i
Che allor lì eftinser, or gli ribolle in core .
Ammiriam dunque il solito volo de’fuoi fublimi ta«
lenti . '
§. XIV.
* 5 * Ono noti i violenti effetti della potenza ignita
Vii. I vescicanti niente diflruggono ; appena in dode-
et ore dalla cute fiaccano la cuticola . I fali alcali vola-
tili delle cantaridi penetrano con picciolo flimolo ; ac-
crescono per poco il dolore , fino fta attenuata ed efirat-
ta la materia mordace . ^efìo è quel che folleva, e
quafi fempre cura la malattia . La energia diflrutriva
del fuoco brucia le carni e non folo de'viventi , ma de*
Cadaveri eziandio; e'I legno i/ìeffo . Il più forte ve-
fcicante niente opera in uomo eflinto , Egli à da diflin»
guerfi in Chirurgia fazione del Gauftico attuale , eh è
75
il fuoco dalCazione del C^udko potcnihle i ch'èmuU
tìplice : tra miti corre il vefcicante . Se lo /limolo dì
tre gradi , che gradatamente agì/ce » vien tollerato ;
quello di cento , che tutto fa in un punto , mette tutto
in rivolta . Il vefcicante produce afflujfo da ì vicini
contorni : ejirae iti quejla guìfa quel viscido , che ft
il male- Il fuoco /limolo ferale i niente trae fiora, e
gener'a/flujfo d' affai abbondante , non folo dal di/lretto ,
ma da tutta quanta la machina. Indi la caufamatc-
riale non diminui/ce j ma fi multiplica . E' tra para-
logismi l'argomento , che fi deduce da nonfimili.
57. Spiritofo j c pien di brio è tutto quello para-
grafo. Sembra tirato col fiato. Quel controppollo
fra’ vefcicanti , c ’l fuoco non può effer più bello , nè
pili bellamente efpofto . Ad onta dell’ignito mio ferro
egli fi fa una ingiufta legge di efaltare la virtù de’pri-
mi , e di efagerare il danno , e ’I /oqquadro del fecon-
do . Son noti , Egli cfclama , son noti i violenti effetti
della potenza ignita . Ma pur tutti a lui non fon noti
i portentofi fuoi effetti. S’Eime’l permette, io mi
farò un piacere di rimembrar le virtù di quello Caufii-
co attuale in confronto e paragone del fuo Cau/iico po-
tenziale . E vedrem pei qual de’ fuoi Gauflici fia più
valorofo e potente .
Per ben comprendere però l’efScacia , e Tatti»
vità dell’in focato mio ferro fa d’uopo rillringere a due
punti Io sguardo, e limitarne a due epoche l’attenzio-
ne . La prima Epoca è confinata a quel momento feli-
ce, in cui fi della al piede un dolor difereto palfaggie-
ro , e fugace ( a8. ) . La feconda è circoferitta a quell’
in-
7 ^
intervallo di giorni , nel di cui corfo aperta fi con-
ferva la piaga . Convien riflettere, che in quel pri-
mo momentaneo periodo il fuoco colla fua virtù ( 39.)
tanto evacua di morbofo , quanto badar poCfa a fajva-
re il nervo delle dolorifiche impreffioni ( 35. ) . Nell'
altro ftadio poi tutto aderge quel morbofo infarcimen-
to , che dal nuovo ingorgo libera il nervo, e dalla re-
cidiva l’infermo.
99. Potrebbe forfè ottenerli tanto dall’uso de ve-
fcicanti ? Nò . E’ vano sperar da elfi quel follicvo ,
che nella prima epoca fi ottiene dal fuoco ( 98. ) . Più
vano è lufingarfi dell’altro , che nella feconda fi ottie-
ne dal favor della piaga aperta dal fuoco ideiTo . Mi, fi
dirà , che i vefcicanti anch’efiì impiagano . SI , trop-
po grande però è il divario fra l’una piaga , e l’altra ,
c troppo diverfa n’è la qualità , e Teflenza . La piaga
del mio ferro perfora la cute, penetra la cellulare , e
fi edende fino alla guaina del nervo : quella de’ vefci-
canti è superficiale , cosicché appena in 12. ore dnlU
cute fiaccano la cuticola . L’una, comecché fi comu-
nica predo quel viziofo umor , che forma il dolore, a-
pre un’emilfario aldi lui fgorgo: l’altra, che fi ri-
ftringe a denudar daH’epiderme la cute , appena avrà
forza di evacuar quell’umore , che dagli efili diame-
tri de’vafi cutanei potrà trafudare . E per canali così
angudi e mefchini fgorgar mai potrebbe un’umor vi-
fcido , ed acre, qual’è l’ischiadico ? La dretta e com»
patta tenitura della cute non avendo quel confenfo ,
che colla guaina del nervo ha la cellulare, farebbe mol-
to difficile il cafo di attendere da* vefcicanti lo dcfio
pr«-
77
profitto. Drciòmi fà ragione, egiufiizla il Cutte-
drante ifteffo , allorché confeflfa , che dagfiterati at-
tacchi de’medefimi non riportò il Signor Ricci, che
leggieri alliev amenti di pochijffìma durata
100. id a vie più confermarlo in quella persualìo.
ne io gli prcfcnto le giornaliere oCfervazioni de’ clini-
ci . Si fàccia foggiacere un’Idropico al tormento di più
Vcfcicanti . Vedrà Egli, che ad onta della multipli-
cità delle piaghe , a difpctto della diuturnità del ripur-
go niun profitto riporta l’infermo . Si alToggctti que-
llo infelice medefimo all’apertura di un piccioliflìmo
foro fino alla cellulare prelTo i Malleoli. Vcdraflì ben
tolto per quel meato ellernarfi dalla cellulofa , ed al-
cune fiate anche dalle cavità tutta la mole di quel
morbofo vifcido fiero , che fcemar non feppero nep-
pur di una dramma le tante cutanee piaghe dc’vesci-
canti . Donde il gran vantaggio dal primo , ed il mi-
nimo prò da* fecondi ? Quello fi approfonda fino alla
cellulare; quelle nò. Eccone la ragione . Tanto im-
porta l’univerfal coerenza che ha la cellulare con ogni
fibra del compollo animale. Io parlo ad un Catte-
drante di -/inatomìa , e perciò mi allengo di trattener-
lo di più su quello punto .
101. Se non gl’incrcfce ollcrvare un’altro fvantag-
gio , che nommai dal fuoco , Tempre poi da’vefcicanti
deve temerfi , io fon pronto a dimollrarlo . Non può
negarfi, che coU'appIicazione, «d uso de’vefcicanti
reità una gran copia di nervofe papille denudata ed es-
pofla all’urto di tante molclle imprefiioni . xMolto me-
no potrà negarfi , che acerba , c dolentifiìma ne fia la
pia-
7 »
plaga ( P4« ) 0 r quello maggior grado di dolore fi^co-
me fiiTar fuole , ed obbligare l’infermo ad una fpecic
d’immobilità » cosi nè la vagina rimane compreiTa , nè
rumor vaginale agitato dall’azione de’mufcoli : e man*
caado inoltre alla fituazion perpendicolare il foftcgno,
manca altresì il modo di poterli dalla morbofa foftanza
agevolar l’evacuazione . Ed ecco ancor la ragione di
quella recidiva, che frequente fi olfcrva in que’che fof-
frirono il fuoco potenziale de’vefcicanti , e rara in colo*
re che all’azion del fuoco attuale foggiacquero .
102. Non deve lasciarli nel filcnzio , nè sfuggir de-
ve l’attenzione del Cattedrante un’altro notabile fvan-
taggio , che può in alcune circollanze provenire dall’
ufo deVefcicanti. Fu detto altrove (a) che l’ufo de’
medefimi non è fempre pratticabile in ogni indivi*
duo . Quelle particelle volatili , delle quali tanto Ei fa
ftima e concetto , vaglion fovente a produrre una pia-
ga cancrenofa ne’cachettici , e ad ifvegliar difordini
notabililTimi.ove l’organifmo orinario è turbato . La-
fcio ad altri efaminare fc le volatili particelle delle can*
taridi fiano alcaline, odi altra natura; l’articolo è
problematico. Ignorali tuttavia da*Teorici,e da’Prat-
tici , fe le tali molecole abbiano il valore di attenuare
ed influidire dentro la guaina del nervo la vifcidezza
del morbofo fiero ; e fe pochi atomi che nel breve gi*
rodi tempo van difpcrficd erranti entro Tuniversal
mas-
fa) Nuovo Metodo di vosa §, LXXXI.
guarire la Sciatica ner-
19
Itiaffade’fluidi vagliono a produrre un tale importan*
tilTimo effetto . Io ne dubito co’Maeftri dell’arte ; ed
ho sempre creduto , che fe nella Sciatica nervofa può
fperarfi da’ vefcicanti qualche profitto, quello afcriver
U debba alla forza dello llimolo , onde per via della
piaga fi elimina la materia , piucchè dagli atomi sfì-
brantichc vati ben predo per le vie della circolazione
ad iscaricarfi per qualche Emuntorio.
loj. E finalmente io invito il Cattedrante ad ofTer-
var più da prciTo gli effetti del fuo fuoco potenziale , c
del mio caulHco attuale . L'uno , e l’altro aprono pia-
ghe. Ma delle due piaghe diverfo è il dolore , diverfa
è la durata . Difereto , e momentaneo è il dolor dell’
ullione ( 28. ) intenfo e durevole è quello dc’vefcican-
ti ( 5?4. ) . .Qual delle due piaghe richiamerà maggio-
re aftlulTo ? La illazione fluifee da feftetfa . Può dirli
dimoftrato , che i vefcicanti richiamano neceffariamen-
te un’afflulTo maggior iu quella parte , che allo flinao-
lo è fottopofto. 11 negar quello, farebbe ro flciTo che
negar Tevidenza .
104. E poi le piaghe forfè de’ vefcicanti non fono be-
ne fpeiTo da infiammatorie enfiagioni accompagnate,
e talvolta ancor dalla febbre? Neghilo pur fe può.
Nulla all’incontro nulla di dò fuole offervarfi nelle
piaghe delia ullione . Dicalo il Cattedrante illclfo . fi-
gli , che fi fece una fiudiofa premura di sfigurar la fua
relazione , e idearla con fatti non veri , pure nin-
no feppe avvertire , e foggiare di si fatti finiftri
accidenti nella piaga del Signor Ricci • Potrà dun-
que elTer vero , che il fuoco è uno fUmolo ferale ?
Se
8o
Se intende il fuoco dell’ Inferno , Signor si .
' 105. Mi fermiamoci in grazia del Cattedrante un’al*
tro poco . Concedali pure , che Io (limolo pa(Iaggie>
ro deH’uftione ricevuto dal nervo fciatico chiamale
quivi l’imbocco di altra porzione di quella fifillide ,
una di cui parte vi era già fida. Quid inde? Potrà quin*
di Egli inferire eflfer la uftione riufcita di nocumento ?
S'inganna. S'inganna s’Ei seguita a crederlo. Sedali’
aperto forame dovette ufcir quella parte di celtico
more y che mirto al fiero (lagnante ivi annidavafi ad
affliggere quel nervo , ufcir dovettevi ancora quella
porzione y che dietro allo (limolo già sboccovvi . Dun-
que lo (limolo dalla ullioo cagionato recar non poteva
alcun detrimento .
io 5 . Nè l'afflurtb deirumor velenofo y . che dopo
compiuta l’operazione del fuoco continuò tuttavia nel-
la guaina del nervo y può attribuirli alla Herta ullione .
Cosi opina il Cattedrante ; ma cosi non è . Se da quan-
to fi è detto , e dimoftrato , l’azione e lo (limolo del
fuoco di fua natura volatile ed irrequieto imaginar non
fi può y che momentanea ( 28. ) y farà una rtravagan-
za l’alcrivere ad unacaufa dello *n tutto fvanita il ri-
corfo porteriore dell’umor divifato. Ma Dio immor-
tale ! E non è Egli forfè y che tante volte ha confelfa-
to ($. I. e II. ) , che anche prima di darli il fuoco a-
vea rumor fifillitico già presa la rtrada del nervo Scia**
tico y entro alla cui vaginale in parte imboccava ? Pri-
ma dunque del bruciament» efirteva la caufa del tale
imbocco. Quindi fe la ullione impedir non potèy
o deviare un'afiluffo fiffacto ; molto meno dirtrugge-
re
8i
gene la cau^’a del medefimo afflufTo, qualunque ella
folle . C ò premeflb : che vogliafi dire > che *1 latice
afrodifeo diffufo per U machìna rendè fnedicace Tope-
razione ; fi dica pur volentieri ; ma che lo ftimolo di
eda polla generare affluffo abbondante da. tutta quanta
lamachina, e moltiplicare la caufa materiale è un’af-
furdo di fpirito pervicace . E una beftenamia contro il
mio ferro quella enfatica caricatura . Ed ecco polle in
chiaro le differenze , che fra ’l vivo fuoco , è ’l morto
lì frappongono . Se falfo com’ Ei dice è l’argomento,
che fi deduce da non fimili , i suoi raziocini! dir li do-
vranno fallìdimi , e meriteranno il nome di arci* para-
logifmi . Ma palliamo avanti .
§. XV.
alia Cicatrice , che vedevafi alquanto trafversa ,
la eftremitd fuperiore tocca quafi la faccia interna del
tendine dell’ eflensore breve . Le ferite saldate fono we-
st» lunghe , che quando fono aperte , dacché fil filo fi con-
traggono , fino all’ aver compito la indefeffa ftupenda
mano della natura , il novello inneflo de yafellini . Le
ferite di abbrucìamento più fi raggrinzano . Se per ba-
llante tempo non ha potuto l infermo fiaccare fra effe le
dita ; fe il deto mignolo è rimafio lefo in fimile moto ; è
da dir fi , che la jaetta nel prò fondar fi bruciaffe le fibre
del lato interno dell’eflenfore breve. Se nonpuòdimo-^
firarfi l'immediato contatto del ferro col tendine, non
può negarsene la mafjima vicinanza. Il fuoco fegue la
natura de’ fluidi, legge della Idrofiatica. Spande fi a
se intorno , e fi equilibra , diramandofi , come per tan-
8a
ti raggi , che partono da un centro . E' vero , che la fot*
ka delle linee ignite decrefce in ragion recìproca delle
lontananze dal centro moltiplicate per se medtfìme > ma
qui il grande avvicinamento conchiude, che le fibre del
tendine avefferd dovuto contraerfi qttafi abbruflolite ,
chi a ferro infuocato approffima un deto , febbenc co-
verto di epidermide , eh' è infenfibile , ed usa a disa-
gi iella vita , feorge coll'esperienza la verità dima*
Jirata .
107. Q.ie( 1 o paragrafa mi fembra il manfello rat-
toppato di Diogene . Chi potrà dilh’nguerc !o smodato
accozzamento de' temi , delle dottrine, de’mezzi termi-
ni ? Io non mi fido . Non mi sarei però mai creduto
di fentire ritoccare la corda del bruciato eftensore bre-
ve . Vuole egli dunque , che io canti di bel nuovo al
medefimo fuono ? io crederei ballargli elTerne fiato
da quattro Profeffbri fmentito («; . fi neppur gli balta
di efferne fiato Con anatomiche ragioni convinto ? Che
vuol di più . Io pur fo , qual rimedio fi convenga a
chi de’proprj errori è cieco amatore i una buona dose
di elleboro di Anticira . Ma non mi pare , che faccia al
cafo del Signor Liberatore . Ei crede di aver tutto in
tella lo scibile. Qual farebbe dunque il rimedio per un*
Bnciclopcdifia ? Lo dice il Poeta :
Lasciarlo dir j fenza curarlo mai .
108. SI * Ma Ei fa peggio caricando viepiù J ed a-
bufandoli dell’altrui prudenza palTa a dire , cheildiVa
mignolo folle rimafio immobile a cagion dell’abbrolli-
tu-
(o) Leggali la carta de* quattro ProfelTori in fine.
«3
tura deWeflenfore breve » afEn di far rutto quello fer-
vir di base a* Tuoi fofifmi . Che dovrei rifpondergli f
Quello fu ancor discudo , e fmentito alla prefenza de*
ProfelTori, c degli aitanti : E nella lontaniffima ipo-
refi di effer vero il fatto » Ignorar poi non dovrebbe un
Reggente di Notomia , che il corto eftenfore nè punto,
nè poco comunica col dito mignolo (aj . Quello mu-
fcolo traendo la fua origine dalla fuperior superfìcie
del calcagno fi dirama in quattro tendini , che vanno
acomunicarfi ed altrettante dita , cioè al pollice, ed
altre tre dita fucce/fi ve. Il dito mignolo ne reità ordì,
nanamente efclufo. Or quello non avendo attacco
coll’fy?e»jore breve , ficcomc dal medefimo non rice-
va mozione alcuna , cosi nella fàlfa credenza di quel
mufcolo affetto non porca rimanerne affatto immobi-
le . Lo sbaglio farà di penna , o di memoria? Ma dov*
è quella sua memoria di Mitridate ?
109. Se quella ragion non balta , eccone un'altra a
via più confonderlo. Fingali tutto quel che a lui piace .
Come mai quel tendine rellar potea offefo dal mio fer-
ro arroventato ? La triangolar di lui figura non me-
no, che l'altro illrumento cosi detto difenfivo {b)
non forma forfè un* oflacoloairazione del fuoco? O-
gnun comprende, che da quell’illrumento difenfivo fono
allontanati , e nafcofli i tendini delle ultime due dita .
Or fe le fibre del lato interno dell' eflensore breve ordi-
nariamente non fi ellendono al deto mignolo", e fe nella
tale ipotetica ellcnfionc , sono elle riparate dall’itlru-
F 3 men-
(a) PlcncK, Paifini, Hlil.&;c. (ò) Vedi la Fjg. II.
84
mento difenflvo , potrà forfè dirfì die ne rimafero bru*
date ed abbruflolite ? Q^uefto si, quello è un paralo-
gifmo de’ majufcoli . Ah! gli Qa raccomandato l*onor
della Cattedra .
no. Oh! quanto poi mi piace qucll’adottata leg-
ge , cli’Ei spaccia a foftegno del suo errore . Ripetia-
mola ; La forza delie particelle ignite decrefee in ra-
gion reciproca delle lontananze dal centro midtiplicate
per se medefirne . (^uefla legge è vera , ed è dedotta da
queU’altra più generica , che ogni azione, che da’cor-
pi fi propaga in giro, è inverfamente, come il quadra-
to delle diftanze da ’medefimi . Quindicon quella leg.
ge fi propaga l odore di unarofa , il fuono di una cam-
pana , il lume di un fanale , e ’l calore ancora di un
ferro divampante . Ma quando tutto quello fi avvera ?
Nella fola circollanza , in cui l’ignito ferro diflipa c
difperdc nell’aria libera lefuc ’focofe molecole. Nel
nollro calo però ella fi adatta come la cuffia di Meifali-
na al capo di Megera. Ei qui ragiona di un fuoco , che
invefte e fi^ comunica ad un corpo per ,
e soqquadrarlo . In filTatto rincontro altre leggi olfer-
va il fuoco nella comunicazione delle fuc particelle
ignite per equilibrarli. Un corpo carico di fuoco , che
viene ad altro corpo meno caldo applicato fa parte del
fuo calore in ragione della , o forza ignifera
del corpo , che riceve . Se il corpo è omogeneo , la
capacità farà in ragion del volume ;fe poi egli è ete-
rogeneo non farà nè in ragione del volume , conforme
da un ringoiare fpcrimento del Fahrcneit fu indotto a
credere Boerhaave ; nè in ragion della malfa, come
85
altri opinarono . Ma volendo dar fede ad una folla di
ben’ cfeguiti fperimenti convien dire , che univerfal-
m ente le capacità, o fia le/orze ignifere divcrfi
corpi fono in ragione inverfa delle mutazioni y che su-
biscono in più , 0 in meno al momento , che due di quefli
corpi l’uno più caldo , l’altro meno injleme uniti riducon-
fi ad una temperatura comune . Quefto ho apprefo da*
Fifici di miglior nafo . E pure eflendo Egli il Catte-
drante di Chimica ignorar non dovrebbe la Teoria del
fuoco , e della propagazione del calore . Di qui né
ficgue, che il paragone del ferro infocato approfiìmato
al dito è troppo materiale; ed a me fembra il vero
paralogifmo de’ non limili.
§. XVI.
i L fempremai illuflre Sig. Cotugno ( de Ifchiade ner-
vofa Commentarius $. 54. ) nota, che un Monaco dar.
latano Momeum Agyrtam applicava il fuoco quattro
dita trasverse al di fopra del Malleolo efierno . ^tefio
Medico Filofofo non fi lafciò sedurre da que’ buoni even»
ti, di cui correva voce . ,^m ante dell’altro uomo ebbe
per cofa fconcia il bruciare persoli tentativi. I{agiona-
tore decise > che J ebbene lo flimolo del fuoco più acre fia ,
e più celere, onde fembra, alla sede bruciata poter
chiamare la materia chiufa nelle guaine del nervo’, nul-
lo filante, perchè il fuoco fa escara, ove opera’, efifie-
rebbe lungo impedimento all efeita dall’ ac cor favi mate-
ria . Segue il fecondo di lui argomento . ^ggiugnefi ,
che fe l umore da efiraerfi è lento , com'è nella Sciatica
antiquata , la Cute arfa dal fuoco , e raggrinzata non
F I può
85
può ejjere tanto idonea al paffaggìo della materia ,
in. Eccoci per la terza volta alla difficoltà dell’
efcara . Convien credere, che quella immagine gli
fi fìa } come a Sisara il chiodo , imprcfsa al cervello.
Ricorre all’autorità del Signor Cotogno , che io tan-
to venero . Io lo ringrazio , perchè ha parlato dell’
Uom grande con quel rispetto, che merita. Ma non
pofso non dolermi di lui, perchè ne ha mutilata , ed
infedelmente interpetrata la dottrina . Qyeflo è un af-
fronto peggior del plagio . Che giova lodare uno
Scrittore, e poi sfigurarlo? Se un’ attodi giuftizia è
la lode, che merita, afsai maggiore è l’ ingiullizia ,
che fi usa con attribuirgli un linguaggio non fuo , o
con alterarne almeno il fentimento . Il merito di un
Chiosatore è la fedeltà, deve internarli nello Spirito
di chi fcrive, deve invelligarneil fenso : e febbenc
non fi debba arredare al fuono delle voci, tuttavolta
farà per lui una legge il non violarne, o interpolarne
alcuna .
1 12. Or quedo appunto è la violazione , e l’atten-
tato , di cui fi è fatto reo il Signor Liberatore . La co-
fa non è affatto innocente. Egli in tuttofi corso della
fua Scrittura ha trascritte originalmente le altrui dot-
trine: nè fu fuo impegno di volgarizzarle, e trafla-
tarle. Quella volta ha cangiato coftume. Qualpruri-
to gli fi è dellato di parafrasare il fedo Cotugniano,
o di farsene il volgarizzatore ? Ah ! fotto l’erba giace
labifcia. Egli traslatando quel tedo, lo mutilò , con
lafciar nel filenzio il meglio . Gli piacque tacere ,
che il fuoco vale non folo ad allettare airufcita il vi-
ziofo
*7
2 Ì 0 S 0 umore annidato nella vagina del nervo , ma ben
anche ( eh’ è quel che ingcgnosamerte fi è ommefso )
a fortificare, o munire il nervo llefso da nuovi af-al-
ti della morbosa irritante fofianza per una certa modi-
ficazione, che in efso induca , QuelV* è il pezz ' fot-
tratto altello mutilato . Non è forse interefsante que-
lla preterizione? Ma feame non fi crede, leggali il
telb nella fua propria lettera (a ) .
113. Mi dica ora il Cattedrante fc il redo Cotugnia-
no favorifee , ed autorizza il fuo afsunto . Si loda in
efso lo lliraolo del fuoco tanto alloggetto di fprigiona-
re, c richiamare la materia allofgorgo, quanto all’
altro di prefervare il nervo da nuovi afflulfi , ed av-
valorarlo , e munirlo da ulteriori infulti . Tutto que*
fio non collima forse a smentire quanto ne’ paragrafi
/cord fi feppe paralogizzare dello llimolo , c dell’af-
flulTo ? Sembra di far qualche peso la difficoltà dell’
efearaj ma di lei non decide il Signor Cotogno. Di*
cefolo, che lascia per alcuni giorni qualche impedi-
mento al ripurgo : quodd.im relinquit impedimenlum .
Ly quoddam non importa forse una incertezza , una
diminuzione? Dunque incerto e lieve è Toftacolo.
F 4 J14. Ma
(o) Quamquam enim tìorte t munire'^ quìa ta-
ftìmulus ignis acrior , cele- men in loco , quem ignis
riorque flt , ut non modo adurir , eschara fit, cujus
vìdeatur poffe ad sedem u- lenta eji separettib , exitui
fiam convocare materiam Materia; quoddam ignis
vaginis nervi inclusam , relinquit non pnucos per
sed & ipsum nervum con- diesimpedimentumdelscì;i,
tra materiam irritantem , nerv. $. LVI.
nova induCta modifica-
ss
114; Ma fia purgfande qucfl’ oflacolo dell’ efcafa,
fpczialmente nelle Sciatiche annofe , allorché Tumo-
re è più vifeido e denso ; ed abbiafi pur di lei quella
ragione , che più piaccia . Il Signor Gotugno però par-
la di quelle uftioni feguite da un ferro, che induce
alla Cute un* efeara fenza perforarla (a) . Il cafo é di-
verfo . Quando la uftione viene efeguita da un’ altro
ferro , com’è il mio, che non induce la pretefa efea-
ra , celTa di lei ogni d’fficoltà , manca ogni fondamen-
to* Or quello appunto è il cafo nollro . Ad eviden-
za fi è dimofirato ( 47. ) che il mio ferro non è punto
capace di formar quell’ efeara che polTa elTer di remo-
ra , c di arreflo al ripurgo del fiero . Dunque rellan-
do fermi i profittevoli effetti della uftione conofeiuti
dal Signor Gotugno ( 1 13. ), refta fciolta cosi la gran
diffieeltà delTefcara , che ha tenuto cotanto occupa- «
to il Cattedrante,
115. Io però elfer voglio generofo col mio Signor
Liberatore « voglio pure accordargli per poco , che
la mia uftione produca T Efeara . ^uid inde} Quell’
apparente efeara , che fuol generarli nell orlo , e nel-
le interne pareti deH’ullione in vece di eflcre un freno
alTcfico del fiero , deve piuttofto cooperare a promuo-
verne Tufeira . Non parlo a cafo . Eccone la ragione ;
cdò potentiflìma. Elfa è coftantc verità , che quanto
più
(a) Accedlc , quod fi ceìerher fnveret ìlli exere-
ìentus humor efi excernen- tioni : enque ex causa po~
dus , qui maxime in nervo tius recentem , quam ue-
abimdnt inveterata ischi a- terem ischiadem ignis ju^
de afie&o , cutis adufta vare pojjet . Loc. cit.
igne,atque crispatapai'um
pìb. lungamtfnté aperta fi conferva una piaga , tanto
più per finente , c continuato farà il ripurgo . Anzi al
confeguimento di qucfio fine farà neceffità' nella Scia-
tica ncrvofa tenere aperto a lungo il foro. E non è
l’efcara , che ritardando la chiufura della piaga , può
mirabilmente contribuire a quell' uopo ? Dunque
l’Efcara in vece di nuocere , giova piuttofto al ri-
purgo.
ii5. Aggiungali a quella un’altra riflefiione fui
vantaggi dell'efcara. Chi non sa , che quel primo
contatto, che ricevono dall'Aria, e dall’ acrimonia
dell’Umor che fluifee , le ferite fpezialmente nc’Ga-
chcttici , fuor effere occafione di una qualche fpecie
di Cancrena? Lo fan finanche i Minillri dell’Ofpeda-
Ic . Or quella efeara appunto è un prefervativo , c fa
le veci come di un tegumento contro quel pericolofo
contatto . E quella altresì è una delle ragioni , per
cui le incifioni de’ tumori edematofi negl’idropici efe-
guite col ferro crudo foggiacciono ordinariamente al-
la corruttela , da cui fono per lo più efenti , e lonta-
ne quelle aperture fatte col fuoco . La cofa non ha
bifogno di dirnollrazione . Balla di elfere alquanto
rerfato in Prattica per rimanerne dalla fperienza con*
vinto. Ed ecco fenza contraddire al Signor Cotogno,
ecco fuperata , e tolta la gran difficoltà dell’ efeara .
Sari contento il Cattedranti} Ho ragion dalufingar*
mene . Ma nel cafo , che nò , lo lafcerò nella fua
pervicacia.
117. In aria di difprczzo fi è compiaciuto il Signor
Liberatore produrre in ifccna H Monaco Ciarlatano ,
che
I
pr,
che applicava il fuoco al di fopra del Malleolo. Mi
dica in fuafè, ha preteso forfè di paragonarmi a quel
Monaco? Intende forfè caratterizzarmi per Ciarlata-
no? Io gli fon tenuto del complimento. Ma gli Ag-
giungo però , che il confeiTo de’Sa /j deciderà a chi
di noi meglio fi adatta si onorevole Carattere . Frat-
tanto lochiamo a riflettere , ed a vedere la gran diffe-
renza , che paffa fra la uftione del Monaco fopra al
Malleolo, e la mia tra le ultime due dita del piede .
Con favio accorgimento il Signor Cotogno non vol-
le tentare la prima uflione, perchè fcmbrar gli dovca
piena di pericolo . Ed in realtà la combullione di un
ramo con fiderevole del nervo tibiale, che ferve a va-
ri ufi neireftremo piede, non è cofa da avventurarfi dal-
la prudenza di un Profcffore !\agionatore , ed Amante
dell’altro ^omo. Siccome quel ramo nervofo non può
'effere invellito dal fuoco fenza la combuflione infieme
di queH’aponeurotica foftanza fu cui ripofa, cosi la ta-
le uilione potrcbb’cffer cagione di difordini afsai peg-
giori della Sciatica fiefsa . Quindi a ragione il Signor
Cotogno non ne approvò il progetto , e la prattica .
ii 8 . Non cosi però della mia uflione . Qual peri-
colo, ed inconveniente può temerfida Lei? Quefla
fi efeguilce fui confine de’ filamenti ncrvofi del gran
cordone fciatico , che non sono, a dir cosi, di alcun ufo
in quelfito, o lo fono di qualche ufo meno impor-
tante. E perciò niente pericolofa è l’operazione . Ed
ancorché per ipotefi niente proficua efler ne doveffe
l’evento , cfsendo la tale uflione più innocente, e
men dolorofa de’ Vefcicanti (,78* )> perché non do*
pi
vri commendar/I il di lei ufo? Perchè non dovrà a
lei accordarli fopra del Vcfcicante iftefso la prefe-
renza?
tip. Il medefimo Signor Cotugnoja cui mi feci un
dovere di comunicarne la feoperta , dopo averla ono-
rata nel fuo libro colla deferizione ancor del manuale ,
confefTa con quella fincerità, eh’ è propria di un’Ani-
ma fpregiudicata , di non aver con rincrefeimento
sperimentata la mia uftione per un certo panico timor
degrinfermi (a) . E così fcrivendo, forse Ei condanna ,
e riprova la mia uflione ? La compatifee, e l’appro-
va anziché nò . E di fatto colla gentile fua risposa
m’incoraggi Egli a renderne palesi le offervazloni a
prò de’ languenti nolìri fimili (^) . Ed io, fenzafàr-
mene un merito , confelTo a gloria del vero , che fra
gli altri motivi, onde mi determinai a pubblicarne il
metodo, l’ultimo non fu quello di predarmi alle fuc
efortazioni: del che Egli con altra giocondiffima Tua
lettera mi diè tellimonianza di contento 5 e foddisfa-
zione (f) . Poiché meglio allora informato, e per-
fuafo delle OlTervazioni, ficcome venne tutto a com-
prenderne il vantaggio , cosi fi degnò di contellarne
coll’autorevole fuo voto l’approvazione .
120. Bua-
(o) Unum modopiget, unte Anno MDCCLXXII.
noluijfe me ndhuc aìteram ad me litteris indicavit .
urendi experiri rationem y Loc. cit. §, LVII.
quonìnm vehementer (h) Leggasi la lettera
gris tìmuì , quam Auditor del Signor Cotugno in
olim nojter , nunc Claris- fine .
fimus Ortonu! Medicus Io- (c) Leggasi l’altra lette-
sephus Petnnus datis ine- ra in fine .
92
120. Buon pertanto, buon per me, che fearmiof»
fenfivcdel Cattedrante fi fon convertite in difenfivc t
mio prò : vai quanto dire» Tautoriti venerevole del
Signor Cotugno oftentata a mio danno fa ora tutto il
pregio e l’onor della mia difefa . Io dunque ho piutto-
fio ragione di ringraziarlo, vie più per avermi cosi
fuggeriro l'altro motivo , onde all’ufo de’ Vefcicanti
e(Tcr debba preferita l’uOione . Intendo alludere al fug-
gerimento dello fteflo Signor Cotugno. Impercioc-
ché fei Vefcicanti giungono talvolta a ripurgare im-
perfettamente a forza di ficnti, e di dolori le nervofc
guaine , di rado , o nommai però han la virtù di pre-
fervarle da’ nuovi infoiti della recidiva, perchè man»
ca loro la forza di munirle a refiftere al nuovo affluflfo.
Qiiefia virtù al folo fuoco è riferbata ( iig. ) . L’igni-
to mio ferro fa far qiiefii prodigi . EtTo folo ha il van-
to di efiliar la Sciatica , fenza tema di regrello , e di
recidiva • Non dico quefio per vender frottole . Par-
lo j e ferivo coll'autorità degli efempi . Niuno fra
quanti fubirono la mia uftione , ninno foggiacque
al defiino della recidiva .
I 2 I. Ma il Signor Ricci Ripiglia il
tedrantCi farà forfè l’ eccezion nella regola. Coftui
fi non fo fe per fua , o mia disgrazia , è l’unico , che di-
Ibnora il Rimedio . Quinto , oh quanto potrei dire
fu ’l di lui cafo . Potrei .... Ma io non voglio ,
fìlofofàr fu quella difamina • Lo dilli altra volta : feri-
vo per difendermi , non per incolpare gli altri. Sudo
per giovare , non per nuocere ! fo alto fu meriti miei
non fu’ demeriti altrui. Non fon cosi folle» che per
farmi
95
farmi conofcercs voglia impiegare la lingua , e la pen-
na contro i difetti, e le magagne altrui. Io abborro
anche in altri un tal coftume difonorante. Si uccia
dunque , e fi pafil all’ altro paragrafo .
§. XVII.
•L Escara impedì nel princìpio V uscita degli ^mori
$. IH. 'Non potè il fiero sgorgare in progrejfo di tempot
perchè addensati Jjimo . I tanti Vescicanti nel Novem-
bre , e Decemhre dell'anno /corsi , appofli ora fui tro-
cantere risaputo , ora sul capo della fìbula , ora quat-
tro dita al di sopra del malleolo eflerno , e/ìrafjero fem-
pre umori come gelatina - Sebbene non fi deftflè da V e-
scicanti , pure gli umori non divennero meno addensati.
Laonde nel tutto del Signor Paziente eftjìeva un veleno
coagulante , qual' è il Celtico , che del continuo produ-
ceva il mede/imo effetto nella medefìma parte , cui get-
tavafi per la {leffa legge di affinità , per la quale vi fi
era determinata la prima fiata . Se il fuoco niente eflraf-
se della materia del male §. III. e XVI . , se collo /limo-
lo chiamò nella parte affetta tanto altro veleno afrodifia-
co § . XI. fe oltremodo irritò il nervo , e le vicine par-
ti $. VII. di prima irritate , e deboli §. I. Se venne tra-
sandata l'unzione mercuriale , la quale combatteva la
Causa mandante ; nìuna metaviglia deve recare , che
{afferò feguite le canjeguexze del §. II. Malora il Cerii-
fico aveffe avuta la fofferenza afcoltare ciocché il Medi-
co curante aveva offervato , farebhefi forse afienuto
dalla operazione y che solo volle decidere , ed eseguire.
Vere , o false le offervazionì da lui fatte negli altri Sog-
getti ,
94
getti , la regola Loica deve renderci sempre canti nelle
azioni ; a particularibus enim ad univerfalia non (la-
tini argumentandum eft ; funt quaedam phoenomena ,
quae videntur fimiliaj ncc tamen piene funt , quorum
non idcirco eadem causa conftituenda eft . ( Genucn-
fìs Inftitutioncs Logicae lil>. ii, p.$i.
122. Eccoci all’ Epilogo . In quefto paragrafo , fa
il Maellro la ricapitolazione de* fuoi argomenti , e
delle fue dimollrazioni . Ma che oOfervo ? Ei con un
colpo tutta ne rovefcia la mole indigefta : con pochi
tratti di penna sconcerta , ed atterra quanto ha edifi-
cato. Cosi è. La verità, malgrado gli orpelli . eie
Mafchcre , fi fvela da fefteifa , e trionfa anche in boc-
ca di que’che le fan guerra . Il Cattedrante dopo aver
fudatOi e fcritto tanto per incolpare della recidiva la
unione , conf.*iTa al fine , che il celtico dominante ve-
leno di continuo produceva il mcdefimo effetto nella me-
defima parte. Grazie al Cielo. Dunque non più la
miauilione, ma quel maledetto celtico veleno fu la
causa immediata di quelle miserie. Ottenuto ho l’in»
tento . Ma un altra grazia mi refia ad impetrare .
laj. Ecco ancor quella ottenuta . Profiegue il
Cattedrante a confelTare , che//gallico coagulante vele-
no gettavufi nella medefma sede per la fiejfa legge di
affinità , per la quale vi fi era determinata la prima
fiata. Dunque non piu lo (limolo del mio ferro fu la
Causa mediata dell’afflufio di altro veleno afrodifiaco >
ma lo fu quella fiejfa legge dì affinità , da cui prima
ancor dell’udione era vi (lato chiamato . E non è forfè
quefio tutto quel eh' io diceva ? Quello forse non fu
95
Il fentimento di que'Savj ProfeOfori uniforme al mio ?
Piflano le Carte. Oh! come in un momento il lavo-
ro di tante notti ; il parto di tanti (udori , e della
più ingcgnofa Filosofia è andato in fumo.
124. Or non devo ancor’io far repitome de’miei dif*
carichi ? Il Cattedrante me ne ha dato l’efempi*}. Ma
non fi lufinghi di cogliermi in ritrattazione . Non fa
contradirfi chi non mente. Io farò brevi (fimo, e mi li-
miterò a quel che più intereffa . L'Aforifmo dMppocra»
te fu il suo primoi e più potente Argomento $ Il l. Ma
fu dimollrato in tutti i Tuoi rapporti inapplicabile ( 22.
c feg.) . Fu gridato a lungo contro del fuoco VI I. ?
Ma del fuoco medefimo fu dimoilrato il valore (jp*) .
Fu portata in trionfo la difficoltà dell’efcara $. III.
Ma ne reflò fmentita l’cfifienza (45.) ne fu divi-
fata l’innocenza (50.) e ne fu porto in chiaro il van-
taggio (pp.). Furono inventate immobilità , contra-
zioni, abbroftiture , e cento altre fanfaluche si fatte
5. V. Ma ne fu dimollrata la futilità, l’ incongruen-
za , e la fallacia ( e feg. ) . Si efaltò lo (limolo , e
l’affiuilo ^.XL. . Ma furon dimortrati i vantaggiofi
effetti del difcreto , e fugace (limolo del fuoco nel cu-
rare, e nel prefervare dal male(p4, e 113 J . Fu e-
filtato l’ufode’Vefcicànti §. XlV. Ma fi pofe in lumi-
nofa veduta , che il foro aperto dal fuoco fia più ido-
neo al ripurgo, più profittevole ( 100.) e men tor-
mentofo della piaga del Vefcicante . Fu dimortrato ,
che la recidiva fu effetto della cagione ideila del ma-
le primitivo (6a.) . Si è dimortrato in fomma tut-
to quel che conveniva per ribattere , e rintuzzare i
fo
5)5
fofifmi , ed i Paralogifmi dell’ aceufatore *
125. Tre altre cofe reftano in quello paragrafo a
fcrucinarli, come quelle cbeferifcono il mio decoro.
Soddisfarò ad effe di rifpoffa, ed ho finito .La prima è
quella. Traile altre caufe riferite ddle infelici Jegui-
te confeguenze > piace al Cattedrante annoverar nell’E-
pilogo un’altra caufa novella mai per lo innanzi anno-
tata , cioè la trafandata Vmione Mercuriale , la quale
combatteva la Causa mandante . Quello obbietto en-
trava forfè ad aver luogo nell’Epilogo? Ma bene , o
mal collocato ha bifogno di rispofta j ed è quella
L’ufo del Mercurio ch’era fiato apprellato fenza mia
Scienza fu fenza il mio voto ancor fofpefo, priacchè io
entrain per la prima volta a vifitare il fuo Infermo.
Quello è un fatto parlante {a) . Or fi argo menti cosi.
Se la fofpefa unzion mercuriale fu caufa ielle feguite
sciagure , colui fol n’è in colpa , il quale ne ordinò la
fospenfione . Chi altro mai , fc non il Medico della
cura ne fece fofpender l’ufo ? Dunque Ei folo è il reo
dejle feguite feiagure . Ma io in nome di tutta la Me-
dica Facoltà da quefia reità l’affolvo .
125 . La feconda cofa forfè è più intcreffante , cioè
che il Cerufteo fenz afcoltare il Medico folo volle deci-
dere ed efeguire . Il GeruGco esegui la ullionc , ma col
voto , e coll’approvazione del Medico Curante . Di
tal verità ne fan fede il Signor Ricci » c ’l Chirurgo
affi (lente . Io non fon di coloro che fi offerifeono cac-
ciandofi entro le cafe altrui ; non vò cattando gl’In-
fer-
(0) Leggasi!’ attefiaco del Chirurgo in fine .
07
fermi per ifpacclar le mie ricette ; nò mi avvilifco offe-
rendo l’opera mia. Io fui all’atto dell’uilione invita-
to ; e la medefima fu bene indicata , e meglio efe-
guira . A torto dunque il Medico Curante attribuifee al
Cerufteo il difpotifmo di aver fo!o voluto decidere , ed
efeguire . 11 creder quello di me è Io flclTo , che cre-
der facile alle nozze diCatone.
127. La terza poi pute di mordace rabbia Canina
Negarmi in barba le oOfervaziooi , c le fperienzcdel
mio ferro ? Vere , 0 falfe le offervazìoni da lui fatte in
altri /oggetti . E non'è quello il mettere a cimento la
impertubabilità di Zenone ? Soffrirò pure di elTere ri-
putato un’uom dappoco , c d’infeliciflima Minerva;
Ma non foffrirò poi di edere tacciato per impoflore , e
venditor di fole . Siravvifa nel racconto delle mie of-
fervazioni la verità non inorpellata , ma genuina e fin-
cera. Si crederà forfè che io prevalendomi deH’altrui
buona fede mi fla abufato d'ingannar colle pubbliche
flampe la Medica Repubblica ? Ghi’l crede , s’inganna.
Mifura Ei forfè il mio col fuo cuore . Condoni il Cat-
tedrante. Si compiaccia di trattenerli meco per un
momento per fargli vedere chi di noi ebbe l’orgoglio
di vendere al Publico vere > 0 falfe Ojfervu^iioni . Par-
lo delle vere 0 falfe spampanate fparfe da lui in quell’
aureo Libercolo dato alle flampe full’Epidemia di Piz-
zoli , che farà un gloriofo monumento a’ suoi più tar-
di nipoti . (a) .
G 128.
(o) Riflefllonl Fisico- caufe , mezzi di Prefer-
Jdcdichc su la natura, vazione , e Medela dell’
Epi-
y8
128. Traile tante cofe, che fi trovan regiftrate in
quel confolante Libercolo vi è quella di ai}er fulle pri-
me occhiaie diretta la medelaéx quella Epidemia . Trat-
tafi di un contado compofto di più villaggi. Trattali
di una Popolazione di più migliaia. Come mai in po-
che ore , e fulle prime occhiate decidere del delfino di
una pcricolofilfima Epidemia! Ecco però il più gra-
zioso : c pure niunoha pericolato . Quello è GarcalTa.
Or chi è frappatore ? Chi fa uccellar colle (lampe ?
125). Ippocrate, Galeno, Sidenam , Huram, c
Ramazzini non furono tanto fortunati , e le loro om-
bre ne invidiano la gloria Cattedrante , per non a*
ver saputo formar nel giro di poche ore l’idea di una
Epidemia, e molto meno ftabilirne fulle prime occhiate
la cura col piacevole contento di veder tutti guariti .
Anzi Ippocrate non ebbe il rolToredi confeflfare ne’fuoi
Epideraj , che di quarantadue infermi foffri il ramma-
rico di vederne venticinque perduti. E Ramazzini fui
gran punto dell’ Epidemia efclama elTerne cotanto ma-
lagevole , e perigliofa la guarigione , che non può di
lei formarli il vero carattere , fe non dopo che di ca-
daveri fon piene le tombe (b ) .
130. Il nollro Cattedrante però accortoli di aver ta-
gliato Zucche , con un’atto di prevenzione s’ingegna di
dilTi-
Epidemia di Pizzoli . ^ feflìone , legga quello II- ,
Chi avelTe curiosità di bro .
rifapere il carattere dell’ (/’) Vera Epìdemìco-
Autore , ed i principi! , e rum Afe&uwn Curatio
là Logica di cuiEglifa ufo non innotesck y nifi cum
nell’ efercizio di sua Pro-, bufìa piena fuerìnt. Dis-
seri. I. 40-
99 '
diffipare Taltruì rtupore . Sembra a vero dire ( cosi Ei
fcrivc) (a) una meraviglia decidere di unaEpidemìa nel
laffo di poche ore . Ma una naturale prontezza efercita-
ta giornalmente nel Medico mefiiere coll' affuefa,
zione a diverfi climi può prefio formare una difiinta idez
di un morbo popolare • Chi c coflui che parla? E’ un
Medico ? Ma un Medico di prima lana ; un Profcflbr
di quell'arte lunga , e perigliofa non dovrebbe ferivea
cosi . E di fatti cosi non dicono i Pizzolani , che
Baila . A me non conviene riferir qui quel che ne di*
cono , Io taccio poiché talvolta
E’ più loquace
Di una lingua che parla, un cuor che tace;
151. Ecco chi ardifee fpargcrc la diffidenza delle
mie oiTcrvazioni , ed infamarle per falfe . Ma con-
tro di me non gridano i Pizzolani per ifmentirmi . Le
Storie delle mie OiTcrvazioni reggono al confronrodi
Soggetti anche ben noti in quella Città. Per toglier-
fi d’inganno parli con elfi . E fe avrà il piacere di fa-
re il Medico Errante per aiTuefarfi meglio a’ diverfi
climi potrà fare un giro perle noflre Provincie . Va-
'da in Ortona ; ed interroghi D. Tommafo Valentini ,
D. Olimpia Rivera rifpettabile Dama Aquilana accop-
piata col Signor de Zelis , e ’l Signor Giufeppe Ma-
gnarapa fu’ prodigiofi clTetti delle mia Saettina , Paf-
fi in S. Vito , c da queU’Arciprcte de Lollis fi faccia
narrare il felice evento della uflione da lui fofferta .
G 2 Fac*
(a) Nell' Appendice In merita tutta V atten^lo-'
fine 3 eh' è il pe^i^^o f che ne del Lettore ,
lOO
Faccia poi un giro In Guardiagrele è colla guida di
quel dotto Profeffor Furlani cfaminl quanti furono da
lui profpcramentc guariti . E quando non voglia cre-
dere a’vivij porrà interrogarne i morti , che non menti-
fcono. lo gli auguro gli anni di Neftore; ma di ritorno,
com’finea, far potrebbe un paffaggio all’altro mon-
do , non già fu la barca di Caronte , ma fu la na-
ve volante del P. Lana. Ivi dal Canonico D, Giu-
feppc Tafiìarclli , e da altri parecchi potrà fincerarfi
della verità fu quanto io fcriflTi ■ Vada dunque. Il
Ciel Io accompagni . Ed io co’miei voti ne accelere-
rò il ritorno .
ija. Chiude il Cattedrante querto paragrafo con
un Canone Logico del Genovese : a partìcolarìbui
ai univerfalia non ftatim argumentandum . La re-
gola è collante ; ma applicata al cafo noftro, cal-
za al roverfeio . Vediamolo, Infogna quel Filofofo
non doverfi da’ particolari trar l’argomento agli uni-
vcrfali . Quelli sono aritmeticamente limitati ad uno ,
o due cali : quelli non fono da numerica limitazio-
ne circoferitti : quindi nella clalTe de’ primi entra il
cafo particolare del Signor Ricci ; in quella de’ fe-
condi entra l’universal corredo di tutte le altre olTcr-
vazioni . In foftanza è particolare il cafo del Signor
Ricci : univcrlali son gli altri . Or non dovendoli ar-
gomentare dal particolare all’univerfale, l’adottata re-
gola ferve a lui di rimprovero» cd a me di difefa.
Imperciocché il pretefo infelice cafo del Sig. Ricci
non dee fcrvir di argomento contro l’univerfalità degli
altri cafi sempre egualmente profittevoli » e fclicrj
lOI
dunque il ckito Canone in vece di nuocermi, mi fa-
vorifce. Ne ringrazio chi devo .
ijj. Mj v' ha qualche cosa di più in mia difesa. II
SignorRicci fé non ottenne la total guarigione , ri-
portò almen dal mio ferro quelfollievo , e quella tre-
gua , che indarno sperò da tutti gli altri efficaci éjuti .
Dunque il di lui caso (iccome non dice llrettamente
contraJizione a tutti gli altri, così neppur merita ef-
fer l'eccezione della regola univerfale . Ma fialo pu-
re . M’illumini il Cattedrante . Forse l’Oppio fe non
fopifcc talvolta i fenfi , le non richiama il fonno , ccP
feri forfè di clfere unfonnifero? Non farà forfè un
febbrifugo la Chin-china , fe tal volta non eftinguerà
la febbre? E fe le Unzioni Mercuriali non correflcro
nel Signor Ricci il Celtico dominante veleno, non me-
riteranno più forse di elTerc un Antivenereo . Dunque
perchè non giunfe a liberare dalla Sciatica il Signor
Ricci il mio metodo, non farà forfè l’Antidoton della
Sciatica ili ella ?
134. Mi dica il Cattedrante , e farà da me tenuto
per un* altro Apollo • Mi dica qual rimedio in Medici-
na cotanto certo e licuro , che per ideane circortanze ,
c per ignote ragioni non delude talvolta le nodre più
belle speranze ? Alla fola fua naturai prontezza di Spi-
rito efercitata giornalmente nel Medico Mefiiere cedo-
no i morbi , gli affanni , le sciagure . Queda però
farà una prerogativa, ed un privilegio proibitivo del
Medico, non della Medicina . Bada ; non più . Ci re da
fol di vedere , com’ figli dà 1* ultima mano, e fuggclla
il gran lavoro .
5.XV1II.
162
s
§. xvtii.
Crlve l’iflejfo Signor Vetrini « che in Ortondi fdU*
fiato da quel Vublico vidde fare U Vjlione da un Frate
fninore Offervante Zoccolante , che nascondeaft a\Vro-
fefjori ; eh' Egli deluse la gelosìa del medejlmo , fingen-
dofiundomefiico del Taziente . Era il Frate un secondo
Ciarlatano t perchè amava operare dì nafeofio i cer-
tezza deli' impofiurxi II Monaco ^ e'I Frate avvertono
il dettò t
FÌngunt se Medìcos quivis idiota . Sacerdos ,
ludaus , Monacus , Hijirio , l\ajor , ^nus .
Ècco efeguìtìgli ordini di quella [{egia ‘Odierna . àqui-
la li <i. Giugno 1786. Giufeppe Liberatore Fregio Catte-
drante di Anatomìa i Chimica 3 e Medicina nel F,eat
Collegio ^Aquilano .
135. E’ una crudeltà turbar le ceneri, e la quiete
ài un Frate minore Offervante : e richiamar dagli eter-
ni fipofi l*orrbra di Un Religiofo defonto , ed in un
rapporto umiliato al Tribunale infamarne la Memo-
ria col titolo di un fecondo Ciarlatano ... i . con cer-
tézza dell' impoftur a} Non perdonarla a' morti ? Po-
vero Religiofo ! Qual male fece mai al Signor Libe-
ratore per meritare si fatti rimproveri ? Ho capito »
Non è il Frate , ma sotto quella mafehera , fono .10
l’oggetto del fuo furore i Io si, io fono l’Empirico»
io il Ciarlatano ■» A me è diretto il faluto •
.. . i Mutato nomine de me
Fabula narratur .
136. Io Ciarlatano ? Io ìmpoftore ? Quello è
, Va‘t-
troppo i
103
Tarcìus ifta >viris tamen obiicìenia memento .
Ei dice che certezza, dellimpoflura è operar di nasco/lo
Io che roi feci un pregio di manifellare il Frate, c
chiamarlo in Autore con prevenirne finceramente il
Pubblico, potrò io dunque eOfer tacciato per impollo-
rc ? Tale farà chi *1 crede. Se da un Frate , materiale
e meccanico operatore apprefì quel metodo , non lo
fpacciai però da Ciarlatano e da Empirico. L’appren-
dere da un’Empirico, non èlortcOfo, che eCfere Em-
pirico. Io progettai al Pubblico un sì valoroso Rime-
dio dopo di averlo liberato a fona di ritieflioni , e di
Offervazioni dalLEmpIrismo . Allora si , quando mi
parve : optatxm curfu contingere mctam > allora lo fe-
ci pubblico } fenza però appropriarmene la feoperta.
E potrò poi elTcrnc motteggiato per Empirico , e Ciar-
latano ? Al linguaggio fi conofeono i Ciarlatani , c
grimpofiori al tratto .
A cafo io non parlai.
Intendami chi vuol; già mi fpiegai.
137. Ma chi ha detto al Medico della naturai pron*
tezzxy che non può un Medico Filofofo apprendere
da un’Empirico , acquifiare da un Ciarlatano ilumi
di un nuovo ignoto rimedio ? SI > può j e deve . Ba-
fterà eh' Ei fi prenda la Cura di ripurgarlo dai prefti-
g) della Ciurmerla , e co’ principi dell' Arte farlo fer-
vir di follievo alla languente Umanità . Si rammenti ,
che la Medicina non ebbe i fuoi natali dalle Cattedre ,
e dalle Accademie . Ella è figlia della sperienza ; e da
quella poi fon nate le Teorie , ed i Sillemi . Quindi a
ragion dide Gclfo , che la Medicina fperimcntalc è Ma-
G 4 drc
■Ì04
drc della Teoretica (4) . Che giova all’Uomo, dice
lo fieffo Gelfo {b) saper la natura del mal che Topprl-
me, fcnza faper poi il rimedio, che da quella infeli-
ce condizione lo follevi ? Ecco dunque quanto impor-
ta apprender da chicchefiìa que’rimedj, che alla U-
mana falvezza fiano i più profittevoli.
13S. Di quella verità perfuafo il gran Padre della
Medicina Ippocrate , non mancò di efortarc i fuoi fe*
guaci a dover dal Volgo , e dalla Plebaglia invelliga*
re quel che più giova alla mcdela de'Mali (c) fino a pre-
llar fede alle donnicciuole (d) . E Galeno memore di
quello infegnamcnto finccramente confelTa in più luo-
ghi delle fue Opere di aver apprefe varie preparazioni
Medicinali dal Ciarlatano Efchirione , che vivca in
Pergamo a’ tempi fuoi. Tanto più dunque dovran rac-
corfi si vantaggiofe notizie dagli Empirici , la cui vir-
tù è tutta fondata sulla fperienza , eh’ è la guida più
ficura c fedele degli Atti umani .
1 39. E qui giova ricordare al Cattedrante , che fen-
za Sillemi , e fenza Teorie venne a noi dai Selvaggi
l’ufo della Chin-china : da'Gircafll , e da’ Giorgiani il
Metodo d’innocchiare il Vajuolo ; da’Neri della Gui-
nea
(n) f\iec pojt rationem
Medicinnm effe inventami
sed pofi Medicinam inven-
tain rationem ejfe qucefi-
tam . Ccls.
{b") Scile potius proejtat,
quid Morbuin tollat) quam
quid faciat • Cels.
(c) b^on pigeat exple~
beis sci scitare fi quid adCu-
rationem utile . L. Prae-
ception.
(d) Mulieribus enim fi-
des hahenda e[i ^ ubi de
iis loquuniur , quiz circa
pnrtum accidunt . Lib. de
Septim. Pare.
I
tifeà 11 mczio di abbattere i più disperati Malori coll’
Enfìfema Artificiale. E fé voglia fi far giuftizia al ve-
ro, de’migliori rimedi , de’ quali è ricca oggi la Medi-
cina, fiani debitori al cafo , all'incontro, all’Bmpi-
rifino. Dall’ Arte poi , e dal raziocinio hanno eflì ri-
cevuta la forma , e la perfezione .
140. 11 mio Frate CUrUtano facea ( chi ’l negai)
facea empiricamente ufo della ullione al piede indiftin-
tamenre in tutti i"Vcmorali : ed io convengo , che ne
ignorava filofoficamente la Teoria , c la Condotta :
e perciò l’efito non era Tempre eguale . Era quindi de-
llderabile , che un Medico co’ lumi di Notomia, c Fi-
fiologia fupplilTe alla incspcrtezza di un’Empirico , c
ne formade un fillema . Io fui quello . ConfciTo , che
non era della mia picciolezza quella im prefa . Ma co-
munque vi fia riufeito è da lodarli la mia volontà , il
fine di giovare al mio limile . Quello fu il mio feopo ;
Avrò ottenuto l’intento ? Potrò dire di aver confegui-
to il mio fine? Mi fembra di si , Avrò almeno aperto
ad altri dipiùfublime talento il fentiero col chiarore
delle mie ineluttabili OlTcrvazioni. E potrò poi meri-
tarne de’ rimproveri ?
141 . Vìi Vomo ^ dice il Signor Bueban (a) che arric^
cbìjce di un [ol fatto ben verificato U fomma delle Offer-
vazioni Mediche , rende un fervizio più reale all'or-
tCydi Colui , che fcrive volumi interi per fofienere un
ipotefi}Che vuol favorire>Clacl\o appunto è quel che ho
fattoio; quello è il fervizio , che ho renduto all’Arte
che
(n) Medicina domeni-
ca nella Prefaz.
lo5
che profenfo . A torto dunque ne fon ccnfurato . Ma
il mio Genfore, che or così mi tratta, ricordifi di
aver compatito ed onorato congraziofilTima fua Let-
tera il mio metodo (a) . Non è forse lo ftcOfo ? Come
dunque ha mutato fentimento , e linguaggio > Come
or condanna quel che pria approvò col suo Voto?
L’intendo si, l’intendo. Ma importa poco eh’ Ei mi
condanni. Se il mio Confolato ; dicea Cicerone a M.
Antonio, a te non piacque, è piaciuto però agli al-
tri Romani . Lo (teffo potrò dire anch’io al mio M.An-
tonio , fenza però mancare verfo di lui a quella liima,
ed a quel nTpetto, che gli è dovuto . Frattanto Ei ri-
manga nella libertà di Tempre più perfeguitarmi , ed
io nel propoiito di vie più offcquiarlo . Chi la dura la
vince , dice il proverbio .
142. Il Cattedrante ha terminato W Giudizio. Ho
finito anch'io la mia Analifi . Ei chiude e corona l’O-
pera con un Diftico . Dovrei anch’ io contraporne un*
altro? Nò. Lo avrei pronto: m.a non voglio farla
Scimia . Quel fuo è graziofo . Ma non fo a qual pro-
pofito lo abbia qui collocato. Forfè per far pompa
. della sua peregrina erudizione ? Così è . Potea però
ferbarlo a memoria per farne fpaccio a tempo , ed a
luogo più opportuno . Ma quel pompofo titolo di Cat-
tedrante di .Anatomia , Chimica , e Medicina non è il
più graziofo del Mondo? Di titoli fiffatti fi fregiavano
i Seicentifli . Io efortarei il Signor Liberatore a dc-
'pennarlo priacchè fia fiutato da’ Critici , affinchè non
rimanga efpofto ai loro motteggi .
14J. Ed
(n) Leggali la Lettera del Signor Liberatore in fine .
107
143 . ^ trimembre titolo , a
Chef Se la Medicina abbraccia la Chimica , e V^na~
tomia , c fc quelle fon parti di quella , qual neceflìtà
di cfprimcr le parti dietro all* cfpreffione del tutto f
Ah! quella è l’Arte . . • . Ma non più. Balla quel
che ho detto.
Jam fatis efl » ... Verbum non amplius aidam .
lo però credo di aver già adempito a* miei doveri
Verfo me llelTo per ifcaricarmi , verfo il prolTimo
per giovarlo , verfo il mio Cattedrante per ifgan-
narlo . Del fello comunque io fia riufeito nella mia
imprefa , ho fperanza di elTcr compatito dagl’ In-
tendenti ) ai quali fon diretti quelli Fogli. Nè punto, nè
poco mi curo de* fufurri di quella
Gente, cui fi fii notte avanti fera.
Mi balla fol che fi fappia elTere mia idea di giovare al
mio limile .
Mi balla j che di Me fi dica un giorno :
Collui, fc feriffe mal, pur dell' oblio
Trionferà, perchè d’invidia a feomo
Sol di giovare all’ Uom ebbe defio ,
CA.
loS
CAPITOLO in.
Si conferma con Prattiche Oflfervazioni il
Nuovo Metodo di guarire la Sciatica
colla Udione.
^ L T I £ D E.
144. H O dimollrato finora le Fallacie del Fatto
cap. I. ed i Sofifmi , e gli errori del Giudizio cap. ii.
Ho difcfa , e liberata dalle ingiulle accufe la mia u-
llione con quegli argomenti fieflì , co'quali l’accufato-
re fi è fiudiato di combatterla . Rcfla ora, che con of-
fervazioni ed efempj ne fia confermato il valore , l’uti-
lità , e l’innocenza del Metodo .
145. Molti fono e di gran numero i cali che mi fo-
no fiati comunicati , e che potrei riferire . Ma riferen-
doli tutti, io rifiiiccherei colla fuperfluità , e fi nojereb-
bero gli altri di una ripetizione non necelTaria degli
ileffì fperimenti . Ne riferirò dunque foltanto alcuni t
E perchè non fi dubiti della mia buona fcd« , e non fi
diffidi delle fole olTervazioni mie , a quelle unirò al-
cune altre di ProfeOfori firanieri , le quali faranno da
me traferitte fedelmente da’rifpettivi originali . Co-
mincio dalle mie .
0SSEI{y^2I0VE I.
1^5. X L Padre Emidio dell’ Aquila Sacerdote Pro-
felTo de’Minori Ofiervanti fianziante di famiglia in que-
flo rifpettabil Convento di S. Bernardino , di anni 32.
di
io<?
di temperamento pfetorico , di Abito mediocre , e di
valida falute, fin dal Mcfe di Ottobre dell’anno 1782.
fu forprefoda tutti quc’Sintomi , che colHtuifcono il
Carattere di una Sciatica nervofa tibiale . Per fottrar-
lo dalla di lei ferocia nulla fi lasciò intentato, ma tut-
to in damo , fino all’ufo deVefcicanti nel femore , e
nel capo della fibula inutilmente applicati. Anzi il do-
lore in vece di rallentarfi , e cedere alla forza de’rime.
di, vie più fi efacerbò , coficchè oppreflb dal male lan-
guiva fenza fperanza di guarigione . Per tentar tutto
fi determinò di affoggettarfi airuftionc al piede. Si
cfegul il tentativo nei di 8. Decembre del 1 782.; e nel
momento ftefio fifentisalvó. Edò fiato Tempre be-
re , conforme Io è tuttavia , fenza il menomo indizio
di reddiva .
t)SSEJ{y^ZIOVE li.
146. Da Eleuterio Bufile , Gentiluomo ben cono^
Iciuto qui , ed altrove di anni 60., di temperamento
fanguigno- colerico, di abito mediocre, nel Mefe di
Gennaro dell’anno 1782. fu affalito da un dolor lom-
bale , che Io inabilitava a reggerfi in piedi . Nell’in-
tcrvallo di pochi giorni cangiò pofizione il dolore.-
Dappoiché cominciando a ferpeggiare pe’l finifiro fe-
more, ulteriormente diramofii per tutto l’efierno del
femore ili elfo , e della gamba fin’all’ellremo piede.
Effendofi dunque dichiarato il male per una Sciatica
nervofa tibiale, furono impiegati tutti irimedj deH’arte
per fugarla . Iterate fanguigne anche per mezzo delle
fanguifughc , purganti , vefcicanti niun profitto e
fol-
Ilo
follievo portarono. Anzi il dolore inferocì a fcgno,
che l’infermo frallc fmanic efdamava di non poterne
foffrire più oltre la violenza . Diffidando pertanto di
ogni altro foccorfo > volle fcnza indugio efporfi all’a-
zione del mio ferro, animato dal prospero effetto da
effo prodotto in perfona del teflè mentovato Religio-
fo. E di fatto, vane non furono ledi lui fperanze,
dapoichè efcguitala uftione toflo ne rìfentl il fofpirato
follievo , e ne ottenne la guarigione ; fenza che il
Paziente che oggi è in florido flato , abbia mai più av-
vertito un menomo fcgno di ricorfo,
OSSEl{y^ZI07^ E ///.
147. L A Signora Donna Amalia Menechina di an-
ni 40., di temperamento pituitofo , c di una Sanità
piuttofto incoftante , nel mefe di Febbraio dell’anno
1783. reflò nella regione de’lombi colpita da molefto
fenfibiliflìmo dolore, da cui fu per lungo tempo ber-
fagliata . Si fecero varie fanguigne , fi propinarono
replicati purganti , furono iniettate diverfe forte di
Glifteri , ed applicati molti foti ; ma non ne riportò
alcun profitto. Anzi il male in vece di cedere alla forza
de’rimedi .acquiflò maggior vigore , e cangiò fito . La
doglia in quell’epoca crebbe nell’intenfità non folozma
fi diffufe benanche nella fommità del fèmore , e quin-
di nell’ellerna faccia della gamba fino al piede . Allo-
ra fu , che fi tentarono i vefcicanti nel capo della fibu-
la, ma fenza follievo . Quindi non potendo Ella più
tollerare la violenza di quella doglia, fi fè coraggio, e
Ili
fi offerì rifoluta alla mia uflione . Fu qucfta difimpe-
gnata alla prefenza di D. Nicola Sciarpaglini Colo-
nello nel Regimento di Reai Napoli , e Gaftellano di
quello Rea] Cartello . Qual ne fu Tefito ? Inconta-
nente Ella ne rifcntl del follicvo ; fi calmò il dolore ,
ma non fi crtinfe tutto ad nn tratto . Col progreffo del
tempo rimafe pienamente guarita. La cagione però
deH’infolito ritardo alla totale guarigione fii un’antico
vizio reumatico che regnava nciruniverfal Marta degli
Umori , e ch’esercitava in parte la fua forza fulla fede
del male. Tratta vafi dunque di correggere quello vi- (
aio ; la quale correzione iiccomc efigeva tempo , co-
si tempo ancor richicdevafi a confeguire il fine della
perfetta guarigione della Sciatica. Lo confcgul di fat-
to felicemente, e nommai più foggiacque ad altro in-
fulto ifchiadico . Anzi vive al prefente una vita più
florida, efalubre.
OSS£l[r»^ZTO'2^E IV.
148. L Uigi Cicchetti di Preturo , di anni 50. , di
temperamento fanguigno, di abito robufto, ed occu-
pato nel laboriofo cfercizio di correr la Porta dall'A-
quila a Roma. A cagione de perenni difagj del fuo
giro, verfo la metà di Deccmbre 1783. fu ad un trat-
to artalito da fenfitivo dolore ne’lombi , che in pochi
giorni «propagò ed eflefe nel femore, nellcrterno
della gamba, e nel dorfo del piede; cosi che videfi ina-
bilitato a profeguire il fuo corfo della Porta . Coll’u-
fo di replicate Sanguigne , di opportuni purganti, di
vefcicanti, <}i fgti , g di unzioai fi amraanzl talmente
il
iia
il dolore , che verfo il fine di Gennaro de! 17S4. Ei fi
fenti a portata d’imprendere nuovamente il fofpefo e-
fercizio . Diceva però di non avvertire in fe fteffo l’an-
tico vigore : e dalle reliquie di un fordo dolore , che
affliggeva le medefime fedi. Ei giudicava di non eiTere
ancor perfettamente guarito , conforme non lo era di
fatto . La pafsò cosi per il periodo di un’anno . A Fe-
braro però del 1785. con maggior empito e veemen-
za fu nuovamente forprefo dallo fteflb dolore ifehiadi-
co. E diffidando di più soffrirne la violenza, e non
preftando piu fede a’foliti rimedj , fi determinò con co-
raggio a fubire la mia uftione . Fu efeguita : e cosi be-
ne corrifpofe a fuoi voti l’evento , che nel termine di
giorni venti fu in iffato di rialfumere l'efercizio del
confueto viaggio di Roma . Nè ad onta de’ rigo-
ri dello feorfo nevofo Inverno, o malgrado i difagi
del fuo efercizio, mai piùha rifentitoun fegno ancor
paffaggiero di moleflia ;
OSSEl^V^Z lOVE y.
I4P. .^LTtefto io qui fottoferitto Medico , come un
Patrizio di quella Città il Signor D. Pafquale Maflìmi
di età di anni 50. in circa, di fanguigna-biliofa tem-
pra, di un ben valido e quadrato Abito di Corpo,
da vari anni a quella parte fu per più volte forprefo
da dolore nella region lombare , che fi eltendeva al-
la fommità del femore deliro fino al ginocchio . E
ficcome si fatto patimento era ricorrente di tempo ,
folTribile piuttollo, e molto più perchè fvaniva in at-
to , che il Signor Paziente fi poneva in cammino , co-
sì
1II
si non Tobbligò a darvi riparo con far ricorfo ad un
qualche Profe(Tore . Alla per fine però da due Anni
in quà nel mese di Agofto fu di nuovo alTalico dal rac-
defimo dolore nelle divifate parti , e detcrminandofi
aireftcrna fàccia della gamba fino al dorfo del piede j
manifefiò il Carattere della più fiera Sciatica nervofa
tibiale , con inchiodare in ietto il fuddecto Signore In-
fermo , e fargli alzare non men di giorno, che di not-
te le più compalTioncvoli grida al Cielo. S’impiega-
rono ben torto i più adattati ripari , come furono i re-
plicati falartì , i purganti, i foti , il Vefcicante nel
capo ’fuperiore della fibola , ed in feguito anche al di
fopra del Malleolo erteriore , ma fenza verun profit-
to, poiché il dolore andava crefccndo adifmisura,
non ortante un’ abbondante ripurgo dalla piaga del fe-
condo Vescicante . Non potendo dunque il mentova-
to Signor Infermo foffrire ulteriormente 1* ecceifiva
acerbità del malore, che non gli dava riporofenon
allora quando fi preferiveva per ellrema necertità di-
fcreta dofe di Oppio , volle far venire dall’Aquila il
celebre Profeilore di Medicina c Chirurgia D. Giu-
feppe Pctrini , il quale riconobbe l’affezione di quel
Carattere , che io di fopra la deferirti . Senza perdita
di tempo quindi irtitul l’urtione nel piede. Una tale
operazione prodmTe un follievo mirabile, ed illanta-
neo in modo , che il fuccennato Galantuomo Infermo
potette fpeditamente camminare per le fue camere, e
farebb’Egli ufeito anche di cafa , fe la dolentirtima
piaga del Vefcicante nel Malleolo elìcriore non lo
avelie rattenuto a letto per lo fpazio di altri molti
giorni . H C?
114
OSSUl\V^ZtOVÉ vt.
150. ISJ El raefe di Marzo del corrente Anno il me«
defimo Signore , fenza veruna manifclla cagione , e
contro ogni fua efpettativa videfi attaccato da un dolo-
re della Hefia natura di quello di fopra narrato nella
fommità dell’ altro femore , e pròpriamente nel fini-
llro, quindi nell’ellerno della gamba, e nel piede *
In pochi giorni il dolore fi accrebbe fino aH’ultimo
grado d’intenfità , malgrado i falaffi , ed altri confa-
centi più ufuali rimedi. Fu pertanto coftretto perla
feconda volta a far venire dall’Aquila il foprannoma-
to D. Giufeppe Pctrini ,per vederfi ben prefio libero
dal fuo penofiflìmo incomodo . Non riufcironoidi
fatto vane le di lui fperanze \ poiché giunto il fuddet-
toProfefiore, e fatta Pufiione, il Signor Paziente fi
trovò nel di feguente in ifiato di poter ufeire a ipafib
co’ fuoi Amici } e col medefimo Signor Pettini . Da
quel tempo fino ad oggi non ha Egli rifentito alcun
fegno di recidiva, e dal di lui volto fpira tutto il fuo
florido primitivo buon*efiere. Tutto ciò per la pura
verità, ed intèndo rattificarlo con giuramento facen-
done d’uopo, Onde&c. Atri li 10. Settembre 178C?.
lo Dottor Nicola Mariocchi attefto , come sopra &c.
Quanto fedelmente fi attefia dal fopraferitto D. Fifi-
co D. Nicola Mariocchi è unifono alla pura, efince-
ra verità, per cui motivo non avrò alcun riparo Io
fottoferitto formarne fede giurata , qiutenus opus
Io D. Pafquale Maflimi Maefiro Giurato di quella me-
defima Città confermo j come fopra Scc,
0 S-
IIJ
0SSEI\V^Z10VE VII.
7JI, Tterto inoltre, come un Giovane Fabbro-Fcr-
rario per nome Giufeppc di Simone di quella medefi-
ma Città d’Anni jo.in circa, di mclanconico-biliofo tem-
pera mento , d’abito gracile, e di flatura procera;
nel mcfc di Aprile del corrente Anno fu attaccato pa-
rimente da Sciatica ncrvofa tibiale. Fu chiamato per
/occorrerlo un Gnirurgo compacfano , eh’ era ben’in-
tefo del metodo di guarirla coll’uftione nel piede . La
fece francamente; c fi vide fui fatto fanato il paziente
fenzacchè gli folle accaduto o nell'atto , o dopo dell’
operazione verun finillro avvenimento. Nè fino a
quello puntovi è fiat* nuova fopravvenienza del fud-
detto malore , ed efercita al pari di prima , e libera-
mente il fu'o melliere. Onde&c.
Io D, Fi fico Nicola Mariocchi attefio come fopra &c.
Trafentem teflificationem fuiffe fubfcriptam propriisma»
nìbiis , ^ charaller ibus mihì cognìtis juprafcripiorum
1. V. Logorìi D. Tafehalis Majjìmi , £>Oiìoris Eij/fici
D.J^icoUi MATÌocchi piene tejlorego I^egius Tentar ius
Clementinus Marucci ab HadrU , (sir /ignavi . I\esque .
Laus Dea <&c. Idem qui jupra 7^. &-c.
Le due olTervazioni , che vengono in feguito an-
notate rilevar fi potranno dalla Lettera , che fi traferi-
ve.E’vero che i cali non ci vengon deferitti colle più
minute circofianze;ma tanto balla, che alficurati ne fil-
mo da un ProfdTore di buona fede , di ottimo Criterio,
« ben conofeiuto nella Medica Repubblica per le fue
produzioni, colle quali fi è renduto utile alla Società.
H a . Egli
x\6
Egli è D. Giuseppe Flajani Dottore di Filofofìa , e
Medicina , Chirurgo della Santità di N. S. Pio Sedo ,
Lettore , e ProfetTore Primario nell’ Arcifpedalc di
S. Spirito in Satfia . Ecco com’Ei fi compiacque rifeon-
trarmi a propofito dell’ ullione nel cafo della Sciatica •
OSSEB^y^ZIOVl Vili. E IX.
152. I Lluflriflìmo Signore &c. Mi è (lata confegna-
ta dal mio Amico Signor D. Delitiis una di lei genti-
liflìma , incili mi dice aver’tlla faputo dal mioGhi*
rurgo Sodituto dell’OrpeJale di S- Spirito, allorché
fu qui lofccrfo Novembre di aver io guariti due Infer-
mi di Sciatica nervofa per mezzo deiruftione al dorfo
del piede fecondo il metodo da lei propollo. Spiace-
mi di non aver confervati i nomi de’ Soggetti, ed il
tempo , che ftìrono da me fatte con felicità di fuccefso
quelle due Cure in Perfona di due Padri Cappuccini,
i quali dopo lungo tempo afflitti erano da quello ma-
lore con impotenza nonfolamente a camminare, ma
non potevano neppure reggerli in piedi . Il fuo meto-
do è oramai conofeiuto generalmente dalla maggior
parte He’ buoni Profeilori . L’efito felice rfe dimollre-
rà femprepiù i buoni effetti , ad onta de’ maligni, e
difpettoli , i quali in odio dell’ Autore facrificano il
vantaggio dc’Languenti miferabiii ; non mi pare , che
Ella debba molto sforzarli a dimollrarlo, poiché i fat-
ti fono in fuo favore . E pieno di rifpetto mi ripeto fuo.
Di V. S. Eccina . Roma li 8. Luglio 1785.
ed Oblfh) Servii,
Giujepùe Flajani .
OS-
OSSEJ{f^^ZIOVE X.
I Llurtriffimo Signore &c. Sapendo quanto vi
fia a cuore portare in veduta l’operazione del fuoco
ncU'oftinato male della Sciatica nervofa , per confer-
marvi nella buona idea , che per eOfo avete concepita,
mi do il piacere di farvi prefente i’Ifloria di un mio In-
fermo, che l’anno già feorfo ebbi di tal male in que-
fla mia Patria . Era Egli un’Uomo di ottimo tempe-
ramento , di età Tua di anni 40. in circa , il quale do-
po eilcrfi forzato a levare da terra un pefo fuperiore
alle fue forze, fentifTì un grave dolore nella regione
de’ lombi, che non avendo curato per la Polita indo-
lenza de’noltri Villani s’ incamminò per paflfare un
fiume , e volendo tragittarli all’oppolla riva , s'impe-
gnò a dare un gran falto , e peggiorò la condizione
della fua lombagine , la quale di giorno in giorno
prendendo piede degenerò in una dolentiffima Sciati-
ca del femore finiftro a fegno , che fu obbligato a ri-
correre all’ aiuto dell’ Arte Medica . Ed avendomi
confultato pria di ogni altro, lo feci ripetitamente fa-
laflare , ed indi gli appreftai vari purganti: c perchè
detto male reli (lette a tali efpedienti , non efitai pre-
fcrivergli 1 ’ Antimonio crudo unito al nitro , che io
volentieri adopero ne’ mali di tal fatta ; e profeguen-
do tuttavia il male, lo paflai alla prattica dell’ellrat-
i« di Cicuta , e delle Coppe Pecche , e cosi refefi tol-
lerabile rolTefa. Tornato quindi a crePeere il dolore
Sciatico accompagnato da molelìa Penfazione di fuo-
co a tutto il femore, e gamba corriPpondente , ten-
H 5 tal
n8
tal il Cinnabro di’ Antimonio col Succino 'preparato
e diafcordio unito, di cui aveva delle favorevoli of-
ferrazioni in fimili Gafi . E pure , contro la mia efpet*
razione, mi venne meno. Sicché credei ogni altro ri-
medio inutile , c vano fuori dell’ uftione da voi dc-
fcritta nella giudiziofa Opera voflra , che ha per tito-
lo 'Nuovo Metodo di guarire U Sciatica nervofa , che
mi trovavo aver letto molti meli prima permiaiftru-
zione , e per apprendere la nuova maniera di operarci
giacché fono amantitTimo di notizie Medico-Chirurgi-
che , in fra le quali conto quella vollra , che da qual-
che fecolo non mi pare fi foffe intefa, almeno per la
novità de! penfiere. Sicché (limai proporla al mio In-
fermo colla frafe per farm’ intendere di lancetta infoca-
ta, come per lo paCfato aveva parlato con altri acca-
gionati da limile male . EfTcndo qui la Sciatica un’ af-
fezione ordinaria , e perciò vi farebbero delle frequen-
ti o’ccafioni di ripetere refperienza t
Il gran punto però fi é , che mai ho avuta la for-
te d’ imbattermi con Infermi pieghevoli e docili , che
volentieri ave(fero acconfentito all’operazione ; e fra
li tanti* che aborrirono il fuoco vi fu ancora il mio
Paziente , a cui per indurlo, neppure badarono le mie
perfuafive ed efortazioni a fegno , che dopo il la(To di
molti meli , che corfero dalla fua Sciatica, tediato lo
abbandonai. L’afFcttuofa fua Conforte feguitando a
premermi, acciò tentato avelli qualche altro rimedio
per follievo di fuo Marito, riloluto lerifpofi, non
aver altro da fuggerire , che la lancetta infocata . Fra-
ditanto rinfeiicc trovandoli senza fito nel letto , do-
ve
llp
ve giaceva immobile per l’acerbità del dolore, che
non gli permetteva un momento di quiete j atterrito
da una parte dalle confeguenze del male, e dall’altro
incoraggito dall’ efempio di una foraftiera fua Amica
che tempo prima aveva patito la Sciatica, ed avea fperi*
mentata giovevole la divifata operazione del fuoco, li
rifolvè chiamare il Chirurgo condotto D, Gollanzo
Mancinf,che con fomma dcllrezza fece la nommai ba-
llevolmentc lodata operazione, dalla quale, come da un*
incanto, fui punto Hello fi fentl migliorato, e potè fubito
dare de' pafil per 1’ angufia fua cafa , abbenchè dalla
ferita fatta nel luogo anche da voi migillralmentc de-
fignato,non fcaturiifc ( come diccfi , che deve accade-
re ) alcuna forta di umore a dilTerenza del giorno do-
po , quando feparatafi 1’ efeara , vidde fortirc dalla
piaga circa fei once di atro fangue , e feguitandoli a
tenere aperta forti un* umor faniofo , finché perfetta-
mente rillabilitofi , tornò , come prima al folito fuo
lavorio, e gode ancora buona salute. Un tale felice
racconto mi diede un giudo motivo di ripetere, co-
me ripeto la guarigione del mio Infermo dalla riferi-
ta udione, che riconobbi fupcriorc ad ogni altro ri-
medio ; ed ogni amante della verità, che voglia ren-
dervi giudizia, dovrà confclTare , che una tale ope-
razione Ila la fola , che polla vincere il contumace
malore della Sciatica a fronte di quanti rimedi abbia
fino a quedo punto faputo cfcogitarc l’Artcnodra.
L idoria febbene lunga, è femplice e veridica , e
mi Infingo dobbiate gradirla j non avendo io avuto
altra mira nel trascrivcrvcla , che quella di favorire
H 4 l'eden-
120
l’cflensione delle Mediche OflTervazIoni » a cui voi lo»
devolmente cofpirate , e fono .
Di V. S. Illma Da Pifeina 8. Luglio 1782;
Divotiff. Serv. V. Obmo
I\Aìmondo Cordefchim
0 SS E I{y^ Z 1 OVS XI.
154. Eneratifllmo Signor D. Peppe.Vi (lete com-
piaciuto comandarmi a dovervi con diftinzione raggua»-
gliare fu gli eventi della voftrauflione nella Sciatica, nel
cafo fi foffe qui o nelle vicine contrade pratticata. E per-
chè mofirate gran premura di volerne con follecitudinc
la notizia , io per farvi conofeere quanto fia grande il
piacere , e Timpegno che ho di ubbidirvi con pronto
rifeontro , vifofapere, che jeri medefimo , appena
ricevuta la vofira mi portai fei miglia lontano da que-
lla Città per informarmi fu tale particolare da un Chi-
rurgo di non mediocre abilità nel fuo melHere , ed ec-
covi in succinto tre cali, ne’ quali Egli fi rammenta
di aver tentata la vofira u filone per la Sciatica, dappoi-
ché da me li fiera tal vofiro prefidio raccomandato fin
da quando onorato venni col dono dell’aureo vofiro li-
bercolo. Là mia richiefia improvifa all’Amico Chirur-
go , c la fretta di tornar qui per l’adempimento delle
moire vifite Mediche non han permeflb, ch’Egli con
chiarezza m’informaOfe , ed io potefii con più diftin-
zionc regifirarmi le comunicate notizie , ragion per
cui perdonerete , fe mancano d’ordine , ed efattezza .
156. Cafo I. Un Ferrato di Senarica di anni 40.10
circa.
Ili
circa, di abito gracile, e tempra fanguigno-biliofa ,
dopo aver qualche tempo in fcomoda, e sforzata fi-
tuazionc detenuto il deliro femore , e gamba , mentr’
efeguiva sull’incudine un lavoro di ferro , fu alTalito da
dolore , che dall’articolazione di quel femore grada-
tamente ft eflcfe a tormentarlo per la parte pollcrio»
re, aumentandoli il ccnnato dolore col moto. Eran
due anni , che folTriva un si crudele tormento, e pro-
vati area inutilmente i diverfi rimedi d’unzioni , pur-
ghe , falaflì , c vcfcicanti ancora , fecondo il metodo
Cotunniano , quando in Agollo 1785. fi prefentò clau-
dicante al Chirurgo N. N. , che gli fece l’uflione al
piede fecondo il vollro metodo , ma volle cfeguirla
obliquamente , per colpire , com’Egli dice , più ficu-
ramente il rametto del nervo ifchiadico lìto tra l’ulti-
mo , e penultimo dito. Nell’atto dell’ uftione forti
del fangue , che fi lafciò verfare per un quarto d’ora
prima di legar la parte , e venne la piaga medicata con
digeftivi per giorni quindeci , nc’quali ripurgò in pri-
ma un’umor fierofo , e pofeia della marcia , feparata
che fu l’efcara . Ma il dolore non cefsò mai , anzi fi è
faputo , che perii llendo del tener medefimo abbia ul-
timamente il Paziente ricorfo ad altro Profeffore, che
gli ha preferito l’ufo delle pillole bellolliane : né altro
fi fa concernente allo flato prefente di queflo malato.
OSS£I{F^ZIOVE XII,
^ 55 - C^Afo 3. A Novembre 1785. un’altro mise-
rabile Ferrato di anni 21., di temperamento fan-
gnigno, di abito gracile, ed ammogliato fu alfalito
per
121
per l'ifteffa caufa del cafo antecedente da dolore'ncl fì-
niftro femore dinotante una completa Sciatica pofte-
riore ; ed avendo dopo una fettimana ricorfo allo ftef-
fo Chirurgo N. N. , che lo trovò a letto per Jofpa-
fmodico dolore , lo fé coHui alzare , e softenerc in pie-
di da altri e gli efcgul Tuflione tra l’ultimo e penulti-
mo dito, fecondo il vortro regolamento. In feguito
di quella offervazione fi alleviò talmente il dolore, che
potè tornare in bottega ai foliti lavori . Ma poi fi Tep-
pe, che di volta in volta rifentiva un dolore fof«
fribile , nè Tappiamo Te col tempo fia interamente
guarito .
OSSEB.P'^ZIOV E XIII.
155. ATo 3. In Bifenti da cinque anni a quella
parte una Zitella di anni 20. tormentata da più Meli
da una completa Sciatica nervofa, che ripeteva da
una lunga diminuzione de’mellrui ; fece pur ricorfo
all*anzidetto Chirurgo , da cui le fu fatta Tuftione al
piede a norma della voflra illruzione . Ed avendo ri-
purgata la piaga per un mefe il dolore fi refe minimo ,
e fvanì poi totalmente al ritorno di un’ abbondante
inefiruazione.
Se il tempo lo avefle permeOTo avrei qui foggiunte
alcune deboli riflefiìoni , che inficm coll'amico Chi-
rurgo immaginammo concernenti all'efico fruftranco
deH'ullione ne’due Fabri , ne'quali può fupporfi de-
rivató il male più dalla diftrazione de’ligamenti artico-
lari del femore , che dal rillagno nella vaginale del
nervo ifchiadico . Gol beneficio del tempo Tpero po-
ter- ■
laj
tervi ragguagliare di al tri tentativi, che farò fare in-
torno la pratrea della voftra uflione, come pure di
due infelici Ifch.adici , che fenz’alcun riparo hanno fi-
nalmente avuto la difgrazia di una fatale fuppurazione
neirifchio . Confervatemi intanto nella voftra buona
grazia ; e pregandovi a comandarmi con ogni libertà ,
di vero cuore mi raffermo . Teramo j
DivotìJJimo Servii, ed uAmico
Giacomo 7\licoU Ejcci .
OSSEl^y^ 1 1 OV E XIV,
157. Mieo Carirtlmo . Primacchè V.S. dato avef-
fe alla luce l’opera intitolata ; Nuovo Metodo di gua-
rire la Sciatica nervofa , la maniera di guarirla col fuo-
co era nella Repubblica Medica bafiantemente nota .
Di quello io ne peiTo effere il tertimonio verace per
averne avuta la memoria fin dal 1780. dal fu Signor
D. Leonardo Frontoni Dottor Fifico, c Regio Cat-
tedratico di Filofofia nel Reai Convitto di Ghieti ,
quale era (lato Spettatore di tale operazione più volte
efeguitadaun Frate mediante una Saettina infocata ,
che dice lui ailomigliare ad unrafeiatore da Pittore.
Tale operazione però era pur troppo confufa , perchè
fi efcrcitava empiricamente fenza teoria ■ e fenza dare
lina minima idea dell’ifchiade nervofa , come a chia-
re note da fuo pari vien deferitta dal Signor Cotugno .
Dopo però la pubblicazione della voftra opcra,la cofa fi
è vie più dilucidata ; eia Società anche a V.S. profeffa
della grande obbligazione perchè dopo i tentativi prò-
134
porti genencamente da* nortri Maertri per guarire ta«
le fpezie di Sciatica , ha adottato il Metodo di fo-
cate ne’ luoghi fecondo la propria , e fpeciale in-
dole.
ij8. Tale operazione , che urtione viene appellata,
appena comparve al Pubblico incontrò delle varie dif-
ficoltà , che da molti fi proponevano ; e fpecialmente
dalla felice memoria del Signor Frontoni ; ma il tutto
reftava fmentito da tanti fperimenti da V.S. illituiti, co-
me apparifee nel fuoOpufcolo . Di fatti animato il
medefimo Signor Frontoni dalle fue favie rifleflioni ,
e fperienze , mi obbligò a pratticare una tale operazio-
ne , facendo cortruire quegl’irtrumenti , che delineati
vengono nella fua Tavola . Ed in effetto fi pratticò in
due diverfi {oggetti afletti dalla Sciatica ncrvofa , de’
quali per mia , e fua confolazione penfo trafcriverc le
due feguenti ifloric .
ijp. Cafo I. La Signora Francefea Giammaria ne*
Malini co'mmorante in una Villa circa un miglio c
mezzo dirtante da quefta Città , di temperamento fan-
guigno , e di forte cortituzionc di corpo dotata , di an-
ni circa 51., foffrl un’Ifchiade nervofa tibiale per lo
fpazio di circa anni cinque , il dolore, che tollerava
la parte pofteriore del femore e della tibia fi ertendeva
fino aH’eflremo piede . Il medefimo per buona pezza
di tempo fi rimetteva per poco , c maffimamente nel-
la ricorrenza de’tempi buoni • La fudetta non poteva
con libertà camminare , nè con tanta feliciti federe,
ed era il dolore nel giorno piu che nella notte fofffibi-
le , e fi cfaspcrava in modo, che difficilmente rinvenir
po-
125
potevi comoda fituazione a poter riposare . Per ri*
mediare a tali fconcerti fi pofero in ufo i rimedi tutti
generali, e particolari fomminifirati dalla prudenza
del Medico Affiliente , ma tutti riuscirono infruttuofi.
Finalmente fi progettò per ultimo rimedio TulHone,
che da me fi efegui fecondo la fua efpofizione da V. S.
già fatta. Si fece dunque l’operazione nel Mefedi Lu-
glio dell’anno 1781. , e dopo di ella ^inferma fi vide
illantaneamcate nello (lato di perfetta falutc , fenza
chè avelfe mai piu avuto fentore di dolore , vivendo
ancora fenz’ombra di patimento .
OS SEI^y^Z lOV E XF.
U!o. C^Afo 2. D, AlclTandro Figlio di D. Liborio
de’ Piis di Villamagna di Temperamento Cachettico, c
di gracile collii uzione di corpo , di anni 16. in circa,
foffrl un' ifchiadc ncrvofa della llclTa fpecie divifata
nel cafo precedente per lo fpazio di circa fei meli. Il
dolore era cosi ecceffivo , che non gli permetteva
di dare un patto , fe non con grande difficoltà .
Non poteva neppure il fudetto liberamente federe, e
molto meno falire le grada di fua cala . Di più in letto ,
e propriamente nel luogo della parte affetta non gli
riufeiva giacere , cosicché paffava quali tutte le notti
in vigilia afflitto e tormentato dal dolore di un grado
eccedente. In tutto quello tempo fi pratticarono de.’
rimedi i più efficaci tanto nell’interno , quanto neU’e-
llerno , e fpccialmente nelle debite parti l’ufo de’ vc-
fcicanti ; Ma il tutto infruttuofo , elTendo quali ridot-
to 1 infermo ad una efirema cmaciazione , e con fommo
rimo-
125
timore di faa salute . Appena ebbero i fuoi parenti a
notizia il profpero evento del cafo precedente , volle-
ro , che io colà mi portarti per iftituire rultione . La
medefima fi celebrò nel 1781. del mefe diAgorto, e
riufcl feliciflìma, reftituendofi la piena libertà all'infer-
mo di giacere , camminare , falire a fuo talento , non
reftando af Iato affetto fenfo puranchc minimo di
dolore .
i 6 i. In tutti i due Gafi precedenti chiaramente fi
comprende il .vantaggio grande, che reca una tale
operazione, imperciocché non folo per quello che
a^ìit produffero ne’due riferiti cafi con togliere imme-
diatamente il dolore , e reftituire la piena libertà di
potere efercitare le loro funzioni j ma bensì per la fe-
guela non producendo il menomo fconcertoncl tutto.
Quel che fi offervò fu appunto una leggierirtima fup-
purazione, la quale fi vide ceduta dopo Io fpazio di
fette o otto giorni , reftando la piaga afterfa , e cica-
trizzata circa il deciraofefto .
i 52 . Da tali fatti concluder fi debbe, che Topera-
zione deH’uftione nelle vere isehiadi nervose tibiali
fia l’unico ed efficace rimedio , con cui poffa ficura-
mente rilevarfi un povero languente j purché l’opera-
zione s’iftituifcaa dovere , e s’iftituifca in quefta fpecie
di male . Sebbene accade , come più volte in altri cafi
è a me accaduto, che nella dubbiezza del male , e per i
Sintomi quafi eguali airifchiade nervofa,che fi offerva-
no, s’iftituifca ancora tale operazione ; pur tuttavolta
non fi è ollervata la guarigione, fi fono però gl’infermi
mantenuti nello ftefto grado di male, non produccndo
ll'J
nè giovamento , nè danno , mettendofi in tal cafo in
prattica l*avvertim;nto datoci dall’antico Maellro : «i-
ftjuves, ftiltem ne noceas . Tanto dovca in difimpc*
gno de'mici doveri , e col defiderio di fuoi ulteriori
comandi coftantemente mi ripeto.
Ghicti 2<?. Agodo 1785.
. ed Obblìg. Serv. ed mimico
Ignazio ^atrini .
A villa di tante OiTervazioni , che dirà il Si-
gnor Liberatore ? Sarà vero il fuo Fatto ? Il fuo Giu-
dizio sìrk ragionato? Per lui rif penderanno i SavJ.
Frattanto io ho fmdamento da fpcrare , che gli efpofli
cali faranno fufilcienti a confermare la verità di quel-
le ragioni da me efpollc nell’Apologià . Ognun porrà
ravvifare da tanti Fatti , che la mia ullione non ofeura
il dolore , ma lo difcaccia per Tempre , perchè la topi-
ca cagion ne diftrugge: Ch’Ella fempremai vantaggio-
fa fi fperimenta nella Sciatica nervofa tibiale . E feb -
ben’ Ella lo fieCfo vantaggio non apporti alle altre fpe-
cie di dolori femorali (i 55 . e i 52 . ) ; pure verun difor-
dine videfi giammai prodotto da un tentativo fiffatto .
Quindi il mio Metodo elfendo femplice non meno che
fieuro 3 non vi farà Profcifore ragionevole , ed amico
dell’Uomo 3 che vorrà impugnarne la Prattica , nè In-
fermo cotanto llupido , o fciocco 3 che non vorrà ri-
corrervi nel fuo bifogno .
Rac*
12 $
RACCOLTA DI LETTERE
In conferma di quanto si è dettò
alla pagina 99. Num. 131.
Num.XXXX. 1781. li( 5 . 0 ttob.
EFEMERIDI LETTERARIE DI ROMA
Roma .
Nuovo Metodo di curare la Sciatica nervofa del
Signor Giuseppe Petrilli Dottor di Medicina, e Chi*
rurgia nella Città di Ortóna .
(j^que pauperìbus prodcfl , locupletibus aque ,
c/Sque negleSium piteris , fenìbusque nocchi t .
Dalla Stamperia del Signor Arcangelo Gafalctti 1781.
in ottavo .
Fra le Malattie più frequenti, contumaci, e tor-
mentose , che fogliono atHiggere l'umanità , deve nu-
merarli la Sciatica nervofa, la quale fi vede il più del-
le volte far petto a’ rimedii più efficaci , che ha faputo
la Medicina inventare. Era dunque a defidcrarfi, che
un qualcJie dotto allievo d’Ippocrate fi prendere |il
penficrc di formarne l’oggetto particolare del fuo fiu-
dio , e delle Tue olTervazioni . Il Signor Cotugno dot-
to Medico Napolitano è flato il primo , non ha gran
tempo, che ha fcritto un faggio fu quello Malore.
12P
Egli però , tuttoché ne abbia fviluppata la vera fede ,
e la cagione , non fi è molto discoftato dagli altri nel-
la maniera di curarlo. Sembra che al noUro Sig. Pc-
trini Gariufcito di trovare una nuova maniera, quan-
to femplice, altrettanto efficace e ficura per giugnerc
a quella cura . Egli mette quello fuo nuovo metodo
in luminofa veduta colla prcfcntc operetta divifa in
due parti . Nella prima llabilisce con brevità e chia-
rezza la Natura , la cagione , la differenza , la diagno-
fi , c la prognofi del Male . Palfando poi all’indica-
zione curativa , analizza con ottimo criterio tutti i ri-
medi pratticati fino a nollri tempi per guarire tal ma-
lattia , e fa vedere con ben fondate ragioni > che di
tanti foccorfi , ninno ve ne ha , che polTa con ficurcz -
za togliere il Male. Nella feconda parte poi fvcla il
fuo Metodo , c fu’principii di Notomia , e fopra oifcr-
vazionialTai prccife lo dimollra per l’unico , e folo ,
che vaglia con ficurczza , c follccitudine a procurare
la guarigione di limil male . L’opera è fcritta con me.
todo , e con Efficiente corredo di Medica non aiTetta-
ta erudizione , Sarebbe a defiderarfi che fimili opere
con più frequenza fi dattero alla luce , perchè gl’infer-
mi venilfero meno lufingati con tanti vani , inutili > e
dannofi foccorfi, c i Medici non follerò dai malcon-
tenti cosi fpetto olfefi coH’iDgiullo titolo d'impollori.
Illi/i) Sig, Sig, Tiie Colmo .
Omplico a V. S. Illnu due Memorie de’miei av-
vili fopra la falute umana , nei quali ho avuta occalìo-
ne di rendere giullizia alla dotta opera da V. S. Illina
I pub-
IJO
pubblicata , pregandola a voler profittare di quella o-
pera periodica per render pubbliche quelle ofiervazio-
nijlc quali in feguito le occorreranno di fare fopra que-
llO'O altri Soggetti .
Defidero l’onore de*fuoi comandi, e profitto dì
quella occafìone di dedicarmi colla più dilHnta (lima »
Di V. S. Illifia.
Firenze ip.Vovcmbre 1781.
Dmo Ol/Olmo Serv.
Luigi Turgìoni .
Le cennate Memorie potranno leggerli al num. 45.
e 4(5. degli avvilì fopra lafalute umana del e i 6 .
Novembre 1781.
Trapali 9. Luglio 1780.
Signor D. Giuseppe Carilfimo . Vi accludo la rì-
fpofta alla Relazione mandatami : e perciò che riguar*
da il progetto di fcrivere un Metodo di Cura perla
Sciatica tibiale, lodo, e commendo il penfier voftro di-
retto a giovare. Io credo che l’operazione Arabica
nuova per adoperarli con utile eligga cali precifi , e di
tali circollanze , che foli polfon meritare , e fperar prò-
fitto da quel foceorfo . I quali cali dovete ben dichia-
rare per non far cadere il Metodo in confulìone, ed in
diferedito . Comandatemi ovunque crediate , che io
polla valere per fervirvi , e v’ abbraccio .
Voflro ^mico e Serv.
Domenico Cotus;no
“7/4-
I
'Napoli 7 . Ottobre 1781 .
S fg'>or D. Giufeppe Giriffimo. Ricevei il voftro
Libro * che fcorfi da capo a fondo . E pollo dirvi in
fcnfo di pura verità, che me ne compiacqui, c mi
parve chiaro, elegante, copiofo, e tale in fomma da
potere , a mio giudizio , piacere agl'intendenti . Ma
la maniera come è (lato ftampato tanto per parte del
formale, che per la correzione , èia più fconfolante
cofa di quello Mondo . Sempre però cosi accade,
quando l’Autore è lontano dallo Stampatore :
Attendete pure a confcrvarvi , ed a coltivare quel-
la parte tanto intereJante dell’Arte , quanto è lo lla-
bilimcnto de’ più ficuri rimedi , nel che, come fuol
poco, o niuna parte avere la congettura, molta la
fperienza , fi va Tempre ficuro di non perderci nè di
fatica, né di riputazione, e di guadagnare in contra-
rio gloria , ed onore . Ed in attenzione dc’vollri Co-
mandi mi rallegno.
Vojlro àrnica , e Serv.
Domenico Cotugno ,
llWiO Sig. e Tne Colini .
Ei Ssendo quella la prima fiata , che ferivo a V, S.
Illmi , ed avendo giammai avuta la menoma attinen-
za colla fua degniflìma perfona , que’ccrimoniali prat-
ticar dovrei , clic fono in ufanza in Umili rincontri . Se
non mi folle noto fcrivere ad un Soggetto illuminato ,
e perconfeguenza fgombro da’prcgiudizj fodisfarei a
I a ta,
tale coftume. Per non trattenermi dunque vanamente,
le dichiaro la cagione , ond’io le ferivo .
Non ha lungo tempo , che la fua Operetta fu la
Sciatica nervofa data fuori alla luce, mi fia cap/tata
fotto l’occhio. Ho veramente offervaco un prodotto
degno della fua illuminatezza. Si ravvifa in eOfo uno
ftilc proprio ed ameno , un’ordine chiaro c dipinto
una critica bica impiegata nelle rifleflioni , e la breve
lodevolidìma efpofizione del nuovo operare del Frate
veduto , e ridotto quindi nel ficuro Metodo Anatomi-
co-cerufico. In leggendolo mi sono meco medefimo
congratulato guatando un’elevato ingegno nelle pro-
vincie nollre . Un folo dubbio, che a mio penfare,
merita qualche rilleflìone, mi è inforto ; non per le
teorie , ma per la nuova operazione promette V. S.
Illri'ia fare , fubitocchè le fi prefenterà d'avanti un’i-
fchiade nervina anteriore ; perocché vuole allora ifti-
tuire la uftione tra il pollice del piede , e ’l fecondo di-
to per ottenere in tal guifa quel fine, che fi confegue
nella pofieriorc , bruciando fra il dito mignolo, e l’al-
tro che di fopra Tincumbe . Quella operazione non
può iflituirfi fenza evidente periglio di Emorragia} per-
ciocché nel deferitto luogo , viene a dire fra l’Alluce ,
e fecondo deto del piede conficcandoli la saettina arro-
ventita, bruciati appena gl’integumenti comuni , apri-
re deefi una confidcrevole ramificazioue , che giudo
nei luogo, ove cadcrebbe la operazione , palla, e fi
profonda fin fotto al Metatarfo : per unirli all’arco
femicircclare, che ivi forma la feconda ramificazione
della poplitca ifielTa chiamata Arteria tibiale . L’Ana-
to-
tomìca mia divifata rifleflione la foggctto al suo alto
intendimento ; affinchè veda , fe debba farfene conto,
o pure riputarfi per ifeipita , e da nulla . La fomma
llima, nella quale ho io la fua meritevoliffima perfo-
na me le fa fcrivere quello mio pen fiero fievole al par
degli altri, che mi eccita la mia rifleflione snervata e
fenza veruna lena .
Degnandofi ragguagliarmi , la prevengo a farlo fu-
bito ; poiché fra breve , terminate , auxilUnte Deo , ta-
lune poche Mediche Cure mi rincamincrò per la mia
patria Cartel di Sangro, ove mi rinverrà del contino
vo difpofto a’fuoi venerati comandi ; in afpettativa
de’quali , doppo averle dedicata la mia inetta fcrvitù,
«ortante mente mi dico .
Di V. S. lllma . Aquila li <?. Aprile 1782.
Disino Servo V. Obblmo
Giufeppe liberatore ,
COPTA DEGLI ATTI
Formati in quello Tribunale di Milizia ,
Illmo Signore,
1 L Dottor Fifico D. Giufeppe Petrini fupplicando
cfpone a V. S. lllma, come TOfficiale D. Antonio Ricci
commorantc in querta Città più volte ha chiamato l’O-
ratore tanto per i fuoi bifogni di fallite , quanto per cu-
rare una certa Donna che tiene in Cafa Aia , fenzac-
chè mai ricordato fi forte de’proprj doveri nella foddi-
1 3 sfa-
J54
slazionc di tali fatiche , Che anzi il fuddetto Sig. Ric-
ci ctfcndo (lato attaccato mefi fono da una Sciatica ncr-
vofagallica, pcrcui fcnza profitto fperimentato avca
tutti i rimedi dal fuo Medico prcfcrittigli , (limò con-
fultare l’Oratore , il quale gli progettò TUfiioneal
piede, come quella, ch’era riuscito di vantaggio ad
un gran numero d’infermi aggravati dallo ftefTo malo-
rct Si efcgul dunque la tale operazione con preven-
tivo confenfo del fuo ProfeflTore Curante , e tale fu il
follievo ; che ne rifentl nel tempo iileffo del Manua-
le , che credendofi il Ricci pienamente guaritOj fin da
quel momento di(Tc all’Oratore, che non più s’inco-
modaOfc di vifitarlo , giacché con tentava fi , che la U-
flionc veniiTc medicata dal Chirurgo D. Vincenzo Ba-
rone , il quale fu prefente all'applicazione di quel ri-
medio : Da un tale parlare rilevando l’Oratore , che le
fue vifitc riufeir potelfero di aggravio agl'intereffi del
Sig. Ricci, fi aflenne di andarvi fino a nuova chiama-
ta ; anche perché la medcla di quella piaga eseguir fi
potea non meno dal cennato Sig. Barone, che da una
fcmplice Feminuccia . Con altra richieda pertanto ef-
fendofi condotto l’Oratore dal Sig. Ricci r/feppe, che
dopo vari giorni di follievo , trovofii nuovamente af-
flitto dalla folita doglia , che lo tormentava co’mede-
fimi fintomi di prima . Quindi con buon fondamento
di Logica giudicò l’Oratore, che quella recidiva ve-
nendo cagionata da nuovo sbocco di fiero nella inde-
bolita guaina del nervo Sciatico , promotTo dal Mer-
curio , di cui prima dcH’operazionc aveva il Ricci fat-
to ufo , e che tuttavia agiva contro quelle fedi indebo-
lite ,
lite» progettò altro Metodo di Cura , che il Ricci prò.
mife voler adottare ; ma che poi in realtà nommai po-
fe in prattica . In fegnito l'Oratore rifaputo avendo ,
che il Ricci ingiuftamente correr facea per la Città le
lagnanze di edere dato danneggiato dall’udione , gli
fece fa pere ch’Egli era prontidìmo a render conto di
fua condotta ad un Collegio di Profeifori , tutto-
ché nè della operazione fuddetta , nè degli altri accu-
dimenti ricevuto peranchc avelie pagamento , o rico-
gnizione alcuna . Allora fu che il Ricci fpedi un'Uomo
di fua cafa col fimulato incarico di sborfare once quat-
tro all’Oratore accompagnate da propofizioni poco de*
corofe e decenti . L’Oratore però gli fece rifpondere ,
che allora ricevuto avrebbe il giudo e ben dovuto
compenfo di fue fatiche , quando del fuo operato dato
avelie prima ragione ad altri Profedbri , che il Ric-
ci promife di convocare, ma che poi giammai ridufle
ad effetto .
Nulla più penfando l’Oratore nè al Signor Ricci »
nè a propri intcrefli , vivea nella fua pace. Ma in que-
do felice momento e propriamente jer l’altro j8. del
corrente mefe di Maggio alle ore quindici in circa ,
mentre per affari di fua Profedione era Egli entrato
nel Pubblico Negozio del Signor Agodino Fiorilli , vi-
defì fopraggiunto dal fuddetto Signor Ricci , che cl_j
bella poda fpiccato fi era dal negozio del Signor Bia-
gi . Il medefimo non appena ivi entrato a guifa di un
frenetico, o di un’Uomo di maltalento cominciò ad
infultare 1 Oratore non folo con parole improprie ed
incivili, ma benanche con minacce, fchiaraazzando
I -f fem-
fempre, e fìmulando di elTerc flato offcfo dall’Ope»
razione : e tutto ciò per efentani da quell’ obbli-
gazione e pagamento, che da gran tempo al medefi-
mo Egli dovea .
Or perchè un si criminofo attentato ha pofto al ci-
mento non meno la libertà , che il decoro c la buona
fama dell’Oratore fuddetto ; ricorre Egli pertanto a
V.S. Illma e la fupplica volerli degnare dare le oppor-
tune difpofizioni, affinchè il Ricci in avvenire non
venga a turbar la pace dell'Oratore , e perchè inoltre
rimanga obbligato ed adrctto ad efporfi alla ricogni-
zione di tutti i Fifici di queda Città, o di altri di fua
elezione per vcderfi , fe la recidiva nel fuo male rico-
nobbe l’origine dall’udione, o dall’altro fonte ; affin-
chè in feguito di tale ragionato ed imparziale Giudizio
polTa non solo il Pubblico redare agiorno dellaCabala
ed impodura c. r. del Ricci, c di qualche di lui fomen-
tatore ; ma benanche da adretto il medefimo a paga-
re a norma della tafla da fard da due Profedbri di tut-
te le funzioni dell’Oratore . E l’avrà a grazia ut Deus .
Dìe •vìgefima quarta Menfis Maij 1785 . ^quìU &c-
Ver hoc Tribunal Militiie le 5 ìo préefenti libello , fuit
provi fimi qnuil dentur Ordines juxta feq. appunta^
mentum .
L’IlImo Sig. Fredde fi compiaccia rilevare dall’Offi-
ciale Ricci fe voglia concorrere aH’cfame propodo dal
Ricorrente ; e quando da contento , d compiaccia de-
dinare que’Medici , che meglio dima per difeutere e
collegiare fulle cofe dedotte in queda fupplica ; pe-
lò nel Collegio faccia intervenire il Magnifico Secre-
tarlo
tario ad oggetto di evitarfi qualunque inconveniente,
e difordine , che potrebbe accadere tra le due parti
che non fono in buon’armonia . E ersi &c. Paveri Fon-
tana = Salomonius D, y. Calenia Segret. &c,
Illmo Signóre .
Il Dottor Fifico D. Giufeppe Petrini fupplicando e-
fpone , come a fua petizione fi compiacque ordinare ai
Fifìci, c Chirurgi D. Timoteo Fafciani , D. Angiolo
Ruggieri, D. Carlo Lemoporri, e D. Giuftiniano Man-
zocchi di riconofeere la Perfona di D. Antonio Ricci,
anche coll’intervento del Fifico Curante D. Giufep-
pe Liberatore , e del Chirurgo parimente Curante D.
Vincenzo Barone ; per vedere fe 1’ operazione dell’
uftione al piede fattagli dal fopraddetto Supplicante fia-
ta foCTe efeguita fecondo le leggi dell’ Arte , e fe i do-
lori , dei quali querclavafi il fuddetto Ricci fodero deri-
vati dall’operazione fuddetta , o da altra Cagione.
Oredendofi al tutto da molti giorni adempito anche
coir afiifienza del Magnifico Segretario della Udienza
da V. S, liima defiinato , ragion vuole , che i fuddettì
Fifici , e Chirurgi diano fuori i loro rifpcttivi pareri .
Che però divotamente la fupplica ordinare ai mede-
fimi , che fenza ulterior perdita di tempo riferifeano
infcrìptis tuttocciò che hanno riconofeiuto , odervato,
e medicato , con obbligare puranche i ProfeJori cu-
ranti a mettere in carta i loro fentimenti . Ed il tutto
a grazia ut Deus ^c. Dieii. Menfu Unii
quiU .
Ter
138
Ter hanc ^egiam ^iquiUnam ^AudientUnt Milita^
rem j le£lo prtefentì libello fiùt provifum quod enuncia-
ti Medici , ac Chirurgi infra dies quacuor , pofl &c.
in fcriptis referant am eorum diólamine , alias provi-
debitur quod compellantur i ita &c. Taveri Fontana .
Salomonius D. F. Calenia Secret. &c. Aquila 23. Giu-
gno 178^. Certifico Io qui fottofcritto di aver oggi
di fuddetto notificato Personalmente al Magnifico D.
Timoteo Fafciani , al Magnifico D. Angelo Ruggie-
ri, al Magnifico D. Carlo Lcomporri , al Magnifico
D, Giuftiniano Manzocclii, ed al Magnifico D. Giu-
Teppe Liberatore il fuddetto decreto con averne lafcia-
ta Copia in mano del fuddetto Liberatore . In fede 5 cc-
Anacleto di Muzio Regio Portiere.
TUTTO.
..D A Antonio Ricci Alfiere nella Milizia Pro*
vinciale , di Temperamento Colerico- fanguigno-ple-
torico-fuccipieno, di età in circa 40. anni» dietro in-
fezione Celtica fu nel verno dell’anno feorfo attaccato
nel deliro femore da Sciatica ncrvea pollcriore. Non
curato perfettamente , contrade nuova gonorrea vi-
rulenta neirOttobre dell’Anno medefimo. Nel No-
vembre crebbe la Sciatica di gran lunga più fiera dell’
altra ; Dal primo ftadio fé celeremcnte palTaggio al
fecondo. Tutti gli efficaci ajuti proporti da! tanto ce-
lebre Sig. Gotunnio non apportarono anche replicati ,
che leggieri alleviamenti di breviffima durata . Venti
Unzioni Mercuriali in venti giorni appena di un grado
feemarono il dolore .
$.ILTut-
f. II. Tuttavia camminava, ma zoppicone. No-
iato foggiacque all’ abbruciamento , che ’l Gerufico
D. Giufeppe Pettini efcguì con ferro infuocato fopr’ al
mezzo delle ultime due dita piccinine ai 6. 'Gennaro
dell’Anno, che corre , per diflruggere il picciolo gan-
glio , che forma ivi il nervo fciatico pofteriore. Il do-
lore rimafe quafi eftinto folto il colpo: ma di là ad
una fettimana fu tutto come prima ; anzi non potè
più muoverfi diletto. Dopo ao. giorni l’Infermo cre-
dendo guarire , fecondo il detto del Ccru fico, chiu-
fa la ferita cadde per ya. ore in dolori Convulfivi co-
tanto efacerbati , che gli occhi eran quafi roffi , ilpol-
fo acquillò il carattere dì manifcfta Convulfione , e’I
parlare facca temere di delirio . Lo fpafmo fi origina-
va dal luogo bruciato, e falendo fu pel nervo termi-
nava nella regione fciatica ; tra quella ed i lombi fi
gonfiò di molto . La gamba fi contralTencl ginocchio:
il perimetro della fura divenni* abbiufeiata fi mifurò
due pollici parigini minore , che nella finifira , non
attaccata. Le dita addivennero affatto immobili: fi
eltinfe uno fedo falfcdinofo ne’ lati interni de’ femo-
ri- Quattro acini di opio in due giorni iniettati per Gli-
flierì cllinfero la intollerabile ferocia delle Convulfio-
ni , e de* dolori : feffantacinque bagni a calor di fole ,
fecero che tutta fi eftendelle la gamba ; che vi fi ria-
nlmalTe la nutrizione , che potelfc poggiarla; di bel
nuovo muoverfi di perfe; che le dita riacquillalfero
in buona pane il moto : e tornaffe finalmente lo feo-
le falfcdinofo . Venti granelli di Mercurio fublimato
ccrrofivo prefo fin’ oggi coll’ufo del latte lo fanno di
pre-
1^0
preferite camminare per la Città , ma zoppo alquan-
to . Fra il gran trocantere del femore affetto j e le ul-
time vertebre lombali vi ha gonfiore ; il perchè dritto
il tronco non può egualmente poggiare fu de’ femori;
ma del continovo rimane chino fui lato finiftro .
G 1 ‘D D I Z I 0.
5. III. D I due dolori difugua li in diverfi luoghi ,
il maggiore ofeura il minore : Duobus doloribus fimul
obortis , non in eodem loco , vehementior objcurat al-
terum . ( Hippocrates Apborìfmo libri fecundi ) .
La doglia Sciatica febbene grande, riinafe ofeurata
fotto la operazione ; il fuoco adunque nel piede do-
vè efeitarne altra di gran lunga maggiore. Tale feno-
meno deve dedurli dalla forte mutazione de’ nervi, c
non da fiero, che fi volelTe afferire ufeito. Tutt’i
cangiamenti , che in noi avvengono in un momen-
to , dipendono da* nervi . Dalla ferita efcl fangue ,
il quale non cagionava la malattia. Effa produceafì
da fiero acre impaniato nella vaginale . Il fiero fteffo
non potè fgorgare dalla parte brugiata , perchè ave-
va il fuoco ftrozzati i vafi , ritardalo il giro de’ fluidi,
preparata la infiammazione. Merita qui traferiverfi
un paflb del Libero Barone Van-Swicten :Z>bi ferrum
candens parti Corporis appUcatur , flatm dura , &
exiccijjìma efehara nafeitu^ nihilque extravafatì liqui-
di appxrebit in ilio combufìionis loco ; quamvis vafeu-
la deflru^a fuerint . I\atio facile patet , quia eadem
illa ignis anione , liquida coagulata fuerunt . ( Com-
ìnentaria in Hertnanni Boehraave %Aphoristnos , •
I4I
Sgorgò il far^ue proporzionato a* vafi , che rimafe-
ro aperti, perchè fpcdito, e rapido fcorreva entro i
medefimi . Il fiero della vaginale invifcidito fino a
mentire una membrana , annidato in luogo tanto lun-
go , quanto è il femore, in canale, che fa angoli,
fu imponibile venir fuora , maflimc in un momento
per forame turato da efcara . Sarebbe allora fcemato
il dolore in quel grado che farcbb’ efcito l’addenfato
fiero f come nelle aperture de’tormentoQ afcefli fmi-
nuifcono gli affanni col vuotarfi della marcia .
$ . IV. Dopo una fettimana dal fuoco, l’Ammala-
to perfe il moto nel femore , e venne afflitto da* {ari-
mi acciacchi . Dopo due altre fettimanc fi moiTcro i
tumulti divifati nelJ.II. E’ da dir.fi, che le particel-
le ignite con la loro violentiffima azione daCfero un
foqquadro al nervo , che fminul in fette giorni ; che
l’uffizio del nervo rimafe pofeia in guifa mutato , che
produce le contate feiagure .
$. V. Immobili le dita, e'I femore; contratto il
ginocchio. Dunque affetti rcllcnfore breve, il pcro-
niero pofteriore , il vallo efierno e limili corde . Ca-
rattere convulfivo nelpolfo; fpafmo accrbiflTimo , fa-
vellare non ordinato ; dunque i nervi furono in difor-
dine , ed in parte anche il Cervello . L’oppio efiinfc
il carattere convulfivo , le doglie, che mai aveva,
come quelle fofferte ; l’opio agifee fu’ nervi ; i nervi
adunque erano attaccati . Effi convulfero , e contraf-
fero la gamba per mezzo de* proprj ordigni , firinfero
di fovcrchio , impedirono la calata degli umori; cau-
farono quindi l’abbiofciamento , eia emaciazione del-
la
143
la fura, ed arredarono eziandio lo fcolo falfedinofo ,
Fra la Regione fciatica , e la lombale videfi la convrul-
fione la più feroce, la più di durata; quivi dunque
ricevettero i vali il maggior ftringimento : gli umori
paflati nella cellulare fi addenfarono , accrebbero il
gonfio, di cui aveva patito alquanto nell’anteceden-
te Sciatica . Viene cosi impedito il dritto fito della ma-
china . Il zoppicare anche di quii nafce - E* il pazien-
te eguale nella lunghezza della gamba , e può fare
con la gamba tutte lemoCTe, che le competono; il
perchè non potendoQ drizzare il tronco appiombo
fnirorizonte , chino alla finiftra , il finifiro piede
non può cffere da fe idoneo per ricevere la linea di di-
rezione, quando vuole camminando portare innanzi
il deliro femore; fe non poggiale , o con forza non
fi mantenelTe alla delira , cadrebbe . A riferba di tale
incomodo , benanche decrefciuto , l’azione de’ bagni,
e quindi del fublimato ha tolti molti difetti , e mitiga-
to d'alTai la lue Celtica .
5 . VI. Si è dimollrato , che i malori fopravvenuti
alla operazione fi fvegliarono da nuovo grave llimo-
lo. Debbefi ora indagare la origine di Hi molo cotan-
to attivo. Io penfo, chc’l bruciamento fu cagione
immediata , e mediata del medefimo, e che *1 brucia-
mento avetfe in confcgucnza partorito quel tumulto.
$. VII. Un ferro divampante dillrugge in un mo-
mento, ciocché tocca delle carni umane, rende feti-
do in quel luogo l’olio animale, e vi produce carbo-
ne oliolifiìrno . Laonde è ’l fuoco lo (limolo maggio-
re , e ’l maggior dillruttivo , cui le fibre ncrvee pof-
fono
fono fottometterd - In e(To abbiamo il vioIentifTimo
ftimolo , che cerchiamo .
' 5 . Vili. Si oppone } che fc ciò folte vero, la do-
glia fciatica dopo la operazione , farebbe fi aggran-
dita , e non ifeemata, quafi affatto. I pelTimi fin-
tomi non fi farebbero veduti in una quali tregua .
§. IX. L’cllremo valore, e la debolezza interna
fono eguali in quefte oppofizioni . L’elTcrfi dal ferro
ofeurato il dolore giornaliero non altro conchiude ,
che allora fvegliaOfero altro di maggior intenfità 5. III.
il quale operando con maggior vivezza nel comun
fenforio, facelTe che l'Anima non avvertile quello ,
cui era folita , perchè minore del nuovo. Avrebbe il
fuoco curato il male , fe ne avelTc dcftrutta la cagione.
Della rimafe nel fuo elfcre ; riapparve, quando, die-
tro fette giorni , perfe il nervo la parte più grande del
feroce attacco. Apertamente fi delude, chi crede,
che una doglia la quale ne ofeura altra minore, curi
la fteffa minore. Non farebbero nel noftro cafo tornati i
malanni . Giovanni de Gorter nel commento al citato
Aforifmo d’Ippocrate avverte, e dimoftra ilmiofen-
fo Vnus dolor inquU ( parla del tcfto ) obfcurat alterum,
quod denotat dolorem mìtìorem non cur*ri , vei tolti ,
Jed minus fentiri , filevior dolor aliam partem infe/lat,
ne iecipiamur in judicio , ac fi ob vehementiam dol$-
ris caufu alterius mitioris doloris minueretur ^ fedquia
vivida doloris perceptio fohmmodo obfcuratur .
§. X. Si avverta in fecondo , che gli antichi dolori
cominciavano dalle pertinenze del gran trocantere af-
fetto , fccndcvano di là nel tratto del nervo fciatico po-
llerie-
144
ftcriore Hno all’ eflrfimo piede $. I. i dolori avvenuti
dietro la operazione nafcevano ferociiTimi dal luogo
bruciato, montavano in alto fino al trocantere , c fue
pertinenze 5. II. Tali profeguirono fino la calma , che
diede r opio , c '1 primo beneficio , de’ bagni . £ natu-
rale il conchiudcrc , che la forza , la quale generava
quelle miferie aveva la fede nel luogo pria confumato
dal fuoco . Quelli mali efeitar dovea il maflimo degli
llimoli fu di nervi in iftato convulfivo, irritato da
lungo tempo .
XI. Ov’ è ftimolo è afflulTo. Se ne’ rognoni,
rafllulfo è d’orina , s’ è nel fegato , è di bile &c. Nel
nervo fciatico era giàfilTi parte della Sifillide , che gi-
rava per la machina. Dunque nel medefirno nervo
fciatico dovè correre , e determinarli altra quantità
di quel veleno , proporzionato al forte dimoio , cui
foggiacqiie .
XII. Ha dunque immediatamente nociuto la
combuHione col maflimo fuo (limolo 5, VII. , nociuto
mediatamente per lo violento richiamo del morbo gal-
lico nella parte affetta XI.
$. XIII. Se per ragione di (limolo non conveniva
il fuoco , neppure i Vefcicanti avrebbero dovuto ap-
plicarli .
$. XIV. Sono notii violenti effetti della potenza
ignita 5. VII. I Vefcicanti niente dillruggono : appe-
na in 1 2. ore dalla cute fiaccano la cuticola . I Tali alca-
li volatili delle cantaridi penetrano con picciolo (limo-
lo ; accrefeono per poco il dolore , fino fia attenuata ,
ed eftrattala materia mordace . Quefio è quel che fol-
leva
M5
leva , e quafi femprè cura la malattia . La energia de-
Eruttiva del fuoco brucia le carni , non fole de* viven-
ti , ma de’ cadaveri eziandio, e ’l legno iflcilo . Il
piu forte Vefcicante niente opera in Uomo eftinto . E-
gli è da dillinguerfi in Chirurgia l’azione óelCatdJìico
attuale , eh’ è il fuoco , dall’azione del Cauflico poten-
ziale , eh’ è mukiplice : tra’ miti corre il Vefcicante .
Se lo (limolo di tre gradi , che gradatamente agifee ,
vien tollerato, quello di cento , che tutto fa in un pun-
to , mette tutto in rivolta. Il Vefcicante produce af-
fluirò da i vicini contorni ; eflrae in quella guifa quel
vifeido, che fa il male. II fuoco, (limolo ferale,
niente trae fuora , e genera afflulfo d’ alTai abbondante
non folo dal dillretto , ma da tutta quanta la machi-
na. Indi la caufa materiale non ’diminuifee , ma (1
multiplica. E’ tra’ paralogifmi 1’ argomento, che (i
deduce da non (ìmili.
§. XV. Dalla Cicatrice , die vcdefi alquanto tra-
verfa > la eflremità fuperiore tocca quafi la faccia in-
terna del tendine dell’cllenfore breve . Le ferite falda-
te fono meno lunghe , che quando fono aperte , dac-
ché fìl filo fi contraggono , fino all’aver compita la
indcfelfa (lupenda mano della natura , il novello inne-
llo de’ Vafellami. Le ferire di abbruciamento più fi
raggrinzano. Se per ballante tempo non ha potuto
l’infermo (laccare fra elle le dita, fe il dito mignolo
è rimafio lefo in firn ile moto; èdadirfi, chelafaetta
nel profondarli brucialTe le fibre del lato interno deli*
cflcnforc breve . Se non può dimoflrarfi i' immediato
contatto 'del ferro col tendine , non può negarfene la
K nuf-
ì^6
malTima vicinanza . Il fuoco fcguc la natura de’ fluidi,
legge della Idroltatica . Spandefl a fe intorno, e fl
equilibra diramandoli come per tanti raggi , che par-
tono da un centro , E’ vero , che la forza delle linee
ignite decrefee in ragion reciproca della lontananza
dal centro multiplicate per fe medclime ; ma qui il
grande avvicinamento conchiude , che le fibre del tcn-
dine avellerò dovuto contraerfi , quali abbruftolite.
Chi a ferro infuocato approflima un dito, (ebbene
coverto di epidermide , eh’ è infenlibile, ed ufa a’ di-
fagi della vita feorge coll’ cfperienza la verità filmo*
Arata .
$. XVI. Il fempremal Illufire Sig. Cotunnio ( de
Xfebiaie nervosx commentarius §. 54,) nota, che un
IVIonaco Ciarlatano, Monacum ^gyrtam -, applicava
il fuoco quattro dica traverfe al di (opra del Malleolo
eflerno , Quello Medico Filofofo non fi lafciò fedurre
da que’ buoni eventi , di cui correva voce . Amante
deir altro Uomo ebbe per cofa (concia il bruciare per
foli tentativi . Ragionatore decife; che (ebbene lofti-
molodcl fuoco più acre fla , e più celere , onde fembra,
alla fede bruciata poter chiamare la materia chiufa
nella guaina del nervo ; nulla flante , perchè il fuoco
fa efeara , oveopcra, efiftcrebbe lungo impedimento
aU’efcita dell’ accorfa vi materia. Segue un fecondo di
lui Argomento . Aggiugnefi, che fe l’umore da eflracr.
fi è lento , com’ è nella Sciatica antiquata , la cute
arfa dal fuoco , e raggrinzata 5 non può elTcr tanto
idonea nel paffaggio della materia .
XVII. L’Efcara impedì nel principio la efeita de-
gli
M7
gli umori $. III. Non potè il fiero fgorgare in progref-
(ò di tempo, perchè addcnfatifiìmo . I tanti Vefcicau'
ti nel Novembre , e Decembre dell’ Anno feorfo , ap-
olli ora fui trocantere rifaputo, ora fui capo della
fibula , ora quattro dit’al di fopra del malleolo efterno,
eftralferofempre umori , come gelatina . Sebbene non
fi defiftèda* Vefcicanti , pure gli umori non divenne-
ro meno addenfati . Laonde nel tutto del Sig. Paziente
efideva un veleno coagolante, qual' è il Celtico , che
del continovo produceva il medefimo effetto nella me-
defima parte, cui gettavafi perla fteffa legge di affi-
nità , per la quale vi fi era determinato la prima fiata .
Se il fuoco nicnt'eflralfe della materia del male $ III.
e XVI. fe collo ftimolo chiamò nella parte affetta
tanto altro veleno Afrodifiaco XI. fe oltremodo
irritò il nervo t e le vicine parti $. VL di prima irrita-
te , e debili I. fe venne trafandata la unzione mer-
curiale, la quale combatteva la caufa mandante ; niu-
na meraviglia deve recare , che foffero feguite le con-
feguenze del $. 11 . Q^ialora il Cerufìco aveffe avuta
la fofferenza afcoltare ciocché il Medico curante aveva
offervato , farebbcfi forfè allcnuto dalla operazione ,
che, folo volle decidere ed efegu ire. Vere, o falfe le
odcrvazioni da lui fatte agli altri Soggetti , la regola
loica deve renderci femprc cauti nelle azioni ; a par-
ticularibut enim ad univerfalia non fiatim urgumentan-
dum efl . Sunt quadatn phosnomena , qn.t videntur fi-
milìa , nec tamen piene funt , quorum non idcirco ea-
dem caufa conflituenda e fi . ( Genitensis Inflitutiones
Logicxiib.il, p. 51.)
K 2
$.xviir.
§. XVIII. Scrive l’irteflTo Sig. Petrini, che in Or*
tona • falariato da quel Pubblico viddc fare la unione
da un Frate Minore Offervantc Zoccolante, che nafeon-
deafi a* ProfetTori; eh' Egli dclufe la gelofiadel
defimo fingendoli un domefiico del Paziente. Er/il
Frate un fecondo Ciarlatano , perchè amava di opera-
re di nafcoflo , certezza della impollura . Il Monaco y
e ’J Frate avvertono il detto
Fingunt fe Medicos qu'wU idioU Sacerdos ,
Judaus ^ Monacus , tììflrio. Fjifory ^nus.
Ecco efeguiti gli Ordini di quella Regia Udienza .
Aquila li 5. (<t) Giugno 1785.
Giufeppe .Liberatore Regio Cattedrante di Anato-
mia , Chimica c Medicina nel Rcal Collegio Aqui-
lano .
Concorda coll’ Originale fidente nell’officio di que-
lla Regia Segreteria prelfo di me &c. D. Vincenzo
Calcnda Segretario &c.
(rt) Anche qui ha vo-
luto far conofeere il Sig.
Liberatore gli effetti del-
la fua naturai pronte:^^a .
L fe a me non foffe noto
il fuo buon coftume , e
che prende de’ sbagli per
innavvertenza , avrei mo-
tivo di fofpettare , che
Egli mentifee per Abito .
Se il Portiere non prima
Illiho
de’ 2 ^. Giugno fece a lui
sapere gli ordini del Tri-
bunale di dover mettere
in carta il fuo fentimen-
to , come avviene, cheil
fuo Fatto , e ’l fuo Giudi-
:fìo fono presentati al Tri-
bunale colla data de' 6.
Giugno? Sarà errore d’in-
telletto , di Memoria ,
o di volontà ?
lllmo Sig. Sig. Tne Colmo .
I Ncfecuzione degli Ordini di V. S, Illma notificati
fin dai 23. del corrente Mcfc di Giugno, ed in con-
formità del fentimento da Noi dato nel Collegio , che
per fuo comando fi tenne nello fcorfo Maggio , coll*
intervento del Signor D. Vincenzo Galenda , fiamo
neH’obbligo di riferirle , che l’Operazione dell’ uftio-
ne al Piede dal Sig. D. Giu Teppe Pettini efeguita ;in
Perfona dell’Alfiere D. Antonio Ricci a cagione di
una Sciatica nervina polleriore-tibiale non folo ci è
fembrato efiere fiata fatta fecondo le leggi dell’Arce,
ma non avere eziandio cagionato nè le doglie fpafmo*
diche, nè ì fintomi fufieguenti .
Ed in fatti avendo ritrovata la Cicatrice di detta
Ufiione fenza la menoma aderenza co’ tendini del co-
mune eftenfore breve , e comun’ efienfore lungo ap-
partenenti alle due ultime dita del piede ; effendo le
dita fiefle dotate di tutti que’ moti arbitrari , di cui fo-
no fufcettibili , abbiam giudicato, che i fudetti ten-
dini non ne abbiano riportata lefione veruna , e che
perciò 1' azione del ferro rovente non fiali nè efiefa ,
nè profondata 'oltre il dovere ; del che ci convinfe ul-
teriormente l’oculare ifpezione del meccanifmo dell’
adoperato firumento .
Avendoci poi i! Sig, Infermo aderito , che imme-
diatamente dopo l’operazione era fiato in grado di
padeggiarc liberamente per la Camera, e che fi era
intefo fcevro affatto dalla doglia Sciatica nuovamente
avvertita foltantodopo qualche giorno » prima nella
K 3 fora-
150
fommltà della cofciaj e poi nelle sedi» ove il ramo
fìbolare del nervo fclatico diviene succutaneo nella
gamba , e nel piede effendofi tal doglia efacerf>ata fuc-
cenTivamente, ed a gradi colla delitefcenza dell'umor
falfuginofo, che infeftava le parti del feflfo, colla
fupprenìonc dello fcolo gonorroico in lui reso abitua-
le , e col difporfi la piaghetta dell’unione alla Cicatri-
ce: Ed altronde eOTendo 1’ azion del fuoco per indole
volatiliflìma e fugaciflìma delle molecole ignee, mo-
mentanea e palTaggiera; ci èfembrato più plaufibile
opinare , che dopo 1' operazione fi rinnovallc di gior.
no in giorno lelTufione , e l’ ingorgo nelle indebolite
cellule della guaina del nervo fciatico di un latice pre-
gno tuttavia di vclen fifillitico »e querto divenuto Tem-
pre più acre > ed irritante per la remora , che veniva
a fubire a cagione della già formatali cicatrice nell’
unione» efacerbafle e rendenfe fpafmodica la doglia
fciatica tanto più efficacemente , quanto che fendo nato
il fuoco atto a ravvivare una paffaggiera energia nel
nervo neffo col render facile e fpedito quel moto mu-
fcolare , che nel membro affetto erafi dianzi refo lan-
guido ed imperfetto ; pare forte rtato egualmente ef-
ficace a rifvegliarvi maggior fenfibilità, e renderlo co-
si piùefporto all’ impreffione dolorifica della prima ca-
gione; cioè del quivi affluente latice della predomi-
nante lue celtica, la quale non ottante Tunto Mercu-
riale, ed Antivenerei praticati , con prova anche non
equivoca perfillente nel Sig. Infermo dimottravafi dall’
attuai profitto dell’ufo del Mercurio fublimato . Quin-
di è che non folo i dolori rifcntiti dopo alquanti gior-
ni
ISI
ni dall’ operazione gli abbiamo giudicati una vera do-
glia fciatica-nervina-polleriore-tibiale firn ile all’ intut*
to a quella , che precedè l’operazione , e dilla fteffa
caufa ancor permanente riprodotta , e rinnovata; ma
l’Atrofìa , e l’inabilità al moto riferiteci , e da noi non
ritrovate , le abbiamo parimente (limati effetti , e con-
feguenze di un’oflinata affezione del nervo fciatico
porrata all’ ultimo grado .
Quedo è quanto per la verità pofTIamo a V. S. Illmi
raCTegnare ; e prontilfimi ad ogni altro vencratilTimo
fuo comando, pieni di (incera (lima ci protediamo i
Di V. S. Illma Aquila 26. Giugno 1785.
Dfhì , ed Obblihì Serv.
Timoteo Fafciani
àngiolo l[uggieri
Cìufliniano Manzocchì
Carlo leomporro^
A Ttedo io qui fottofcritto Profeffore di Chirurgia
in queda Città dell’Aquila , come fin dal Mefc di No-
vembre dell’anno fcorfo J785.e(fendo dato chiamato
in Cafa del Signor D- Antonio Ricci , trovai ciie il
medefimo giaceva a letto tormentato da un fortiifimo
dolore nella fommità del femore dedro , che lì cden-
deva nella parte edema della defsa cofcia , Ed avendo-
lo domandato fe voleva faladarfi , mi rifpofe, che
ficcome in altro fimile affalto di male dell’anno ante-
cedente il dolore fi accrebbe doppo la fegnia, cosi te-
mendo che accadede lo deffo non volle farlo nè per al-
lora, nè in tutto il corfo della malattia. Volle però,
K ^ che
3 53
clic in quel puntò ifteffo glf‘ipplicafllì un vefcicante fu
la Natica j fecondo gli avea ordinato il fuo Medico
D, Giufeppe Liberatore . Doppo il ripurgo del primo
vefcicante senza frutto , per ordine dello fteffo Profef-
fore fi attaccò l’altro fui medefimo luogo . Ma per-
chè neppur quello produlTe alcun profitto mi fu ordi-
nato di attaccarne un terzo neircfterna faccia dell’arti-
colazione del ginocchio ; ma rlufcendo puranche in-
fruttuofa quella terza piaga , ordinò il Medico fudet-
to , che rinfermo faceOfe ufo del decotto di farfa pa-
rlila e deirUnto Mercuriale . Sicché fenza perdita di
tempo fi mife in ufo l’uno, e l’altro rimedio; ma
vedendo l’infermo , che febbene avefle confumate on-
ce quattro di Unguento, pure il fuo male feguitava col-
la flclTa ferocia a tormentarlo , e a tenerlo inchioda-
to a letto fi rifolfe di ripofarfi per poco dall’ufo di ogni
rimedio. Or perchè il dolore non celTava in alcun
conto di tormentarlo colla fulita violenza , fi deter-
minò di voler fentire il fentimento del Dottor Fifico
Don Giufeppe Petrini, il quale, dopo aver’efami-
nato il Paziente gli propofe l’ufiione al piede , quan-
tevolte vi concorreffe il voto del fuo Medico Curante .
Dopo vari giorni , per mezzo mio avendo fatto fape-
re il Paziente al cennato Sig. Petrini , che il fuo Me-
dico dava il confenfo all’operazione, e che perciò
Egli loafpettava con anzia per afioggettarvifii nel
giorno (5. Gennaro del corrente anno 178 ^. fi efegul in
mia prefenza Tufiione fatta con una picciola Saettina
ncirintcrfiizio , che rimane fra i due tendini cilenfori
dell’ultimo, c penultimo dito del piede affetto . Tale
»53
fu rimraediato follicvo dell*indirpofto,che da quel mo-
mento comincio a francamente girare per tutte le Ca-
mere di fua cafa > e pieno di contentezza diffe al Sig.
Petrini , che non s’incomodaiTc di vifitarlo * fenza nuo-
va chiamata, poiché rcftava ben contento , che io lo
afTilfetTi per la medela della picciola feottatura , la
quale non portò in feguito nè alcun gonfiore , nè in-
fiammamento o dolore al piede , o alle dita vicine,
ma folamente un picciolo arroflimento di poche lince
nella fua circonferenza . Frattanto tutto contento il
Sig. Kieci profeguendo nella fua miglioria cantava le
glorie del Profciforc ed i vantaggi dciropcrazione a
chiunque portavafi da lui a vifitarlo . In termine pe-
rò di quindcci giorni circa , e propriamente allorché
viddefi la feottatura profiima alla Cicatrice eomiaciò
nuovamente Tlnfermo ad avvertire un picciolo dolore
nella fommità del femore , fino a che nel vigefimo
giorno clTcndofi cònfolidata la piaga , il dolore fi rin-
novò quali allo ficlTo grado di prima dcil’operazione .
Allora fu , che il Sig. Ricci fece di bel nuovo per mez-
zo mio chiamare il Signor Petrini, il quale penfando ,
che la cagione primiera del male non folle intieramen-
te domata in quelli Machina, e che fi folle nuovamen-
te buttato nella parte indebolita, propofe all’Inférmo
l’applicazione di un largo Empiaftro vefeitario fu la fe-
de del dolore, e infinuò a me a volerlo pcrfuaderc
per 1 ufo de bagni , e dell’ unzione dell’ unguento di
fublimato fotto del piede del femore addolorato ; Ma
dopo del Sig, Petrini elTcndo flato di nuovo confultato
il Signor Liberatore il quale non aveva veduto l’Infer-
mo
154
mo dalla mattina del giorno dell'operazione, il mede-
fimo non folamcntc fraftornò l’Infermo dal progettato
regolamento , ma benanche gli alterò di modo la fan-
tafia , che fecegli credere, che per cagione di quella
operazione era divenuto già florpio per Tempre , an-
. che a motivo della cattiva efecuzione elTendo rimafto
bruciato il tendine de! dito piccolo . Le mie ragioni a
nulla valfcro a togliere l’Infermo da tale inganno.
Anzi il medefimo non folo non volle più fentire il fen>
timento del Sig. Petrini , e nomm.ai cefsò di declama-
re contro di eflb ; ma benanche dopo qualche tempo
incontrandolo lo cimentò a tal fegno , che lo ftelTo
Signor Petrini fi trovò nella neceflTità di ricorrere all*
Illmo Sig. Prefide a far’obbligare il Sig. Ricci ad efler
riconofeiuto da quattro altri Prcfellori della Città, i
quali tutti decifero , che l’ufiione folle fiata ben’efe-
guita; che la lefione del tendine era ideale j e che il
dolore era tornato per la fteOfa cagione , per cui fi pro-
dude prima dell’ operazione . In occafione però di
quella ricognizione , e del congrefTo de’Pr(»fellori ef-
fendovi ancor'io intervenuto , come quello , che folo
avendo vifitato ed afiìftito l’Infermo in tutto il tempo
della feottatura fapeva meglio delli Signori Petrini e
Liberatore la fioria del male , ebbi il rammarico di
fentir profferire dal Medico Liberatore molte cofe lon-
tane dal vero . Finfe che dopo l’operazione il piede ,
e fegnatamente le dita reftaflero gonfie , attratte , ed
impotenti al moto : che il' dolore doppo la chiufura
della piaga fi risvegliane nel luogo dell’operazione , e
di là rimontale nel femore $ c che la gamba dalla ope-
i5S
razione fo(Tc rlmarta dimagrata . E perchè il Segretario
di quella Regia Udienza D. Vincenzo Galenda m’im-
pedl di confutare le divifate invenzioni ; quindi in o-
nore del vero atteflo da rattificarfi anche con giura-
mento , che nè il piede , nè le dita reflarono in alcun
tempo gonfie ed attratte, ma fempre liberi ne’loro
rifpettivi movimenti j che la gamba , c ’l femore fu-
rono fempre nella groflezza e nello flato , che al pre-
dente fi oflcrvano ; e che in fine il dolore fi rinnovò
nella fommità del femore, e non già nel piede . Ed è
quanto &c. Aquila 30. Giugno 1785.
Io Vincenzo Barone Trofejfore di Chirurgin
atteflo come sopra ^c.
F O fede io fottoferitto Segretario della Regia Udien-
za di quefta Provinda dell’Aquila , qualmente nel Me-
fe di Maggio dell’anno feorfo 1786. nacque controver-
fia tra D. Giufeppe Pctrini coll’Alfiere de’Miliziotti
D. Antonio Ricci per la Cura fattagli di un Male di
Sciatica nervofa {offerta da effo Ricci , e dopo al-
cuni contraili pagò il divifato Ricci docati dodeci nel-
le mani dcll’IIlmo Sig. Prcfidc, il quale li confegnò
a me per paffarli a detto Sig. Pettini : Cosi feci ; ma
perchè il Pettini medefimo volle , che fi foffero refti-
tuiti a detto Sig, Prefide per diflribuirli a’poveri , fu
in tal maniera efeguito . Ed in fatti fi confegnarono i
docati dodeci ai Capi delle quattro Ghiefe principali
di quefta Città per ftrne elemoGna ai più bifognofi .
In fede &c. Aquila li 7. Marzo 1787.
Dottor Vincenzo Calenda Segretario &c.
SVIE-
STIEG^ZIO^É BttLt PIOVRE.
Fig. I. M Ette in veduta il deliro piede di un’ Uo^
mo nella fua naturale groOfczza . A. B. quel (ito, in cui
il ramo del nervo tibiale forma l’angolo , e dove appa-
rifce l’operazione già efeguita fra li due tendini delle
ultime dita nella lunghezza A. B. La ullionc nella Scia-
cica nervofa anteriore dee farli nello fpazio che fi frap-
pone ai tendini ellensori del Pollice , e fecondo di-
to del piede; e propriamente in quel fito ove vanno
a ramificarli i filamenti del nervo femorale ; C.D. ralfi-
gurano la operazione già efeguita nel luogo divifato .
Fig. II. Rapprefenta lo Stromcnto , che ferve a di-
fendere i tendini dalPazione del fuoco . A. il manico j
B. la parte convelTa , che poggiar dee fra l’uno , e l’al-
tro tendine , D, E. la parte concava e perforata che ri-
mane efpolta alla Saettina infocata .
Fig. III. Significa la Saettina , con cui dee farfi la
unione . A. il manico , B. la parte che dee abbronzir-
li , e introdurli per tutta la fua altezza nel foro D. E.
dello Stromento difenlivo della II. fig.
Fig. IV. Mollra in 'piccolo l’intiera gamba linillra
con una porzione del femore guardata alla parte dere-
tana. A. il fito , ove corrifponde il nervo furale, e
in cui aprir li conviene una piaga o col Cauterio a
fentimento del Sig. Cotugno , r col Setone , a parer
mio, nella Sciatica Surale . C. Legna il luogo » in cui
il Monaco illituiva la fua ullionc al di fopra dell eller-
no Malleolo , e in dove commenda il Sig. Cotugno 1’
attacco del vefcicante . B. C. infegnano due altri liti i
cioè il capo della Tibia , e ’l dorfo del Piede , in cui
loda il Sig. Cotugno l’applicazione de’ vefcicanti .
*57
SOMMARIO
DE’ PARAGRAFI DELL’ APOLOGIA .
/ numeri Romani segnano il tejio : gli Ambi
il Cemento .
PREFAZIONE
I N cui fi dichiara il Motivo di fcrivere , e la Divi
{ione della Materia .
CAP. I. /
Degli Errori j c della Fallacia nel
1. Preludio di quello Capicolo .
$. I . Fatto .
2. Scherzo fulla deferizione del Temperamento del
Sig. Ricci.
3. Il vocabolo ^runr/re fuona diverfamente dall’al-
tro curare .
4. Gli efficaci ajuti non apportarono il vantato fol-
licvo .
5. Ne può dirli efficace un rimedio fenza produrre
l’eftetto di fua efficacia.
§. 1 1 .
6 . L* Infermo prima dell’ Uftionc guardava il letto .
7. lì picciolo ganglio non efifte .
8 . Il
15S
g. Il Cerufico è Medico anch’ efTo
9. L’Apologifta è Medico , e Chirurgo.’ ^
10. Un Medico fenza la Cognizione della Chirurgia
c un’ Impoftorc .
11. S’ intende delle notizie Teoretiche non dell’
efercizio Prattico .
12. Si rifponde alle obbiezioni .
13. Il tutto fi conferma coll’ efempio degli Antichi ,
c recenti Maeftri di Medicina .
14. Si rinnovò la Sciatica nel 20. giorno .
25. Si conferma con altro Argomento la tal verità .
16. E’ falfa la promefia guarigione nel termine di
20. giorni .
17. E’ in parte efagerata e fallace in parte la Sto-
ria della recidiva .
18. Il dolore fi riprodufle nel Femore , non già nel
Piede .
ip. Si dimofira fempre più efagerata la defcrizione
del dolore .
20. La llefia efagerazione rilevali nella Cura .
CAP. IL
Degli Errori, e de’ Sofifmi nel Giudizio^
21. Preludio di quello Capitolo .
§. III. Giudizio .
22. L’Argomento dedotto daH’Aforifmo d’Ippocrate
pugna colle Regole di Logica.
23. Si dichiara inapplicabile al Cafo il Teorema Ip-
pocratico. 2J. Si
i4* Sleguc lo ftcfTo Argomento .
25. Si rinforza con altre ragioni .
2Ó. Idea generale del dolore .
27. Qual dolore dir fi debba più gagliardo , e quale
più mite »
28. Il dolore ifchiadico è più forte di quello della
Ullione .
29. Si spiega la mente d’ Ippocrate nel citato Afo-
ri fino .
30. Come avviene che un dolore maggiore oscurar
poffa il minore .
31. La promelTa Teoria fi applica al Caso , e quindi
fe ne dimofira l’abbaglio di raziocinio.
32. Col far vedere che il dolore rimane gua/I eflinto ,
ma non tolto appieno .
33. E’ chimerica la ideata mutazione ne’ nervi in
forza del fuoco .
34. Un dolore può fcomparire , ancorché la materia-
le Cagione di eflo non fia fiata pienamente di-
firutta .
35. Sullo ftefib Argomento .
36. Siegue lo ftefib argomento •
37. Si conferma 1’ efpofta verità col taglio dell’ A-
fcefib .
38. Si riepilogano altre difficolta contro l’uftione .
39. Alcune proprietà del fuoco .
40. Il fuoco rianima l’azione Organica de’ folidi affet-
ti j fcioglie , ed evacua il fiero morbofo .
41. E di qua fi rileva onde avvenga il pronto fol-
lievo .
42. Anche la Preflìone dell’Aria fui Femore , e la Ra-
refazione lui piede vi concorrono a follecitare lo
''gorgo • 43. La
i6o
43. La tal Predone fi mette in chiaro con un Fifico
fperimento .
44. Grado della Rarefazione dell’ Aria fui dorso dei
Piede.
45. Grado di Prefiìone fui Femore .
46. L’Efcara dello Swieten non calza al cafo .
47. Un ferro ignito contiene il fuoco in ragion di fu*
mafia , e lo tramanda in ragion di fua fuperficie ,
c quindi la Sacttina non può partorire l’Efcara fi-
gurata .
48. Lo ftefib Swieten e le contradicenti parole del
tefto favoriscono all’uopo .
49. Se ne rileva vie meglio la Contradizione .
50. Ed ancorché vi fofie una lieve efcara, quella oliar
non può allo fgorgo del fiero.
51. E’ infufiìllcnte la terza difficoltà a cagione dell*
altezza del Canale divifo in angoli .
Il nervo non è canale .
53. Ed ancorché l’uno , e l’altra foflero canali , l’al-
tezza non farebbe di ollacolo all’uscita del fiero .
54. E molto meno l’angolofità del Canale .
5. IV.
55. Si accenna la confufione di quello paragrafo .
56. Colla oscurità dell’ efprefiìoni .
57. La voce foqquadro non corrisponde all’idea del
fuo Autore .
58. Non può denotare la dillruzione del picciolo gan-
glio .
59. Né la recifione de’ filamenti nervofi del piede .
60. Sempre più fi ravvifa la oscurità del linguaggio .
61. Il
i
x6i
61. Il fuoco non poteva 'ad un terapo cagionare , ed
eflinguereil dolore .
62. Se fli cfletti limili son prodotti da caufe limili ,
la recidiva efler dovea cagionata dalla primiera ca-
gione , c non dal fuoco.
^3. Un’ eferapio mette in miglior lume l’eipolla vc-
' riti .
§. V.
64. Si avvifano gli sbagli commeffi in quello para-
grafo .
Lrrore di Notomia e di Logica .
66. L’ellensore breve non ferve al dito myno/o del
piede .
67. Il Peroniero pofìeriore h dc{^ìi\2to z muovere l’Ar-
ticolazione del Tarso, non delle dita .
68. Il vallo ellerno è mufcolo del Ginocchio , non
del Femore .
69. Serve egli a flettere , non* a llendere il Ginoc-
chio .
70. Si mette sempre più in veduta l’ insulfiftenza
de’ Sintomi fantafticati nella recidiva .
71. E quand’anche fofle vera la raflegna di que’ Sin-
tomi, il fuppofto llringimento convalfivo partorir
non potea l’emaciazione della gamba induepo///-
ci Parigini .
72. La .Gonvulflone generar non potea nel tempo
medefimo due effetti centrar) , cioè l’emaciazio-
ne della gamba , e ’l gonfiore del femore .
73. La luppolla emaciazione fi deduce dall' offesa del
nervo .
L
§. VI.
74* tr graziofe affcrtive cd insuflìftenti, non fi chia-
mano dimoftrazioni .
75. Si rileva la falfità dell’imraaginata dimoftrazione.
76. E fi dimoftra parimente , che la recidiva venne
dalla prima Cagione riprodotta .
5. VII.
77. L’ aflunto non fi dimoftra con fantaftiche affer-
tive .
78. Il {erro clivampnnte non partorì i figurati feno-
meni .
79. Np fu Cagione Immediata de’ Sintomi della reci-
diva , e dello /t/mo/o, ma il fupco fu cagione im-
mediata della Combuflione , non della recidiva .
*
80. Dalla medefima Cagione non pofTono produrli
due effetti oppofti . E quindi dalla medefima ufiio-
ne non poteafi ad un tempo ellinguere , eprodurrc
il dolore .
81. Nè gli effetti simili son prodotti da Cagioni di-
verse . E perciò la recidiva elfer^ non potea cagio-
nata da una Materia diversa dalla prima .
$. Vili.
83. Si propongono le difficoltà dell’Avverfario < ,,
IX.
83. Nuovamente si ricorda che i’Aforismo d’Ippo-
crate
16}
orate non fa al caio , e molto meno II Comento
del Gorter .
84. Si fa vedere 1’ ofeurità del linguaggio che si ufa
dal Cattedrante .
8y. Il fuoco diftrugge la Cagion materiale del male
col procurarne l’uscita .
86. Seguita Toscurità dell’espreflìoni .
87. La unione produfTe del follievo all’ Infermo
perchè venne adoperata in tempo più opportuno
de’ Vefcicanti .
88. Dopo la cicatrizzazione della Piaga fi rinnovò il
male pe’l nuovo affluffo della primiera Cagione .
8p. E potrebbe anche fospettarfi di avervi cooperata
l’Azione del Mercurio .
$. X.
90. Il dolore recidivo fi rinnovò nel Femorei non
già nel Piede .
91. La cenfeguenza di quella falsa alTcrtlva è dedot-
ta fenra la regola di buona Logica .
5. X I.
92. Non fi produce affluffo, ove lo lllmolo non efifle.
93. Dunque neppur lo {limolo della ustione cagio-
nar potea 1’ affluffo per la recidiva .
94. Le oflcrvazioni del Sig. Cotugno dimollrano il
vantaggio dello {limolo forte e durevole de’ Ve-
fcicanti .
5. XII.
95. SI nota la fallita delle conseguenze dedotte in
quefto paragrafo t
L 2
$.xnr.
ió4
§. XIII.
r
96. Le dirficoltà espofle in quefto furon propofte al
Cattedrante dai ProfefTori della Ricognizione.
§. XIV.
97. Si accenna il paragone tra ’i fuoco attuale , e po-
tet^ìale .
p8. 11 fuoco opera In due tempi ; cioè nell’atto della
uftione , e nel tempo del ripurgo della Piaga .
99. Il vescicante non ha lo HelTo valore > anche per
la natura diverfa della piaga .
100. E di qua nasce 1’ efficacia dell’ operazione di
Mead dopo effierfi inutilmente tentata la prattica
de’vefcicanti .
101. La fituazione perpendicolare ^ e ’l moto confe-
riscono a rendere viepiù profittevole la uftione .
102. I vescicanti poftbno deftare alcune indispofizio-
ne nella vescica di alcuni Soggetti ; c vagliono
talvolta a produrre piaghe cangrenofe in cerc’altri.
105. La piaga del vescicante eflendo più dolorosa
deU’aitra deU’uftione cagionar dovrebbe maggiore
affluflb.
104. La Ustione non produfle Sintomi di ajffluftb .
105. Ed ancorché ne fofle seguito raffluflb , farebbe
ftato diffipato dallo sgorgo pel foro .
106. E’ quindi un’aftùrdo il dire che lo ftimolo della
Saettina generar poffa affluftb abbondante da tutta
quanta la Machina 3 c moltiplicare la musa mate-
riale ,
§.XV,
f. XV.
i6i
107. Si ripete in quefto $. quel che altrove fi c detto.
108. VEJìensore brev^ non fu bruciato, perchè non
efifie nel dito mìgnolo .
109. E in cafo delia fuppofla efiflenza, rimaneva dl-
fefo daU’iftrumento .
110. Non fa al caso la legge della diflfufione in giro
del calore . Il calore di un corpo fi equilibra con
altro corpo con leggi diverfe .
§. XVI.
111. Si ripete per la terza volta in queflo la diffi-
coltà dell’escara coll’autorità del Sig. Cotugno .
112. Il teflo del Sig. Cotugno è fiato artificiofamen-
te volgarizzato, e mutilato.
113. CoU'autorità medefima del Sig. Cotugno fi ri-
leva il valore del fuoco per sollecitare lo sgorgo del
fiero , € per difendere il nervo dal nuovo afflulfo .
114. L’escara poi prodotta dalla Saettina non fi op-
pone all’ufcita del fiero .
115. Anzi ne rende più diuturno lo scolo .
1 16. Serve inoltre a difender la piaga da qualche can-
grenismo in certi Soggetti .
117. La uftione del Monaco Ciarlatano fu ’l malleolo
cfterno è piena di pericolo, e perciò non venne a-
dott.ita dal Sig. Cotugno .
118. La uftione al piede non è perlcolofa.
119. E perciò non è difapprovata dal Sig. Cotugno .
120. Quindi fi rawifa che l’autorità del citato Scrit-
tore
x 66
tore favorisce anziché nò la uftionc al piede i" ’
III. Il Sig. Ricci sarà ftata l’eccezione della regola
per ragioni che fi tacciono .
§. XVII.
122. L’epilogo del Cattedrante . E qui contradicen-
do a fefteflb confefia che il celtico veleno fu la ca-
gione immediata del dolore recidivo .
123. Confclfa inoltre che la legge di Affinità fu la ca-
gione mediata .
124. Si fa la ricapitolazione dell’Apologià .
125. Fuor di tempo e di luogo fi propone la difficoltà
della sospefa unzione mercuriale .
126. E’ un farfallone che la uftionc fu efeguita senza
il voto del Medico Curante .
127. E’ temeraria imprudenza il tacciar di sospette ,
c di false le ofTcrvazioni che favorifeono il nuovo
metodo .
128. Si fa rilevare il merito del Cattedrante neWo'^e-'
ra ftampata per l’Epidemìa di Pizzoli.
129. Coll’autorità de’Maeftri dell’arte fi dimoftra 1’
insuffiflenza . e la vanità dell’espofta prctenzione.
130. Nè vale a garantirla la naturai pr antera.
131. Si avvisa al Cattedrante il modo, con cui refiar
potrebbe afficurato della verità delle offervazioni a
lui sospette .
132. Il Canone Laico del Genovefe condanna il Catte-
drante in vece di garantirlo *, poiché il caso del Si-
gnor Ricci è particolare .
133. Anzi neppure può egli chiamarli l’eccezione del-
la Regola, perchè fi vide l’infermo follcvato dall
Ilio del rimedio . ■*34«
i(?7
t^4. Non vi è rimedio ficuro In Medicina , il quale
non pofla qualche volta venir meno nel partorire
il folito effetto vantaggioso .
$. XVIII.
135. E’ un cattivo cofturae inveire contro i morti,
e ingiuftamente infamarli per Impolfori , e Ciar-
latani:
136. Nel pubblicarfi la prima volta il Metodo della
Ustione, fe ne attribuì al Frate la feoperta , e fi
cfpofe alla Medica Repubblica col dovuto ri-
guardo .
137. Può , e dee il Medico apprendere la notizia de’
rimedj dagli Empirici , perchè la Medicina è nata
dall’Empirifmo .
138. E perciò Ippocrate ci raccomanda la ricerca de’
rlincdj da ogni ceto di Persone .
139. I migliori rimedj ci fono stati procurati o dal
caso , o da’Popoli sforniti di Teorie .
140. Il Metodo della Ustione fu progettato non da
Empirico , ma da Medico Razionale .
141. E lo stef^o Cattedrau/f ne commendò la Teo-
ria e ’l metodo .
142. Il Distico non fa allecircostanze delCafo,
143. La firma è corredata di titoli superflui .
CAP. III.
Sì conferma con prattlche Offervafionl il Nuovo Meto-
do di guarire la Sciatiea coll' Ufìione al piede .
144. Preludio di questo Capitolo . Vengono limita-
ti i Cali da riferirli . Of-
i68
OfTervazione I. 5,
pag. 108.
OfTervazione II.
pag. 109.
Oflervazione III.
pag. fio.
OlTervazione IV.
pag. III.
Ofiervazionc V.
pag. 112.
Ofservaziohe VI. *
pag. 114.
Ofservazione VII.
pag. 115.
OfTervazione Vili, e IX.
pag. 116.
Ofservazione X.
pag- 117*
OTservazione XI.
pag- 120.
Ofservazione XII.
%
pag. 121.
Ofservazione XIII.
pag. 122.
Ofservazione XIV,
pag. 123.
OfserAazione XV.
pag. I2J.
Raccolta dì l^etttre.
Efemeridi di Roma.
pag. 128.
Lctt. del Dort. Luigi Targioni di Firenze, pag.iip.
Lettera del Sig.D. Domenico Cotugno.
pag. 130.
Lettera dello stefso .
pag. 131.
Lettera del Signor Liberatore.
pag. 131.
Copia degli Atti formati nel Tribunale di Milizia .
Prima Supplica .
pag. 133.
Altra Supplica.
pag. 137.
Parere del Cattedrante .
pag. 138.
Giudizio de’ quattro Profefsori della Ricogni-
zione .
pag. 149.
Attestato del Chirurgo Curante .
pag. 151.
Attestato del Segretario del Tribunale
circa la fo-
luzione, ed uso del danaro .
pag. 155.
Spiegazione delle Figure.
IL FINE.
pag. 156.